Per certe squadre – ma non per tutte – giocare contro la Juventus significa riproporre l’ennesima sfida tra due modi di essere diversi e inconciliabili. La squadra viola è una di queste.

Tifare per la Fiorentina è infatti sinonimo di una appartenenza totale ad un territorio e ad una storia fatta di poche pagine gloriose e lunghe stagioni di sofferenza; significa vivere assediati dalla rivalità del campanilismo dell’immediato circondario, a cui, in mancanza di recenti trofei, non è possibile opporre altro che una passione senza limiti. Significa conciliare la realtà dell’importanza di una delle città più belle del mondo con le aspettive per una squadra all’altezza di poterla rappresentare; difendere una identità consacrata da bellezze artistiche e panorami che tutto il mondo ci invidia. Firenze è la Fiorentina, e la Fiorentina Firenze; punto.

La Juventus, e i suoi tifosi della sono quanto di più diverso possa esserci: innanzi tutto non si identificano in una città, ma nelle province di tutta Italia che non hanno una squadra nella massima serie per cui tifare (perchè Torino tifa granata); o – peggio ancora – abiurano i colori del luogo di origine sedotti dall’illusione del fascino vincente della squadra più titolata d’Italia.

La società, da quasi cento anni, si pone come una sorta di squadra aziendale della FIAT – ed è indicativo osservare come milioni di operai, non solo quelli immigrati nel capoluogo piemontese, abbiano scelto di tifare per quella che, a tutti gli effetti, ha le sembianze della squadra del padrone. I suoi dirigenti sono abitualmente di casa nei piani alti del sistema calcio, ed hanno a disposizione da sempre grandi risorse economiche con le quali si permettono di strappare i migliori talenti alle squadre meno titolate. Vincere, per la Juventus, è l’obiettivo minimo, al di sotto del quale c’è solo il fallimento.

La sfida con tra Fiorentina e Juventus, insomma, è quella tra due mondi diversi, nei quali l’uno è la negazione dell’altro, e la rivalità non può essere che accesa. A questo, si deve aggiungere la famosa storia dello scudetto “rubato” del 1981/82, la finale di coppa UEFA pesantemente condizionata dall’arbitraggio nel 1990, e subito dopo la dolorosa cessione di Roberto Baggio.

Talvolta si sente dire che, per una sorta di pregiudizio provinciale, per i fiorentini questa sia la partita dell’anno solo perché di fronte si trovano gli avversari più forti, ma non è vero. La tensione che circonda questa partita va oltre i valori sportivi del campo: è soprattutto una battaglia simbolica che ripropone il mito di Davide contro Golia, la passione e l’orgoglio opposto allo strapotere economico (e quindi tecnico).

Domani alle 15.00 allo stadio Artemio Franchi si replica l’ennesima sfida. Il pronostico, sulla carta, sembra scontato: ma il calcio è l’unico sport che, come la vita, riserva sorprese inaspettate.

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Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione” ed uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 51 mi sono convertito in educatore, progettista docente universitario, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, che trovano un punto di sintesi nell’acquisizione di una esperienze professionali e di vita e nella ricerca di strumenti in grado di analizzarle. Ho buttato via un’enormità di tempo, e pubblicato qualcosa: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze, La Strada, 1998); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Finalista anche nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2017). Sociologo, mi occupo di ricerca sui temi della politica, della comunicazione, della disabilità, della violenza di genere, e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra i miei ultimi saggi: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari delgi studenti con svantaggio" (et. al., ANCI, 2018). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito Garfagnana in giallo Barga noir. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale osservatorio7 (www.osservatorio7.com, oggi su www.periodicodaily.com). Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio.

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