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Shevchenko: “Firmai con il Milan senza guardare la cifra”

Intervistato dal magazine “7”, Andriy Shevchenko è tornato a parlare del suo periodo in Italia con la maglia del Milan. L’ex attaccante ucraino ha svelato nuovi retroscena in merito alla sua avventura in rossonero.

Milan: ora bisogna salvare la stagione

Shevchenko: al Milan grazie a Braida?

Tanti gol, tanti trofei e un amore che a distanza di anni continua ad essere forte tra Andriy Shevchenko e i colori rossoneri. Dalla vittoria della Champions League al 17° scudetto dei rossoneri, passando per 15 gol nei derby per poi finire con il trasferimento al Chelsea nell’estate del 2006. L’avventura di “Sheva” in Italia ha lasciato un ricordo indelebile per i tifosi milanisti ma anche per tutti gli appassionati di calcio.

L’attuale CT dell’Ucraina, è stato intervistato dal magazine “7”. Queste le parole dell’ex attaccante rossonero: “La prima volta che firmai con il Milan, il mio primo contratto vero, mi rifiutai di guardare la cifra che c’era scritta sopra. Ci arrivai grazie ad Ariedo Braida, lui vide qualcosa in me che non sapevo neppure di avere. Quando portò Galliani in Ucraina per vedermi, giocai una partita orrenda, ma lui mi difese. E quando venne a casa mia per convincermi a firmare, mi diede una maglia rossonera con sopra il mio nome. “Ci vincerai il Pallone d’oro, con questa” mi disse. Io e mio padre ci mettemmo a ridere. Aveva ragione lui. Il nostro successo non era dovuto al talento ma alla qualità umana dei singoli individui“.

L’usignolo di Kiev, così soprannominato dai tifosi rossoneri, ha svelato anche un piccolo retroscena in merito ai derby di Milano contro l’inter: “Prima di un derby di Champions League dove provavo a giocare con cinque placche di acciaio nello zigomo che mi ero fratturato due mesi prima, Materazzi mi disse cose poco carine su quel che sarebbe accaduto in campo alla mia faccia. Io gli risi in faccia. Non per fare lo sbruffone, ma perché sapevo che nella vita lui non era e non è così, è solo che facciamo parte di uno spettacolo, e ognuno ha la sua parte. La sua era quella del cattivo“.

L’ucraino ha anche ricordato le emozioni della vittoria della Champions League nel 2003 contro la Juventus: “Dal cerchio di centrocampo al dischetto mi è venuto in mente di tutto. Ricordo che mi sono passato la lingua sul labbro, e mi sono reso conto che avevo la bocca completamente secca. Ho fissato l’arbitro, perché il rumore dei tifosi copriva tutto e non avevo sentito il fischio. Lui mi ha fatto un cenno. E allora sono partito. A metà del tiro, con la palla ancora per aria, vedo Buffon che va giù dall’altra parte e capisco prima degli altri che è fatta, che quell’istante rimarrà per sempre. Il primo che abbracciai fu Dida, e tutti pensano ancora oggi che fosse un ringraziamento per le sue parate decisive. Non è vero. Manco me ne ero reso conto che era lui, correvo e basta, me lo trovai davanti“.

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