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Accade oggi: 10 Aprile 1947, Jackie Robinson il primo giocatore afroamericano nella Major League

Dalle leggi Jim Crow a Jackie Robinson

La leggenda di Jackie Robinson rimarrà sempre nel cuore di tutti. L’unico modo però, per parlare della sua eroica azione è fare un passo indietro. Nel 1870 i democratici ripresero gradualmente il potere negli stati del sud dopo la Guerra di secessione americana. I democratici riuscirono a riconquistare il potere grazie a vari stratagemmi. In uno di questi gruppi paramilitari intimidivano gli avversari, attaccavano i neri o impedivano loro di votare. Infine nel 1877 fecero un accordo nazionale, quest’ultimo fece si che ottennero l’appoggio del sud nelle elezioni presidenziali. Questo portò al ritiro delle truppe federali, consegnando in mano ai democratici il sud. I Redeemers che guidavano i governi instaurati dopo il ritiro dei federali emanarono le leggi Jim Crow. Quest’ultime separarono gli afroamericani dalla popolazione bianca degli stati. Questa legge che definiva lo status con le parole «separati ma uguali», creò separazioni in tutti gli ambiti. Alcune di questi furono negozi appositi per le persone vittime di questa legge e perfino leghe sportive apposite.

Jackie Robinson e lo sport nel sangue

Jack Roosevelt Robinson, nacque il 31 gennaio 1919 al Cairo. La famiglia Robinson si trasferì l’anno dopo a Pasadena in California. I familiari spinsero Jackie a praticare uno sport. In particolare da uno dei cinque fratelli, Matthew che nel 1936 vinse una medaglia d’argento nell’atletica leggera ai giochi olimpici di Berlino. Jackie Robinson si rivelò una promessa per ogni sport che praticava. Infatti si contraddistinse, nel nel baseball, nel basket, nel football americano, nell’atletica leggera e nel tennis. Negli anni dell Collage decise di intraprendere una carriera nel Football. Jackie non finì gli studi perché andò a lavorare come assistente atletico presso la National Youth Administration, un’agenzia governativa. Quando però quest’ultima fallì decise di riprendere il suo sogno di sfondare nel Football. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale interruppe la sua carriera. Durante il conflitto riuscì ad accedere alla scuola per ufficiali, dove divenne sottotenente. La sua scalata ai gradi alti, venne interrotta da un episodio in cui si rifiutò di andarsi a sedere in fondo all’autobus per lasciare il post ad un collega bianco. Jackie venne portato alla corte marziale dove poi assolto ma gli venne impedito di partecipare alle missioni oltreoceano. Nel 1944 venne congedato con onore.

Jackie Robinson
Jackie Robinson

L’inizio della carriera nel Baseball

Jackie Robinson nel 1945 venne contattato dal Kansas City Monarchs per diventare un giocatore professionista nella Negro League. La squadra di Baseball gli offrì 400 dollari di stipendio (cifra alta per l’epoca). Le paure iniziali furono che avesse perso lo smalto a causa della guerra, in cui ovviamente non giocò. Jackie fece sparire subito i dubbi giocando 47 incontri, con una media battuta di .387 e realizzando 5 fuoricampo. Riuscì perfino alla prima stagione in carriera a prendere parte alla Negro League All-Star Game. Durante questo periodo Branch Rickey, dei Brooklyn Dodgers, lo notò. Quest’ultimo per portarlo nel suo team gli offrì 600 dollari al mese, per giocare con i Montreal Royals, squadra affiliata ai Dodgers militante nella International League.

Il primo negro nella Major League contro le barriere razziali

Le prestazioni di Jackie Robinson riuscirono a soddisfare Branch Rickey. Quindi come promesso Jackie passò ai Dodgers che militavano in Major League. Il 15 aprile 1947 il ragazzo del Cairo esordì all’Ebbets Field, dinanzi a 23.000 spettatori. Il suo esordio fece scalpore, in quanto divenne il primo giocatore afroamericano a militare nella Major League Baseball. Il suo esordio distrusse le convinzioni del popolo. Jackie in tutta la sua carriera incontrò svariate difficoltà, già a partire dall’esordio. Infatti i compagni di squadra di Robinson, non volevano giocare al suo fianco. Branch Rickey corse in aiuto del ragazzo. Le parole che disse ai suoi giocatori rimasero nella storia. «Non mi importa se il ragazzo è giallo o nero, o se ha le strisce come una fottuta zebra. Io sono il manager di questa squadra e dico che lui gioca». Continuò poi il manager dei Dodgers: «C’è dell’altro, io dico che lui ci può rendere tutti ricchi. E se qualcuno di voi non ha bisogno di soldi, farò in modo di cedervi». Il team da quell’episodio in poi cercò di accettarlo, sicuramente le sue grandi prestazioni furono di aiuto. Il messaggio che Jackie riuscì a mandare colpì tutti gli USA.

Dodgers, Jackie Robinson
Dodgers, Jackie Robinson