E’ finita così, cercando di portare a termine una nuova sfida, la vita di Angela Madsen, sessantenne atleta paralimpica. Nata il 10 maggio del 1960 negli Stati Uniti è sempre stata appassionata di sport tanto da praticare diverse discipline passando dal canottaggio all’atletica che le ha regalato una medaglia di bronzo olimpica nel 2012 a Londra. Se ne è andata facendo ciò che amava di più, remare in mare aperto. Con le gambe paralizzate, aveva trovato la sua libertà attraverso gli oceani più volte aveva detto:”È senza speranza, è maestoso, è esaltante”.

Aveva 21 anni quando subì un brutto intervento mentre giocava a basket nella squadra dei Marines, nella quale si era arruolata. Dodici anni dopo la costrinse ad una operazione alla schiena dalla quale uscì paralizzata dalla vita in giù. Questo triste episodio cambia completamente la sua vita. Perde il lavoro, perde gli affetti. La sua compagna di vita oltre a lasciarla le prosciuga il conto in banca. Per un certo periodo ha vissuto per strada, dormendo sulla sua sedia a rotelle di fronte a Disneyland. Una vicenda che avrebbe annientato chiunque, non Angela Madsen.

Nonostante la perdita dell’uso delle gambe fosse stata causata in qualche modo dallo sport, Angela Madsen era un’ atleta naturale. Appena possibile ha ripreso a praticarlo iniziando a remare, iscrivendosi alle competizioni. Ha vinto medaglie d’oro ai campionati mondiali di canottaggio e ha gareggiato alle Paralimpiadi. Poi ha puntato più in alto: remare nell’Oceano, conquistando due volte l’Atlantico, una volta l’Oceano Indiano. Ha circumnavigato la Gran Bretagna, tutte le volte con partner di canottaggio o una squadra.

Nel 2013, il primo tentativo della sua più grande sfida: remare in solitudine nel Pacifico, dalla California alle Hawaii. Ma una tremenda tempesta la costrinse a rinunciare e ricorrere al salvataggio.

La scorsa primavera, è nuovamente partita lasciando le rive di Marina del Rey il 24 aprile. All’interno della sua capsula in fibra di vetro lunga 20 piedi, che ha chiamato “Row of Life”. Il programma doveva portarla a raggiungere lo Yacht Club delle Hawaii alla fine di luglio.Puntava ad una serie di record:diventare la prima vogatrice disabile, la prima atleta apertamente gay e, a 60 anni, la donna più anziana a farlo.

A circa metà del viaggio ha scoperto un problema con l’hardware della sua ancora per paracadute che si dispiega in mare aperto per stabilizzare l’imbarcazione. Aveva mantenuto il contatto costante con sua moglie, Debra Madsen, a Long Beach, in California, tramite sms e telefono satellitare, pubblicava foto e osservazioni sui social media per coloro che seguivano il suo viaggio. Debra ha dichiarato in un’intervista che quando ha avvertito che stava arrivando un ciclone, Angela sapeva che doveva riparare l’hardware, che avrebbe richiesto di legarsi alla barca e di entrare in acqua. Sabato 20 giugno ha scritto su twitter: “Domani è una giornata di nuoto”

Domenica 21 giungo nessun messaggio è stato pubblicato. La cosa ha allarmato Debra che da remoto ha constatato che non c’era attività di remaggio sulla barca. Un aloro amica ha quindi allertato la Guardia Costiera. Intorno alle 20:00 di lunedì 22 giugno, la Guardia Costiera ha localizzato nell’acqua, senza vita e legato alla sua barca, il corpo senza vita recuperato in tarda serata. Non così per la sua barca.

Debra Madsen ha detto che forse non saprà mai cosa è successo, a meno che Angela, che stava tenendo un diario video, non avesse acceso una delle sue telecamere. Ha detto che Angela potrebbe essere stata intrappolata nel suo laccio, o sviluppato ipotermia senza saperlo. Potrebbe anche aver avuto un infarto o altra malattia. La risposta potrebbe trovarsi nella barca, ancora alla deriva nel Pacifico. Debra sta cercando di organizzare il suo recupero, che sarà costoso, e il trasporto del corpo di Angela alle Hawaii per la cremazione e la sepoltura in mare con onori militari.

“Voglio che completi il ​​suo viaggio”, ha detto.

Angela Madsen

Assegnato lo scudetto 2019-2020 alla Juventus Women

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