E siamo all’anteprima dell’ultimo appuntamento stagionale, il GP del Portogallo. Le due tappe valenciane hanno assegnato un titolo, quello della MotoGP, ma le partite di Moto2 e Moto3 sono ancora aperte. E lo scenario in cui si decideranno i due campionati è del tutto inedito. La pista di Portimao fa il suo debutto nella categoria, portando quel bagaglio di emozioni e di tensioni che sono tipiche dell’ultima gara della stagione. Analizziamo i temi caldi dell’ultima vigilia di questo bizzarro e sfiancante 2020.

Anteprima GP del Portogallo, in che pista si corre?

L’Autodromo Internacional do Algarve ospita per la prima volta nella sua storia il motomondiale. Che non faceva tappa in Portogallo dal 2012, quando in pista c’erano ancora vecchie glorie come Lorenzo, Stoner, Pedrosa, Edwards…

Inaugurato nel 2008, il tracciato di Portimao è uno dei più recenti in cui si corre quest’anno. Non è una pista breve (4653 m) e somiglia poco a tracciati già affrontati. E’ un saliscendi continuo: i cambi di pendenza variano dal 6 al 12 per cento, con alcuni tratti che variano all’8%. Un circuito da “montagne russe”, che i piloti hanno scoperto ed amato nei due giorni di test svolti qui più di un mese fa.

Non si tratta di un circuito particolarmente veloce. C’è il rettilineo del traguardo, piuttosto lungo, ed un altro rettilineo più breve tra curva 4 e 5. Il resto sono cambi di direzione, saliscendi e curve da raccordare. Si gira 8 volte a destra e 7 a sinistra, per un totale di 15 curve.

Non è una pista impegnativa per i freni. La Brembo l’ha classificata 2 su un massimo di 5, il livello più basso tra tutti i tracciati del calendario. L’unica staccata impegnativa è quella di curva 1, mentre la curva 5 è di media intensità. La difficoltà maggiore rappresenta dal fatto che le frenate sono in discesa, ed è molto facile mancare il punto di staccata. Aspettiamoci molti lunghi, specialmente durante le prove libere.

Il fattore gomme

Essendo Portimao una pista nuova, sulle gomme si parte alla cieca. I test collettivi hanno dato alla Michelin un’idea d’insieme, ma la mancanza di dati pregressi si fa sentire. Come da prassi sui nuovi impianti, i piloti avranno a disposizione una gamma allargata. Si passa da tre a quattro opzioni, anteriori e posteriori, a disposizione per ogni moto.

Per quanto riguarda le mescole, la casa francese si è regolata in questo modo. All’anteriore, saranno disponibili tre compound simmetrici più uno asimmetrico (la gomma dura), mentre per il posteriore sarà il composto più morbido ad avere le spalle differenziate. Cambia anche la quantità di coperture: da 12 si passa a 14 pneumatici per pilota, complice anche le sessioni di prove libere più lunghe del solito (vedi qui gli orari dettagliati).

Le gomme da bagnato sono di mescola media e morbida, con la sola posteriore ad essere asimmetrica.

Anteprima della MotoGP

La MotoGP ha già incoronato il suo re settimana scorsa, ma ciò non vuol dire che l’anteprima del suo GP del Portogallo sia scontata. Ora, infatti, si chiude in bellezza.

Il neo campione Joan Mir vuole chiudere un anno da incorniciare con la seconda vittoria. Il suo compagno di team, Alex Rins, è in lotta per il secondo posto nel mondiale. Sia lui che Franco Morbidelli puntano al successo per la piazza d’onore, con il romano che può conquistare la corona “virtuale” di chi ha vinto più GP. Obiettivo che può essere raggiunto anche da Fabio Quartararo, il quale punta soprattutto a spezzare la crisi che lo attanaglia da Le Mans.

Si chiude in bellezza anche per Andrea Dovizioso e Valentino Rossi, per ragioni diverse. Vale è al suo ultimo GP da ufficiale Yamaha, prima d’iniziare la sua avventura da pilota satellite. Dovi, invece, è alla sua ultima gara “attiva”, prima dell’anno di stop. E’ anche la sua ultima volta da ducatista, ma c’è poco da festeggiare: le due parti – diciamolo pure – si odiano.

E’ anche l’occasione per Jack Miller di vincere questo maledetto GP asciutto, per Vinales e Bagnaia di salvare una stagione fallimentare, per Pol Espargaro per congedarsi dalla KTM con la coppa più grande…insomma, il GP della MotoGP è da non perdere, a dispetto del mondiale già assegnato.

Ah, dimenticavamo…a Portimao torna in pista Mika Kallio, che non correva un GP dal 2019. Guiderà la KTM del team Tech 3, al posto di Iker Lecuona.


Gp Portogallo, anteprima della sfida finale di Moto2 e Moto3

Se la MotoGP ha già un padrone, in Moto2 ed in Moto3 la sfida iridata è ancora aperta. Ora è solo una questione di numeri: chi fa più punti, tra i pretendenti rimasti, vince.

La Moto2 è un affare a quattro: Bastianini, Lowes, Marini e Bezzecchi. Ma sarebbe più corretto dire un affare a due, perché per l’ex leader e per il compagno di team il mondiale è quasi un miraggio. Con 18 e 23 punti di svantaggio rispettivamente, ad entrambi serve un miracolo. E non sembra che si siano attrezzati per farli, soprattutto il “Maro”.

Tuttavia, la matematica non li esclude del tutto. Ma per il tricolore le speranze vere sono su Enea, leader vero della categoria. Le combinazioni dicono che il “Bestia” è campione se vince la gara, facile facile. Se Lowes o uno dei due VR46 trionfa al posto suo, al pilota Italtrans basta un quarto posto. Se Sam non vince, gli basta finire ottavo, se a vincere non è Marini, può arrivare anche nono. Nel caso Lowes arrivi terzo, può anche arrivare 13esimo, se non raggiunge il podio, può permettersi di arrivare 14esimo. A patto che Bezzecchi non vinca.

Più o meno simile è il percorso di Albert Arenas, ormai prossimo al titolo di Moto3. Lo spagnolo di casa Aspar ha 8 punti di vantaggio su Ai Ogura e 11 su Tony Arbolino. Le combinazioni dicono che al numero 75 basta un primo ed un secondo posto per conquistare l’iride, a prescindere dai piazzamenti dei due rivali. In caso di terzo posto, non deve vincere Ogura, se invece fa quarto, non deve vincere Arbolino. Se uno dei due non fa meglio di terzo, ad Albert basterà un’ottava posizione per diventare campione del mondo. Se poi Arenas dovesse andare a quota zero, dovrà sperare che Ogura non faccia meglio di ottavo, e che Tony non vada oltre la quinta posizione.

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