Arrigo Sacchi il profeta di Fusignano

Arrigo Sacchi in tutta la sua carriera ha vinto svariati trofei di altissimo livello. Sacchi è stato uno dei tanti allenatori che alle spalle non ha avuto una grandissima carriera da giocatore. Il tecnico nato a Fusignano giocherà una decina di anni in squadre dilettantistiche per poi ricoprire il ruolo di allenatore nel Fusignano (seconda categoria). Arrigo Sacchi si fa subito notare per la sua bravura e in pochi anni riesce ad arrivare in Serie D con il Bellaria. Nonostante i suoi successivi decide di lasciare per un momento il calcio, dedicandosi al lavoro in azienda. Il richiamo però è troppo forte e il suo stop dura pochissima. Tornato al mondo del calcio riesce a scalare in fretta le gerarchie e nel 1982 vince uno scudetto con la primavera del Cesena. Decide quindi di lasciare il lavoro per dedicarsi totalmente al calcio. Alberto Rognoni, fondatore del Cesena, lo presenta a Italo Allodi, ottenendo per il suo pupillo l’iscrizione al corso di Coverciano. Dino Capelli colpito da Arrigo sacchi decide di chiamarlo e affidargli il suo Rimini, il quale era in C1, dopo un anno vincente viene mandato ad allenare le giovanili della Fiorentina. Italo Aillodi vedendo del potenziale nel tecnico lo manda ad allenare il Parma (appena retrocesso in Serie C1), per fare qualche anno di esperienza prima di affidargli la squadra gigliata. Sacchi riporta subito i ducali in Serie B[22] e nella stagione 1986-87 sale alla ribalta delle cronache quando elimina dalla Coppa Italia il Milan vincendo a San Siro.

Il Milan degli immortali

Il 3 luglio 1987 firma un contratto annuale con il Milan. Arrigo Sacchi una volta arrivato a Milano non ha vita facile. Infatti i suoi metodi non piacciono ai rossoneri, sopratutto a Franco Baresi e a Carlo Ancelotti. Oltretutto i risultati stentano ad arrivare, infatti nelle prime partite accumula una vittoria e tre sconfitte, senza contare l’eliminazione a sedicesimi di finale da parte dell’Espanyol. Quindi i tifosi iniziano a gridare a gran voce il suo esonero e del suo «strano» 4-4-2. In campionato, il Milan conclude il girone di andata al secondo posto, ma nel girone di ritorno si impone sul Napoli capolista (vittoria 3-2 nello scontro diretto giocato al San Paolo il 1º maggio 1988) e conquista l’11º scudetto della sua storia, il primo titolo dell’era Berlusconi. Nel 1988-1989 Arrigo Sacchi conduce il club rossonero alla conquista della sua terza Coppa dei Campioni. Nella semifinale di ritorno della massima competizione europea per club sconfigge il Real Madrid a San Siro per 5-0. Il Milan infine conclude la stagione vincendo in rimonta la prima edizione della Supercoppa italiana contro la Sampdoria. L’anno successivo vincono la Supercoppa UEAFA contro il Barcellona e la Coppa Intercontinentale battendo a Tokyo i colombiani dell’Atlético Nacional per 1-0. Arrivati quasi al culmine delle vittorie possibili, si devono arrendere al Napoli di Maradona alla 33° giornata. La partita del Milan contro il Verona in un incontro arbitrato da Rosario Lo Bello, autore di quattro espulsioni dei milanisti (Sacchi al 63′, Rijkaard all’83’, Van Basten all’87’ e Costacurta all’89’). Pochi giorni dopo il Milan perde anche la finale di Coppa Italia contro la Juventus conquistando poi la seconda Coppa dei Campioni consecutiva (la quarta nella storia della società milanese), superando a Vienna il Benfica per 1-0. Nel 1990-1991 Arrigo Sacchi fra problemi di salute e chiamate della nazionale non rinnova con il Milan

Milan, Arrigo Sacchi e Franco Baresi, Coppa Intercontinentale vinta dal Milan nel 1989
Milan, Arrigo Sacchi e Franco Baresi, Coppa Intercontinentale vinta dal Milan nel 1989
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