Australian Open
La nube di fumo che accerchia l'Australia: Foto via [email protected]
Malori, ritiri e svenimenti: il board dello Slam australiano ha sospeso le partite fin quando la qualità dell’aria non migliorerà

Neanche il tempo di cominciare che all’Australian Open è subito stop. L’aria intrisa di fumo e la nebbia causata dagli incendi che stanno devastando l’Australia hanno fatto sospendere il primo turno di qualificazione.

Per carità, decisione sacrosanta. L’aria attorno a Melbourne Park è veramente irrespirabile, tant’è che l’ente competente l’ha definita ‘scarsa’.

Un problema che non era venuto alla luce durante l’ATP CUP poiché la maggior parte delle partite sono state giocate indoor. Ora con l’inizio delle qualificazioni – il main draw parte il prossimo 22 gennaio – la mole delle partite si è intensificata.

Risultato? È inevitabile giocare sui campi all’aperto.

Il preallarme all’alba della competizione è stato notificato, ma nella giornata di ieri le partite si sono svolte secondo programma.

Il board dell’Australian Open ha già fatto sapere che nonostante l’immane catastrofe che si è abbattuta lungo tutto il continente, il primo major stagionale si giocherà regolarmente.

I motivi di calendario ed economici che si celano dietro questa scelta sono abbastanza palesi. Tuttavia la giornata di lunedì ha mostrato come la salvaguardia degli atleti sia messa a duro rischio.

Infatti alla causa della momentanea sospensione dei turni di qualificazione ci sono stati continui svenimenti, malori e ritiri. L’avvenimento cardine alla base della decisione è quello riguardante Dalila Jakupovic.

La slovena, impegnata nel suo primo turno di qualificazione contro la svizzera Voegele, si è improvvisamente accasciata in ginocchio con un forte colpo di tosse.

A pochi punti dalla conquista del match Jakupovic ha optato così per il ritiro, volendo preservare la propria salute.

“Avevo davvero paura di svenire. Non ho l’asma e non ho mai avuto problemi di respirazione. Dopo l’intervento del fisioterapista ho pensato che andasse meglio, ma poi gli scambi si sono allungati e non riuscivo più a respirare“.

Queste le parole della slovena, che si è scagliata poi contro l’organizzazione dell’Australian Open, ammonendo che non è salutare per i tennisti scendere in campo in queste condizioni.

L’EPA – autorità nazionale per la protezione ambientale – ha garantito che le partite riprenderanno quando la qualità dell’aria sarà soddisfacente.

D’altronde quello della Jakupovic non è un caso isolato. Anche l’ex semifinalista di Wimbledon Eugenie Bouchard ha accusato gli stessi sintomi, mentre un raccattapalle è svenuto durante un match del circuito maschile.

Le informazioni che arrivano dall’Australia non sono tuttavia gratificanti: in questi giorni si abbatterà una forte pioggia che peggiorerà ulteriormente la situazione – come se non fosse già drammatica – visto che gli incendi continuano a divampare nel sud-est del paese.

Infatti lo stesso primo cittadino di Melbourne ha raccomandato alla popolazione di rimanere in casa e tenere porte e finestre chiuse.

Tuttavia le polemiche da parte dei tennisti non si sono placate, con gli stessi big critici nei confronti dell’organizzazione. Proprio loro, nonostante beneficiano della possibilità di allenarsi al coperto alla Rod Laver Arena, hanno fatto partire un’altra raccolta fondi.

L’Happy Slam – appellativo usato per indicare l’Australian Open – quest’anno sarà tutt’altro che ‘felice‘. Il tennis per ovvie ragioni passerà in secondo piano, in una regione falcidiata da un dramma ambientale senza eguali nella storia.

Il countdown per l’inizio delle dispute è cominciato, ma questa volta c’è poco da sorridere.

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