Icona del calcio femminile, campionessa sportiva, prima donna ad allenare una squadra maschile, a 56 anni Carolina Morace scrive un libro sulla parte della sua vita che in pochi conoscono per raccontare il suo amore. Per fare coming out e dichiarare pubblicamente di amare e aver sposato una donna. Ha scelto di farlo in occasione del giorno del “Coming Out Day”, rilasciando una intervista esclusiva al Corriere della Sera, in attesa che il 13 ottobre esca la sua creatura letteraria “Fuori dagli schemi”. Una confessione in cui parla del suo amore per Nìcola Jane Williams, la donna che ama, che ha sposato, con la quale desidera mettere su famiglia.

La scelta del momento

Ma perchè proprio ora? «L’ho fatto naturalmente per loro, per le più giovani, ma l’ho fatto anche per molte mie amiche quarantenni o cinquantenni che ancora non trovano il coraggio di raccontarsi». Si perchè nel 2020, nonostante una legge che consenta in Italia l’unione civile tra persone dello stesso sesso, ci sono molti ambienti in cui l’omofobia sembra prendere il soppravvento ed il calcio è probabilmente uno di questi. Carolina Morace vuole essere un esempio anche questa volta, per tutti quei ragazzi e ragazze che non trovano il coraggio di dichiarare la propria omossessualità ed anche per i meno giovani rimasti imbrigliati in un retaggio culturale. «Credo che nella vita ci siano dei momenti in cui certe cose diventano naturali – ha detto Carolina Morace – Forse prima non si è pronti. Poi, un giorno, le parole nascono con una spontaneità nuova».

Il calcio e l’omofobia

Un’annuncio che, per chi frequenta un po’ l’ambiente non è certo il mistero svelato ma che assume una rilevante importanza per combattere l’omofobia che, secondo la Morace, è piuttosto presente nel calcio «Il mondo del calcio è pieno di pregiudizi e di omofobia. Non biasimo chi non fa coming out. Per molti uomini il non farlo è una forma di protezione. Credo che sia giusto farlo quando si è pronti, quando si è sicuri di poter togliere la maschera e non rimetterla più»

Sicuramente una scelta coraggiosa che ha un fondamento nella forza ricevuta da sua moglie. Alla domanda per sapere quanto ha contato risponde: 
«Moltissimo. Lei ha ricevuto un’educazione diversa: in Australia, come in molti altri Paesi del mondo, il fatto che due persone dello stesso sesso si amino non interessa a nessuno. Lei stessa, nei primi tempi della nostra storia, quando veniva in Italia, si meravigliava del peso che diamo a queste scelte. E solo con lei sono riuscita a essere vera, senza maschere. Adesso non mi nascondo più». 

Un amore così forte che le ha fatte sposare ben due volte:
«La proposta gliel’ho fatta nel giorno del mio quarantottesimo compleanno. Avevo comprato gli anelli, avevo ripassato per ore la frase “vuoi sposarmi?”. Sono una donna tradizionale, sì, anche in questo caso sono rimasta me stessa. E credere che prima nella mia vita non avevo mai pensato al matrimonio. Ci siamo sposate una prima volta a Bristol, sul piroscafo SS Great Britain e poi in Australia». 

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Uno sguardo sul calcio femminile

E adesso una nuova vetrina sul calcio femminile, di cui si parlava poco ma che ha iniziato ad aver il suo spazio: «Esisteva ma non c’era. Centinaia di donne giocavano ma erano circondate da pregiudizi, considerate come maschi mancati. L’unico modo per motivare le bambine, dar loro l’ambizione di diventare campionesse vuol dire restituire al calcio femminile la giusta dignità e smettere di considerarlo un parente povero. Se le bambine saranno motivate potrà aumentare il numero delle praticanti e diventerà, forse, uno sport di massa»

Carolina Morace ha aperto una nuova strada, il mondo dello sport potrebbe dirle ancora una volta grazie.

Carolina Morace on Twitter

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