Le Olimpiadi di Tokyo sono state rinviate al 2021, ma, grazie al film Race, si può avere un assaggio dell’edizione dei Giochi di Berlino del 1936. È l’anno in cui lo statunitense Jesse Owens si è presentato al mondo, vincendo 4 medaglie d’oro.

La storia di un campione

Race – Il colore della vittoria racconta la vita del velocista americano Jesse Owens. Il film si concentra, soprattutto, sugli anni della sua preparazione atletica e della sua crescita agonistica.

Quando l’allenatore Larry Snyder lo prende sotto la sua ala, Jesse inizia a competere nei campionati universitari, con l’Ohio State University. È così che il ragazzo comincia a farsi notare a livello nazionale, soprattutto per la sua sorprendente velocità. Il coach Snyder continua ad allenarlo, con lo scopo di farlo arrivare in nazionale e poter competere contro atleti di tutto il mondo ai Giochi di Berlino.

Alle Olimpiadi del 1936, Owens mette in mostra, davanti al mondo intero, tutte le sue doti atletiche, vincendo 4 medaglie d’oro ed entrando nella leggenda.

Il trailer di “Race – Il colore della vittoria”.

Due momenti particolari

Lezioni di salto

Un episodio singolare dei Giochi del 1936 è stato la gara di salto in lungo. Il primo salto di Owens è nullo, così, il campione tedesco Luz Long gli mostra come saltare correttamente. Lo statunitense, grazie ai consigli dell’avversario, si migliora di salto in salto, arrivando a stabilire un nuovo record olimpico, con la distanza di 8,06 m.

Il saluto di Hitler

Per i ragazzi di colore è un periodo molto difficile, dal punto di vista delle questioni razziali. Anche Owens le prova sulla sua pelle, fino al momento in cui gli viene chiesto di non partecipare ai Giochi Olimpici di Berlino, mandando un chiaro messaggio al nazismo. È proprio nel fulcro del Terzo Reich, che avviene l’episodio più significativo e controverso della storia di Owens. Nella sua biografia, l’atleta racconta del saluto rivoltogli da Hitler, al termine della gara di salto in lungo:

Dopo essere sceso dal podio del vincitore, passai davanti alla tribuna d’onore per rientrare negli spogliatoi. Il Cancelliere tedesco mi fissò, si alzò e mi salutò agitando la mano. Io feci altrettanto, rispondendo al saluto. Penso che giornalisti e scrittori mostrarono cattivo gusto inventando poi un’ostilità che non ci fu affatto“.

Tuttavia, il film si attiene alla versione ufficiale passata alla storia, cioè che Hitler, indignato dalla vittoria di Owens, se ne sia andato dallo stadio.

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