Qualche settimana fa parlavamo di sociogrammi, e di come semplici analisi sul grado di coesione possono permettere correzioni in corsa in grado di migliorare il rendimento generale di un gruppo. Sono tecniche oramai di dominio comune, i cui riscontri empirici coincidono con il buon senso: le persone che stanno bene insieme tendono a lavorare meglio e con maggiore profitto, e il calcio non sfugge a questa regola. Ecco perché sono bastate un paio di settimane per rivitalizzare una squadra spenta mentalmente prima ancora che fisicamente.

Ma questo è solo il primo step di una crescita che deve ancora avvenire: sarebbe un errore pensare che la squadra, così com’è, possa continuare ad ottenere questi risultati: il gioco di Iachini si basa sull’intensità, ed un calo di forma la riporterebbe immediatamente ai livelli già visti. Mancano pertanto alternative in grado di sopperire (o addirittura fare meglio) agli inevitabili cali di forma dei titolari, oltre che consentire cambi di modulo che renderebbero la squadra mano prevedibile.

L’attacco è paradossalmente il reparto più attrezzato: quattro uomini di fascia: Chiesa e Ribery, subito dietro Sottil e Ghezzal; e due centravanti di ruolo: Vlahovic e Cutrone. Adatti per giocare a tre o a due, con caratteristiche complementari. L’optimum sarebbe un “vecchio” attaccante con centinaio di gol nel curriculum da gettare nella mischia negli ultimi minuti in caso di necessità. Qualcuno che, come Ribery, faccia qualche rete, ma soprattutto crescere le giovanissime punte viola.

Anche la difesa non è messa male, ma evidenzia la mancanza di un centrale titolare di livello capace di impostare il gioco come Gonzalo Rodriguez, che aveva contribuito a fare le fortune della prima Fiorentina di Montella. Oggi Pezzella è il fulcro, ma paradossalmente anche il giocatore che potrebbe rischiare il posto nel caso di arrivo di un uomo con queste caratteristiche; Milenkovic può fare il centrale o l’esterno destro; Caceres il laterale a destra o a sinistra o il terzo di difesa; in più c’è Lirola, che potrebbe essere impostato come destro a tutta fascia giocando a quattro, e il marcatore Venuti. Ranieri andrà in prestito e Ceccherini probabilmente sarà venduto. In questo reparto un inserimento va fatto assolutamente, ma i nomi che circolano (Juan Jesus) non sembrano all’altezza delle aspettative.

Il centrocampo è il reparto su cui Pradè deve lavorare di più. Risolta l’antinomia Pulgar-Badelj con la retrocessione del secondo ad alternativa, Iachini è costretto a giocare con il 3-5-2 perché non ha centrocampisti in grado di supportare tre attaccanti di ruolo. Pulgar regista atipico “di lotta e di governo”, è oggi affiancato da Castrovilli e Benassi, oltre che da Dalbert e Lirola che coprono le fasce. Per giocare col 4-3-3, probabilmente occorrerebbe inserire qualcuno dello spessore di Vidal del Bayern, Busquets del Barcellona, o Allan del Napoli – capace di coprire il campo ma anche di far ripartire l’azione: un top player di sicuro affidamento, meglio due. Si parla di Amrabat e Duncan, che costituirebbero un’ottima soluzione.

Ecco che, con tre di acquisiti di valore assoluto, la Fiorentina potrebbe permettersi moduli diversi, anche in corso di gara: il già sperimentato (e prudente) 3-5-2, un più offensivo 4-3-3, ma anche un inedito 4-4-2 o 4-3-1-2 con Castrovilli vertice alto di un rombo con Pugar in regia e due interni in grado di reggere il centrocampo.

In attesa delle novità del mercato, la partita con il Genoa potrebbe permettere alla Fiorentina di allungare sulla zona retrocessione e aumentare la propria autostima in vista dello scontro in coppa Italia con l’Inter. Iachini e Nicola hanno voglia di sfruttare al massimo l’occasione per dimostrare all’aristocratico mondo del calcio di non essere peggiori di tanti allenatori più blasonati che hanno potuto mettersi in mostra grazie alle loro buone relazioni con le società di alto livello. Non so se sarà una bella partita, ma combattuta senz’altro sì.

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Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione” ed uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 51 mi sono convertito in educatore, progettista docente universitario, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, che trovano un punto di sintesi nell’acquisizione di una esperienze professionali e di vita e nella ricerca di strumenti in grado di analizzarle. Ho buttato via un’enormità di tempo, e pubblicato qualcosa: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze, La Strada, 1998); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Finalista anche nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2017). Sociologo, mi occupo di ricerca sui temi della politica, della comunicazione, della disabilità, della violenza di genere, e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra i miei ultimi saggi: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari delgi studenti con svantaggio" (et. al., ANCI, 2018). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito Garfagnana in giallo Barga noir. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale osservatorio7 (www.osservatorio7.com, oggi su www.periodicodaily.com). Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio.

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