drydene 400 dover

Se c’è un vero vincitore alla Dryden 400 di Dover, tredicesima prova della NASCAR Cup series, quello è Rick Hendrick. Il team owner piazza le sue quattro vetture nei primi quattro posti, con un dominio che ha ben pochi precedenti nella storia della Cup Series. Kyle Larson spadroneggia per tutto il pomeriggio, ma alla fine deve accontentarsi della seconda posizione, dietro al vincitore Alex Bowman. Seguono Chase Elliott e William Byron per un poker tutto Chevrolet. Tutti gli altri restano a guardare, a cominciare dalla Ford (quinta con Joey Logano e sesta con Kevin Harvick) e la Toyota (settima con Denny Hamlin). Tyler Reddick, Daniel Suarez e Cole Custer chiudono la top ten. La gara conta dieci cambi di leader e sette bandiere gialle, per un totale di 41 giri.

Drydene 400: qual è il momento chiave di Dover?

Martin Truex Jr parte dalla pole e conduce i primi sedici giri, prima di essere passato da Larson. Comincia così un soliloquio del californiano, che domina le due Stage e infligge distacchi pesanti alla concorrenza. Ma alla fine non vince. Perché?

La chiave di volta avviene a 89 giri dalla fine, quando spunta la bandiera gialla per l’incidente di Aric Almirola. Questo consente a tutti i team di anticipare la sosta finale, ed è proprio al pit stop che avviene il “sorpasso”. I meccanici di Bowman sono più rapidi di quelli di Larson, consentendo al pilota dell’Arizona di stare davanti al compagno di squadra. Nei successivi restart Bowman riesce a tenere dietro il numero 5, mantenendo un cuscinetto di circa due secondi che gli consentono di vincere. A fine gara Larson dichiara che non ne aveva più per contrastare il numero 48: eppure prima di quella sosta dominava! Sul talento del 28enne non si discute, ma forse gli manca un pizzico di capacità di reazione agli eventi imprevisti. Parliamo di una dote indispensabile per primeggiare in NASCAR…

Il momento che decide la gara. A proposito: Almirola sta bene, anche se ha picchiato duro.

Questione di scelte

La Dryden 400 di Dover non è critica per il consumo delle gomme, come lo era Darlington la scorsa settimana. Ciononostante, qualcuno prova a giocare con il cambio di pneumatici, con alterne fortune. La caution per l’incidente di Almirola, e quella successiva per il testacoda di Anthony Alfredo consentono il “gioco”, con Hamlin e Ryan Blaney che rientrano in questa fase. Nella seconda è Joey Logano a provare questa carta. Risultato: il numero 22 risale fino in top five, mentre Denny non fa meglio di settimo e Blaney non entra nemmeno in top ten. La differenza di grip tra gomma nuova e gomma usata non consente a tale strategia di funzionare correttamente, complice anche la configurazione del Monster Mile che non agevola i sorpassi. Chi rimane in pista in entrambe le fasi ha guadagnato di più: è la tattica di Reddick e Suarez, entrambi nei dieci. Da sottolineare la straordinaria rimonta di Chase Elliott. Il campione in carica parte ultimo per un’irregolarità tecnica, ma risale la china senza colpo ferire, fino al terzo posto finale.


NASCAR, Goodyear 400: Truex vittoria “vintage”

Classifica di gara


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