European Open
Andy Murray: Foto via Twitter_@wearetennis
Il britannico completa la sua favola rimontando in finale Stan Wawrinka: ‘Una delle vittorie più belle della mia carriera’

European Open Anversa – ATP 250 su cemento

[PR] A. Murray b. [4/WC] S. Wawrinka 3-6 6-4 6-4

Sulla carta doveva essere un semplice ATP 250 per raccattare gli ultimi punti della stagione, ma alla fine questo European Open di Anversa si è trasformato in un vero e proprio romanzo.

La copertina è ovviamente tutta per Andy Murray, autentica pietra miliare del tennis del nuovo millennio. Chi dice che le lacrime scaturiscano solo da eventi negativi sbaglia, e questo torneo ne è la conferma più lampante.

Veder piangere a dirotto come un adolescente un ragazzone britannico che si appresta a vincere il 46esimo titolo in carriera, può suscitare domande e perplessità.

Ma chi conoscesse un minimo la storia di Andy Murray troverebbe presto delle risposte. Infatti in quel pianto di gioia passano inesorabilmente i pensieri e i ricordi relativi agli ultimi due anni.

Quello in campo è lo stesso giocatore che lo scorso gennaio aveva annunciato – anche qui tra le lacrime – l’addio al tennis giocato per il susseguirsi degli infortuni.

L’operazione all’anca di nove mesi fa l’aveva martoriato sia dal punto di vista fisico che da quello mentale. Così come detto dallo stesso tennista scozzese, il dolore era fin troppo forte, a tal punto addirittura da rendere un’operazione complicata mettere un calzino.

Tuttavia i due pianti messi in rassegna sono assai differenti tra di loro. Il buon Murray, con l’aiuto della famiglia, da sempre vicina nelle sue decisioni, ha presto optato per il dietrofront.

In casa Murray il tennis è quasi una religione – la mamma maestra di tennis e il fratello Jaime doppista di livello – e neanche Andy è riuscito a venir meno al suo credo.

La voglia di provarci un’ultima volta era troppo forte. Il cammino per ritornare lassù, dove Andy è sempre stato, era lungo e tortuoso. I tanti tornei Challenger disputati servivano solo per mettere benzina nelle gambe e riprendere confidenza con il terreno di gioco.

Ovviamente è finito nei bassifondi del Ranking ATP, ma lo scozzese nel suo cammino di recupero non si è mai perso d’animo.

D’altronde, nonostante quasi due anni di stop, non ci si dimentica da un giorno all’altro come si giochi a tennis. Poi se ti chiami Andy Murray e sei ex n.1 al mondo è tutto più semplice.

Già negli ultimi tornei avevamo visto un Murray sempre più in palla, ma all’European Open di Anversa è stato a dir poco strepitoso.

Infatti nonostante si trattasse di un ATP 250, il main draw era di tutto rispetto e gli avversari agguerriti.

In finale poi non ha di certo incontrato l’ultimo degli arrivati, ma un’icona di questo sport come Stan Wawrinka.

Le lacrime a fine match sono la naturale conclusione dopo una partita ribaltata in modo clamoroso dopo 2h27 contro un altro campione ritrovato come lo svizzero, che però ha sulla coscienza le tante occasioni non vanificate.

Infatti Stan per grossa parte dell’incontro è stato a dir poco perfetto. Della grande qualità in campo non serve neanche che ve ne parli: due maestri della racchetta che fanno del rovescio la loro arma migliore.

Quello ad una mano dell’elvetico è oro per gli occhi, quello più difensivo dello scozzese è sensibile ed incisivo.

Nonostante i grandi valori in campo per questa finale ad Anversa, il pallino del gioco è saldamente in mano a Wawrinka. Lo svizzero infatti è devastante in accelerazione e concreto con il servizio.

Murray si difende strenuamente ma va sotto 6-3, 3-1. Tuttavia con una grande intelligenza tattica il due volte vincitore a Wimbledon non va giù di tono, anzi aspetta il momento propizio per colpire.

Il rovescio di Wawrinka non potrà essere letale per tutto il match, quindi pian piano cerca di portarlo maggiormente sul dritto.

Una volta che è costretto a giocare il suo colpo meno insidioso, lo svizzero va letteralmente in crisi.

Murray sfruttando questo copione tattico ribalta le sorti del parziale per 6-4 e rimette in parità il match.

Nonostante le difficoltà sul dritto, Stan sembra saldamente in controllo della partita. Infatti il servizio di Andy non è arcigno come altre volte e concede qualcosa.

L’elvetico come un tergicristalli fa correre il suo avversario in lungo e in largo sul cemento dell’impianto belga prima di punirlo con il rovescio.

Tuttavia Stanislas si dimostra un vero e proprio sciupone. Anche nel set decisivo rovina una sua comunque ottima prestazione, facendosi rimontare altri due break.

Wawrinka inizia a perdere la tranquillità, e la comoda volée sbagliata per il 5-5 ne è la conferma. Murray ora in campo è più sereno e lucido, giocando essenzialmente sui nervi del suo opposto.

D’altronde è anche per questo che ha vinto quasi il triplo dei titoli del suo avversario, non ovviamente per motivi tecnici.

Alla fine la confusione dello svizzero nuoce gravemente sul risultato. Murray si impone 3-6, 6-4, 6-4 tornando a vincere un titolo dopo due anni e mezzo di digiuno.

Dopo tutto quello che ho passato, è una delle vittorie più belle della mia carriera

Una favola quella di Murray che spiega alla perfezione l’essenza di questo sport. Si chiude con un tripudio la ridotta stagione dello scozzese, ma dal 2020 potrà tornare ad essere un brutto cliente per tutti. Forse i Fab4 non sono ancora tramontati del tutto.

Intanto da questa mattina è risalito fino alla 127esima posizione mondiale (+116).

European Open – il tabellone completo

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