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FIGC, Malagò: “Sul nuovo Ct nessuno scontro. Maldini e Leonardo coinvolti nelle scelte”

Il presidente della FIGC Giovanni Malagò fa il punto sul futuro della Nazionale italiana: “Ancora qualche giorno di pazienza e saprete tutto”. Tra i temi affrontati anche la scelta del nuovo commissario tecnico, il coinvolgimento di Maldini e Leonardo e la necessità di cambiare cultura calcistica.

Il futuro della Nazionale italiana è ancora in fase di definizione, ma la Federazione lavora per costruire un nuovo progetto tecnico. A fare chiarezza è stato il presidente della FIGC Giovanni Malagò, intervenuto ai microfoni di Sky Sport.

Al centro del dibattito c’è soprattutto la scelta del prossimo commissario tecnico, con diversi nomi accostati alla panchina azzurra.

“Nessuno scontro sull’allenatore”

Malagò ha escluso tensioni interne sulla scelta del nuovo Ct, spiegando che il percorso punta alla massima condivisione.

«Sull’allenatore non c’è nessun tipo di scontro, ma la parola condivisione parte dall’idea che tutti debbano essere d’accordo. Ammesso che questa idea ci sia, poi va declinata nella sua praticità».

Il presidente federale ha poi aggiunto: «Stiamo parlando per entrare nel dettaglio di un soggetto anche condiviso. Ancora qualche giorno di pazienza e saprete tutto».

Tra i candidati più citati ci sono Roberto Mancini e Andrea Pirlo, ma Malagò ha preferito non anticipare ulteriori nomi:

«Ci sono altri nomi possibili per il ruolo da Ct. Ma non ve li dico».

Il ruolo di Maldini e Leonardo nel nuovo progetto

Malagò ha raccontato anche il coinvolgimento di Paolo Maldini e Leonardo, chiamati a partecipare alla costruzione del nuovo assetto della Nazionale.

«Ci ho messo due settimane per portare a bordo Maldini e Leonardo. Sono due persone serie, da subito molto interessate, ma hanno anche voluto conoscere il dettaglio del loro ruolo, di cosa io avessi in mente, di chi lavora e lavorerebbe con loro».

I due ex protagonisti del calcio italiano hanno anche visitato il centro tecnico federale di Coverciano.

«Hanno fatto un blitz a Coverciano, hanno scattato una fotografia del centro. In queste due settimane ho fatto sei-otto videoconferenze, dove abbiamo parlato di ogni cosa».

Secondo Malagò, l’aspetto economico sarebbe stato quasi marginale rispetto alla volontà di costruire un progetto condiviso:

«Quella di cui abbiamo parlato meno è quella economica-contrattuale. Questo avvalora la loro serietà».

“Serve cambiare cultura e mentalità”

Il presidente della FIGC ha poi indicato la strada per rilanciare il calcio italiano, puntando sulla valorizzazione dei giovani e su una nuova metodologia.

«Dobbiamo fare in modo che gli italiani giochino meglio, che siano più valorizzati, coinvolti, tatticamente e fisicamente».

Per Malagò il problema non riguarda solo la scelta dell’allenatore, ma l’intero sistema:

«Se non cambia cultura e mentalità, come cambieranno le cose?».

A sostegno della sua analisi ha citato gli allenatori protagonisti della finale dei Mondiali 2026, Lionel Scaloni e Luis de la Fuente.

«Scaloni ha avuto una carriera modesta e molti dicono sia finito lì dopo che allenatori che hanno fatto la storia hanno rifiutato. Eppure in nazionale ha fatto qualcosa di incredibile».

Su De La Fuente ha aggiunto:

«Ha ereditato la Spagna da mostri sacri come Luis Enrique, viene dal settore giovanile spagnolo, ha allenato questi giocatori fin dalle formazioni Under. Questo cosa vuol dire? Che a prescindere dalla persona, bisogna sistemare prima l’organizzazione e la metodologia».

Il caso Balogun e i complimenti alla Spagna

Malagò ha infine commentato anche il caso Balogun, sottolineando la necessità di non superare certi limiti:

«Si è passato il segno, indubbiamente. C’è sempre un confine».

Sulla finale mondiale tra Argentina e Spagna, il presidente federale ha riconosciuto il valore della squadra vincitrice:

«Sulla carta erano le due migliori squadre, la partita l’ha vinta la squadra che lo strameritava».

Una partita però rimasta aperta fino all’ultimo:

«Per la bellezza del calcio, per il fato, l’Argentina ha reagito proprio quando sembrava stremata. Nel finale stavano quasi per pareggiare».

Il nuovo corso della Nazionale italiana sembra dunque vicino alla definizione: un progetto che punta non solo alla scelta del Ct, ma a una revisione più ampia della cultura calcistica del Paese.