Commisso ha tuonato, apparentemente contro l’arbitraggio della partita con la Juventus, ma in realtà dando spazio ad una istanza legittima quanto necessaria per tutto il sistema calcio: il campionato, per essere credibile – e quindi attirare l’interesse degli spettatori, con conseguenti ricadute economiche – non può permettersi anche solo il sospetto di essere influenzato dalla gestione della giustizia sportiva.

Il tema è noto. E il sospetto (che trovò nella seppure frettolosa indagine ribattezzata “Calciopoli” importanti conferme di collusione tra il mondo arbitrale e le grandi società) legittimo. Tutto nasce dal legame che esiste tra l’AIA, l’associazione di categoria degli arbitri di calcio, e la FIGC, governata, appunto, dalle rappresentanze delle principali squadre. Un po’ come se i magistrati fossero sottoposti (per la loro carriera o sul piano disciplinare) al governo: va da sé che l’indipendenza di chi giudica deve essere tutelata per garantirne la terzietà.

Oggi che c’è il VAR potremmo anche chiederci perché non venga allestita una sorta di “situation room” unica dove affluiscono le immagini da tutti i campi, giudicate dallo stesso pool di arbitri per tutte le squadre.

Non concordo con chi ha visto nell’uscita del presidente della Fiorentina solo uno sfogo, e persino scomposto: Commisso è un imprenditore a livello mondiale, che dietro i suoi modi accattivanti possiede grande competenza, sia negli affari che nella comunicazione. Chi lo sottovaluta sono certo pagherà pegno. Ma la pesantissima sanzione ai dirigenti per le dichiarazioni rilasciate (55.000 euro) non lascia presagire una ricomposizione delle parti nell’ottica di superare i problemi di cui il calcio soffre.

Dopo la sconfitta di Torino, arriva a Firenze l’Atalanta, che in trasferta ha uno score realizzativo impressionante. Le ruggini verbali con Gasperini potrebbero essere attenuate dalle parole distensive che ha pronunciato a Coverciano durante la consegna del premio (meritatissimo) della Panchina d’oro. L’impressione è che la sua squadra venga per rifarsi dell’eliminazione dalla Coppa Italia dello scorso 15 gennaio. La viola recupera alcuni titolari e può contare su Igor che ha ben figurato contro la Juventus.

L’Atalanta, da parte sua, gioca a memoria, e la sua solidità è una certezza, ma dall’altra parte troverà una Fiorentina che ha voglia di rifarsi e in crescita sul piano atletico. Le premesse per un bello spettacolo ci sono tutte.

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Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione”, uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 52 mi sono convertito in educatore, progettista, docente universitario, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro necessario e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, di cui cerco continuamente un punto di sintesi che faccia di me ein anstàndiger Menschun, un uomo decente. Ho cominciato a leggere a due anni e mezzo, ma ho smesso dai sedici ai venticinque; ho gettato via un’enormità di tempo mentre scrivevo e pubblicavo comunque qualcosa sin dagli anni ‘80: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), poi ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze, La Strada, 1998); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Finalista anche nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2017). Negli ultimi anni lavoro come sociologo nell’ambito della comunicazione e del welfare, (in particolare mi occupo di servizi socio-sanitari, disabilità e violenza di genere, di cui curo una collana di pubblicazioni), e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra i miei ultimi saggi: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari degli studenti con svantaggio" (et. al., ANCI, 2018). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito Garfagnana in giallo Barga noir. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale osservatorio7 (www.osservatorio7.com, oggi su www.periodicodaily.com). Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio, ma più con impeto che intelligenza: è qui che devo migliorare.