Il presidente dell’ex Serie C è intervenuto al programma “Tutti convocati” dove ha parlato della situazione attuale del calcio italiano

Il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli è intervenuto ai microfoni di Radio 24 in merito alle dichiarazioni dell’epidemiologo Giovanni Rezza, medico dell’ISS, che non vede le condizioni necessarie per assicurare la totale assenza di rischi nella ripresa dell’attività calcistica:

«Le parole del dottor Rezza? Dobbiamo imparare ad ascoltare, e qualche volta farlo in silenzio, cosa che prima del virus avevamo dimenticato. Avrei voluto vedere non oggi ma ieri i giocatori in campo, perché vorrebbe dire che il paese sta meglio. E’ ancora molto triste, però un po’ di sollievo avremmo potuto arrecarlo. Ma la salute va messa al primo posto, e Rezza bisogna ascoltarlo. Siamo stati la prima lega che ha proiettato il lavoro sulla stagione 2020-2021 – dice ancora Ghirelli a Radio 24 -, in cui si prospetta una situazione pesantissima. Siamo la lega che vive essenzialmente sui botteghini, quindi di incassi, e sugli sponsor. Siamo fermi dal 21 febbraio scorso, avevamo aumentato le presenze di 600mila spettatori e invece adesso siamo con gli stadi vuoti. La serie A è un mondo a parte».

Il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli

Il n.1 della Lega Pro interviene anche sul protocollo medico da applicare al calcio in tutte le caregorie: «La salute viene prima di tutto e il protocollo sanitario, al di là se dovranno ‘sistemarlo’, va applicato dalla serie A a tutte le categorie dei dilettanti, perché il virus non fa distinzioni, come ci ha dimostrato mettendoci tutti a casa. Comunque questo protocollo ci crea una serie di problemi: dobbiamo applicarlo, altrimenti non c’è calcio, ma servono strutture mediche e qui non ci sono medici volontari. E le settimane del ‘periodo chiuso’per preservare il gruppo, la squadra? Andiamo in hotel? E i costi? E poi abbiamo un problema relativo a più Italie, per noi non ce n’è solo una, siamo 60 squadre, e ci sono diversi modelli di sanità, di ospedali e di laboratori. Quindi cosa dobbiamo fare?»

Ed in merito all’ipotesi di una divisione della Lega Pro in 2 tornei (C/1 e C/2) a girone unico risponde: «Dobbiamo essere aperti perché non ci troveremo nello scenario nuovo così come siamo entrati. Abbiamo un piano strategico e lo presenteremo il 4 maggio in assemblea: con continuità e coraggio, dobbiamo chiudere la stagione della cultura dei fallimenti, e ripartire. La riflessione sul campionato dobbiamo farla tenendo in mente che siamo un grande impianto sociale, al limite del no profit».

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