Gianni Brera, il più grande giornalista sportivo di sempre.

È stato un innovatore, un genio nel suo campo, un rivoluzionario capace di coniare termini che sono entrati a far parte del gergo calcistico e che ancora oggi addetti ai lavori e appassionati utilizzano comunemente. Gianni Brera è stato indubbiamente il giornalista sportivo per eccellenza, punto di riferimento per un’intera categoria che continua a lavorare e a scrivere sui suoi insegnamenti. Giovanni Luigi Brera (questo il suo nome all’anagrafe) nacque l’8 settembre 1919 a San Zenone al Po (provincia di Pavia), e ben presto sarebbe diventato la firma più autorevole e brillante dello sport italiano.

Amava scrivere i suoi appunti con lettere grandi e, quando andava allo stadio per seguire le partite durante le giornate di freddo, era solito portare con sé la sua fedele fiaschetta di whisky. Nascevano così i suoi indimenticabili articoli dapprima pubblicati su Il Giorno, poi sul Guerin Sportivo e La Gazzetta dello Sport. Successivamente passò a Il Giornale diretto da Indro Montanelli e poi a Repubblica con cui collaborò fino al giorno del suo decesso avvenuto il 19 dicembre 1992.

Gianni Brera è stato anche direttore della Gazzetta dello Sport.

Nell’età della giovinezza, durante la Seconda Guerra Mondiale dovette arruolarsi tra i parà e lavorò presso l’ufficio stampa del corpo della Folgore. L’8 settembre 1943 decise di porre fine al suo impegno da cronista militare e si recò in Svizzera dove però venne rinchiuso in un campo di lavoro per profughi italiani, e qui cominciò ad avere dei contatti con alcuni esponenti della Resistenza. Divenne così uno dei partigiani della Repubblica di Ossola e sostenne l’83ª Brigata Garibaldi Comoli, partecipando attivamente all’organizzazione del piano strategico che avrebbe poi scongiurato l’esplosione del traforo del Sempione. Della sua attività da paracadutista e partigiano ha sempre rivendicato con orgoglio di non aver mai sparato ad un altro essere umano.

Gianni Brera: il letterato diventato giornalista sportivo

Gianni Brera negli anni del dopoguerra diede un contributo fondamentale nell’apportare una serie di innovazioni al mondo del giornalismo, soprattutto a quello sportivo. Da grande scrittore riuscì a coniugare la sua arte da letterato alla capacità di raccontare i fatti sportivi, coniando neologismi e termini anche tecnici che negli anni a seguire sarebbero entrati a far parte del linguaggio comune e di quello del calcio. Nel 1949, in seguito al trionfo di Fausto Coppi al Tour de France, diventò direttore della Gazzetta dello Sport. Indipendente e contrario ad ogni forma di stereotipo, andò via dal quotidiano sportivo milanese dopo tre anni per contrasti con l’editore.

Il suo datore di lavoro non apprezzò un titolo a quattro colonne in prima pagina per celebrare l’atleta russo Vladimir Kuc che aveva fatto segnare il nuovo record mondiale dei 5mila metri, definendo Brera un comunista. Era il periodo della contrapposizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica, e qualche potere forte non aveva gradito l’articolo del giornalista lombardo. Questi in alcune occasioni provò anche l’esperienza in politica, candidandosi alle elezioni in Parlamento per la circoscrizione di Milano-Pavia dapprima con il Partito Socialista e poi con quello Radicale.

Il giornalismo sportivo piange la scomparsa di Gianni Mura

Ma il nome di Gianni Brera è indissolubilmente legato a quello del giornalismo, dove riuscì a coniugare la sua cultura sopraffina con le imprese degli atleti o con gli sport più popolari in Italia. Nacque così Eupalla, la divinità ispirata a Euterpe, la musa protettrice della musica e della poesia lirica. Indimenticabili ancora oggi alcuni soprannomi dati a grandi campioni del calcio, tra i quali Abatino (Rivera), Rombo di tuono (Riva) o anche Bonimba (Boninsegna). Inoltre, se attualmente ci sembra scontato parlare di contropiede, cursore, disimpegno, pretattica o libero, in realtà lo dobbiamo proprio a Brera che per primo introdusse questa terminologia.

Gianni Brera, un autentico fuoriclasse del giornalismo sportivo.

Ebbe un’amicizia fraterna con Nereo Rocco, e quando l’allenatore triestino morì nel maggio del 1979 gli dedicò le seguenti parole: «È morto Nereo Rocco e io non debbo nemmeno pensare di poter piangere. È un diritto, ahimè, che non mi appartiene da tempo. I miei sentimenti non contano. Tanto più sarò suo amico, quanto meglio riuscirò a ricordarmi di lui senza frapporre l’amicizia fra me e il mio lavoro insolente».

La sua squadra del cuore era il Genoa e quando ne parlava, ricordava sempre che nel momento in cui la squadra rossoblu giocava al calcio, gli altri invece: «Si accorgevano di avere i piedi solo quando gli dolevano». Il 19 dicembre 1992 Gianni Brera se ne andava a 73 anni in seguito ad un incidente stradale: mentre si trovata sulla strada tra Codogno e Castelpusterlengo, una vettura che viaggiava nel senso di marcia opposto sbandò ad alta velocità e andò a schiantarsi contro l’automobile nella quale si trovava il giornalista lombardo, uccidendo sul colpo i tre passeggeri.

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