Il Giro delle Fiandre è la gara Ciclistica più amata, anche per il paesaggio mozzafiato del Belgio, e si disputa di regola la prima domenica di aprile.

Le altre gare più conosciute ed apprezzate sono state la Milano-Sanremo, la Parigi-Roubaix, la Liegi-Bastogne-Liegi e il Giro di Lombardia.

La prima gara del Giro delle Fiandre si è svolta il 25 Maggio 1913, i corridori che hanno partecipato sono stati trentasette.

Il Primo Giro delle Fiandre del 1913

Quella del 1913 fu la prima storica edizione della Ronde Van Vlaanderen, così come viene chiamata in fiammingo.

Venne ideata dal giornalista Karel Van Wynendaele, fondatore del giornale Sportwereld che disegnò un percorso di 324 chilometri che toccava tutte le località più belle della nazione.

Parteciparono alla durissima corsa 37 corridori, tra questi si laureò vincitore Paul Deman, idolo di casa, che nel 1920 trionfò anche a Roubaix e alla Parigi-Tours.

Il 25 maggio del 1913 alle sei del mattino parte la prima edizione di questa corsa tanto carica di significati fin da subito.

330 i chilometri previsti che vengono affrontati da trentasette corridori.

Dopo 12 ore, 3 minuti e 10 secondi Paul Deman è il primo a tagliare il traguardo battendo in volata altri quattro corridori, tutti belgi.

Deman aveva all’epoca 24 anni.

Il primo Giro delle Fiandre raccontato da Paul Deman

” Mi ricordo che dormì per qualche ora, ho mangiato qualche pezzo di pollo, ho bevuto qualche bicchiere di vino, che era sì maggio, ma quelle erano Fiandre e il clima lì non è mai buono per stare in maglietta e pantaloncini. E così quando la corsa partì diedi l’ultimo morso alla coscia, l’ultimo sorso di vino e mi dissi tra me e me: “Facciamo presto, che altrimenti quella lì…”. 

” Che poi, si fa presto a dire far presto, ché di chilometri ce ne erano solo 325 da pedalare e poi altri 50 per tornare a casa.

E fossero tutti in strade in terra battuta, magari, gli organizzatori erano andati a scegliere quelle che per loro erano più belle, ma per i ciclisti invece…pietre che scuotono e sobbalzano e le senti tutte sulle mani e sulla schiena, e anche sulle gambe, ma quelle ci sono abituate a mulinare il rapporto “. 

 ” rimasi in gruppo finché si fece mattina, che più lumini voleva dire meno rischio di trovarsi gambe all’aria.

Poi, una volta che fu mattina, inizio a guardarmi attorno.

Trentasette erano partiti e trentasei erano con me.

Arrivò il mare e con lui il vento, ovviamente contrario perché la natura è sempre matrigna per i corridori, e un paio di avversari abbandonarono senza più forze “.

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Paul Demen racconta la fase più dura del Giro delle Fiandre

” A Menen qualcuno aveva già provato ad andarsene, ma di strada ce n’era a sufficienza per rientrare o per scoppiare. Decido di entrare in una osteria.

Ho mangiato qualcosa, ho bevuto, e mi sono accorto dell’ora: era tardi, tardissimo.

Sono ripartito in fretta e furia per raggiungere il gruppo.

A Zwevegem avevo raggiunto i primi e con loro mi diressi verso un montarozzo che suonava male e si pedalava peggio: l’Oude Kwaremont.

Di una dozzina rimasero in quattro, poi in pianura altri tre si accodarono.

Ho cominciato ad accelerare, che era tardi, una volata non l’avevo mai vinta, e visto che ero lì tanto valeva vincere.

Non staccai nessuno e questo mi intristì molto.

Fortuna volle che a dieci chilometri dall’arrivo in tre si urtarono, caddero e non rientrarono più.

Inoltre il destino ha voluto che ci fosse anche Achiel Depauw, uno che faceva le gare di velocità nei circhi “.

Il fato ha voluto infine che Paul Deman dopo dodici ore in bicicletta si accorse che ne aveva almeno altre due per tornare a casa.

La Vittoria del Giro delle Fiandre di Paul Demen

Quando Paul pensò che non avrebbe mai fatto in tempo senza un passaggio veloce e che allora era meglio rallentare e accontentarsi di avere qualche soldo in tasca, con il biglietto del treno che usciva fuori, trovò le forze per reagire.

Mentre pensava questo lo sprint era già iniziato e lui era dietro.

” E così mi maledì, mi alzai sui pedali e spinsi più che potevo.

Raggiunsi lo striscione d’arrivo per primo e sorrisi “.

” Poi chiesi: “Quando parte il prossimo treno per Ypres?”. Tra quaranta minuti.

Perfetto risposi “.

” Il tempo di un fiore, di una foto, di un ricordo, poi ripartì “.

Lo seguì solo un giornalista de Le Soir che gli offrì il biglietto e gli chiese di non parlare con nessun altro. Chiacchierarono per un po’.

Arrivati a Menen, Paul Deman salutò il ragazzo e se ne tornò dalla moglie che già si lamentava del ritardo del marito.

Quando le mostrò i 1.500 franchi (lo stipendio annuale di un insegnante) lei lo guardò e gli chiese se avesse rapinato una banca con la bicicletta.

Lui rispose di no, “ho vinto una nuova corsa, il Giro delle Fiandre“.

Il ragazzo invece tornò in redazione e non ottenne il rimborso del biglietto.

Gli dissero che non ne valeva la pena.

L’articolo uscì in terza pagina, in basso e un po’ nascosto da tutto.

Era l’unica intervista al vincitore, un’esclusiva gettata nel fango del pavé.

Il direttore di allora anni dopo dirà: “Non avevo capito niente, era nata una corsa leggendaria e non me ne ero nemmeno accorto”.

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