Il Gran Premio del Giappone 2026 consegna alla Red Bull una domenica complessa, utile più per raccogliere indicazioni tecniche che per celebrare il risultato finale. A Suzuka, Max Verstappen ha chiuso all’ottavo posto dopo essere partito undicesimo, mentre Isack Hadjar ha terminato dodicesimo al termine di una gara resa difficile da limiti di passo e problemi nella gestione dell’energia.
Per Verstappen, la corsa giapponese è stata un esercizio di massimizzazione del possibile. L’olandese è riuscito a partire meglio rispetto ad altri momenti del weekend, recuperando posizioni e riportandosi in zona punti con una gara concreta e priva di errori. Nonostante il tentativo di avvicinarsi ulteriormente, il duello con Pierre Gasly si è rivelato particolarmente complicato: il pilota Alpine non ha lasciato spiragli e la mancanza di efficacia sul dritto, anche in termini di deployment e disponibilità della batteria, ha impedito a Verstappen di costruire un attacco davvero efficace.
L’ottavo posto finale consente comunque al campione del mondo di portare a casa punti preziosi in un fine settimana che, fin dalle prime sessioni, aveva mostrato diverse difficoltà. Il dato più significativo, però, è forse un altro: la Red Bull in questo momento non si trova ancora nella posizione in cui vorrebbe lottare. Lo stesso Verstappen ha lasciato intendere come il lavoro da fare sia ancora molto, soprattutto per trovare più ritmo e comprendere meglio il comportamento complessivo della vettura, del motore e della gestione energetica.
Anche per Isack Hadjar la gara di Suzuka si è rivelata lunga e complicata. Scattato dall’ottava posizione, il giovane pilota aveva inizialmente mostrato segnali incoraggianti, con una buona partenza e un primo giro solido che gli aveva permesso di restare in lotta. L’obiettivo era giocarsela con Gasly, ma proprio nel tratto finale del giro il calo di batteria ha condizionato pesantemente la sua progressione. Da lì in avanti, la gara è diventata più difficile, anche a causa di una Safety Car arrivata in un momento poco favorevole per la sua strategia.
Nel finale Hadjar ha provato a rientrare nella battaglia per la top ten, trovandosi anche a confrontarsi con le Audi, ma senza avere il passo necessario per completare i sorpassi. Il dodicesimo posto lascia quindi un po’ di amaro in bocca, ma conferma anche quanto il team abbia bisogno di intervenire soprattutto sulla gestione del deployment, elemento emerso con chiarezza come uno dei punti critici del fine settimana giapponese.
A fare il punto dopo la gara è stato Laurent Mekies, che ha parlato apertamente di una giornata utile per capire meglio gli attuali limiti della monoposto. Per il team principal, portare entrambe le vetture al traguardo e coinvolgerle in battaglie concrete è stato importante soprattutto per accumulare dati e indicazioni da analizzare in profondità nelle prossime settimane. Il quadro emerso da Suzuka non individua un solo problema preciso, ma una serie di aree in cui la vettura deve ancora crescere.
Secondo Mekies, il focus principale sarà ridurre il gap prestazionale rispetto ai team che oggi stanno davanti. Il lavoro non riguarderà un singolo aspetto, ma l’intero pacchetto, con un approfondimento che passerà dai dati raccolti in pista fino al simulatore. La pausa prima del Gran Premio di Miami arriva quindi in un momento cruciale: non basterà per risolvere tutto, ma rappresenta una finestra preziosa per mettere mano ai limiti emersi in questo avvio di stagione.
La sensazione, dopo Suzuka, è che la Red Bull stia vivendo una fase di transizione tecnica in cui il risultato finale conta, ma conta ancora di più la capacità di individuare la direzione giusta per tornare competitiva ai livelli più alti. Verstappen ha salvato il bilancio con un ottavo posto costruito con esperienza e concretezza, Hadjar ha aggiunto ulteriori informazioni su una vettura ancora da decifrare del tutto. Ora la parola passa al lavoro in fabbrica: Miami dirà se questa pausa sarà servita davvero a cambiare passo.

