Un Daspo della durata di un anno è stato notificato a Gift Orban, attaccante dell’Hellas Verona, in relazione agli episodi avvenuti al termine della sfida di Serie A tra Hellas Verona e Milan dello scorso 19 aprile allo stadio Bentegodi.
Il provvedimento è stato emesso dal questore di Verona, Rosaria Amato, al termine delle indagini condotte dagli agenti della Digos, che hanno ricostruito quanto accaduto nel parcheggio adiacente alla palazzina Masprone.
La ricostruzione dei fatti
Secondo gli investigatori, l’episodio sarebbe iniziato subito dopo la partita, quando il calciatore stava lasciando lo stadio a bordo della propria automobile.
Un giovane tifoso gialloblù gli avrebbe chiesto un selfie, ma Orban avrebbe reagito in modo infastidito. La situazione sarebbe poi degenerata quando qualcuno avrebbe colpito l’auto del giocatore con una manata.
A quel punto l’attaccante sarebbe sceso dal veicolo affrontando con atteggiamento aggressivo uno dei sostenitori presenti, dando origine a una colluttazione che ha rapidamente attirato altre persone e creato una situazione di forte tensione.
Le immagini diventate virali
La scena è stata ripresa con gli smartphone da numerosi presenti e i video hanno rapidamente iniziato a circolare sui social network, suscitando ampio dibattito.
Secondo la Questura, il comportamento del calciatore avrebbe provocato una violenta reazione da parte dei tifosi, creando un concreto rischio per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Il Daspo
Per questi motivi il questore di Verona ha disposto nei confronti del giocatore un Divieto di accesso alle manifestazioni sportive (Daspo) della durata di dodici mesi.
Il provvedimento, notificato questa mattina dalla Polizia di Stato, vieta a Orban di assistere agli eventi sportivi come spettatore.
Potrà continuare a giocare
Il Daspo, tuttavia, non impedirà al calciatore di svolgere la propria attività professionistica.
Come previsto dalla normativa, il divieto non riguarda infatti gli impegni agonistici dell’Hellas Verona, consentendo all’attaccante di allenarsi regolarmente e di prendere parte alle partite ufficiali con la maglia gialloblù.
L’episodio rappresenta un caso insolito nel panorama calcistico italiano, poiché il provvedimento di prevenzione viene applicato a un calciatore professionista per fatti avvenuti al di fuori del terreno di gioco ma ritenuti idonei a mettere a rischio l’ordine pubblico.

