I giovani nel calcio italiano sono sempre stati un problema, un tratto che ha sempre penalizzato il nostro movimento.

Perché i giovani nel calcio italiano sono un problema?

Negli ultimi giorni è esplosa una sorta di polemica nei confronti del nostro movimento calcistico: la difficoltà dei giovani di imporsi nel nostro calcio. Se da una parte c’è un Bayern Monaco costretto a schierare il classe 2003 Musiala perché “in emergenza”, dall’altra c’è una Lazio che preferisce un mediocre Patric ad un Armini. In Italia si preferisce l’esperienza, l’usato sicuro, anche a costo di usare giocatori non affidabili. Il problema è che essere un giovane calciatore in Italia è terribilmente difficile, molto più che esserlo in Germania, Olanda e Spagna. Molto dipende anche dalle squadre in cui essi si trovano. Alla Juventus o all’Inter c’è bisogno di gente pronta perché bisogna vincere subito, in un Sassuolo puoi scendere con diversi giovani in campo perché quella pressione non c’è. I giovani nel calcio italiano non trovano spazio perché storicamente non c’è pazienza di vederli crescere.

Tutti vogliono i giovani, ma tutti li criticano

17 ottobre 2020, va in scena Crotone-Juventus. Pirlo sorprende tutti e manda in campo Frabotta e Portanova, due giovani del vivaio bianconero. Scelta criticata perché “ragazzi non pronti per tali palcoscenici”. Scamacca, dopo una prima parte di stagione positiva, è stato messo da parte a favore di Destro perché accusato di vedere poco la porta. Rallentiamo un attimo: Pirlo in quella gara aveva pochissime soluzione a causa di assenze importanti. Ha preferito giocatori giovani, ma di ruolo ad elementi adattati in posizioni non loro. Scamacca ha pagato una difficoltà offensiva da parte del Genoa. Ma in pochi ricorderanno che anche Luca Toni ad inizio carriera segnava poco ed è esploso solo più avanti. Ecco l’altro grande problema del nostro calcio: i giovani vengono immediatamente bollati come non pronti, una sorta di pregiudizio dopo poche presenze. E il caso Locatelli è un altro esempio lampante di ciò.

Si può cambiare questa situazione?

Teoricamente si potrebbe cambiare, ma si tratta di un processo lungo e difficoltoso. E ricordiamoci che siamo in Italia, paese che non ama i progetti a lungo termine e che predilige risultati immediati. Per cambiare la situazione bisognerebbe promuovere una rivoluzione totale che tocchi tutti gli ambiti possibili, dalle scuole calcio alla selezione del talento. Ma bisogna cambiare anche la visione del mercato: non più solo giocatori pronti, ma anche giovanissimi. Più scouting, più intuizioni, come hanno fatto già molte squadre europee. Vedasi ad esempio il Borussia Dortmund con Sancho, scoperto appena diciassettenne e ora tra le ali più forti al mondo. Qualche cambiamento c’è stato in Italia, perché diversi giovani sono stati lanciati in prima squadra. Ma la strada è ancora lunga.

Pirlo e la linea verde
Lazio-Bayern Monaco

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