La FIA Formula 3, nata nel 2019 come terzo gradino ufficiale del percorso “Road to F1”, è diventata in pochissimo tempo una vera palestra per i talenti. Non è solo una categoria dove impari a guidare monoposto complesse: è un banco di prova totale, tra weekend serrati, pressione mediatica, trasferte continue, gestione degli pneumatici e lotte ruota a ruota che non perdonano.
Con l’ingresso in griglia di Arvid Lindblad nel 2026, i piloti passati dalla FIA F3 e arrivati poi in Formula 1 diventano dieci. Ecco chi sono, e cosa ha raccontato il loro passaggio in F3.
1) Arvid Lindblad
Ascesa rapidissima: in FIA F3 si è fatto notare subito da rookie, mostrando velocità pura e capacità di vincere anche in contesti ad altissima intensità. Il suo percorso “un anno per categoria” lo ha abituato a essere gettato nella mischia e ad adattarsi in fretta, qualità determinanti per un debutto in F1 da giovanissimo.
2) Gabriel Bortoleto
Uno dei profili più “puliti” e completi: in F3 ha colpito per continuità e maturità, trasformando punti e piazzamenti in un cammino da vero candidato al titolo. La sua progressione è stata costruita su solidità, gestione gara e freddezza: caratteristiche che in F1 fanno spesso la differenza quanto la velocità.
3) Isack Hadjar
In F3 ha mostrato talento e aggressività, ma soprattutto la capacità di imparare dagli errori: quando un episodio negativo ha complicato la corsa al campionato, la risposta è stata crescere e tornare più forte. Un percorso che sottolinea quanto la F3 sia anche una scuola mentale, non solo tecnica.
4) Jack Doohan
La sua storia in F3 è quella della resilienza: un primo anno complicato, poi il salto vero con vittorie, podi e un ruolo da protagonista. Il valore del suo passaggio sta proprio nel contrasto tra le due stagioni: saper ripartire e ribaltare la narrativa è una dote “da grande”.
5) Franco Colapinto
In F3 ha lasciato intravedere una velocità “naturale” che ha attirato attenzione: una prima stagione di apprendimento e una seconda più concreta e continua. Il suo percorso dimostra quanto conti trasformare i lampi in rendimento costante, perché è lì che i team iniziano a credere davvero in te.
6) Ollie Bearman
Il classico esempio di talento pronto all’occasione: in F3 ha costruito una reputazione forte con risultati solidi e maturità sorprendente per l’età. La categoria lo ha aiutato a sviluppare mentalità professionale e capacità di bilanciare rischio e rendimento, qualità che tornano utilissime quando arrivano chiamate “last minute” e situazioni ad alta pressione.
7) Liam Lawson
La sua F3 è stata un manuale di gestione degli imprevisti: tra problemi tecnici e ripartenze, ha imparato a non perdere il filo e a massimizzare ciò che si può ottenere. È uno di quei percorsi che raccontano bene la differenza tra “veloce” e “pronto”: la F3 lo ha temprato proprio nella seconda dimensione.
8) Oscar Piastri
Tra i casi più iconici: in F3 ha vinto dimostrando capacità di adattamento e lucidità in un campionato estremamente competitivo. La sua forza è sempre stata l’equilibrio: raramente fuori dai punti, sempre dentro la logica del risultato. È la mentalità da campione che spesso si riconosce già da qui.
9) Logan Sargeant
Percorso lungo e pieno di cambiamenti, che in F3 gli ha fatto vivere sia l’esperienza in un team di vertice sia la sfida di aiutare una squadra più piccola a crescere. Proprio questa doppia prospettiva lo ha costretto ad adattarsi, a capire come si costruisce un campionato e come si lavora “sul progetto”, non solo sulla singola gara.
10) Yuki Tsunoda
Il primo “success story” della FIA F3 verso la F1: arrivato in Europa con poca conoscenza dei circuiti, ha impiegato qualche weekend per ingranare e poi è cresciuto rapidamente nella seconda parte di stagione, fino a ottenere risultati di peso. La sua storia racconta benissimo cosa significhi usare la F3 come acceleratore di apprendimento.
Perché la FIA F3 conta davvero
Guardando questi dieci nomi, emerge un filo comune: chi arriva in F1 passando dalla F3 non porta solo velocità. Porta soprattutto adattamento, gestione della pressione, capacità di reagire agli errori, e consapevolezza professionale (media, sponsor, ritmo del paddock). È anche per questo che, anno dopo anno, la lista è destinata ad allungarsi: la F3 è diventata una delle strade più “credibili” per arrivare al volante in Formula 1.

