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Il Bayern München di Kaiser Franz Beckenbauer

Il Bayern München di Kaiser Franz Beckenbauer è da annoverarsi tra le più grandi squadre di sempre. Con tre Coppe dei Campioni, tre Champions League, due Supercoppa Uefa, una Coppa delle Coppe, una Coppa Uefa, il Bayern München è anche il club tedesco che ha fatto il maggior bottino nel Vecchio Continente. Il periodo di maggiore fulgore dello squadrone di Monaco di Baviera è quello che risale alla prima metà degli Anni Settanta, ai tempi di quando giocavano Franz Beckenbauer, Gerd Müller, Sepp Maier, Paul Breitner, Uli Hoeness…

Il Bayern München di Kaiser Franz Beckenbauer domina in Patria, in Europa e nel Mondo

Nel 1972, 1973, 1974 il Bayern München di Kaiser Franz Beckenbauer vince per tre stagioni consecutive il titolo della Bundesliga e contemporaneamente si afferma come regina del calcio europeo. La prima metà degli Anni Settanta è il momento d’oro del calcio tedesco: la Nationalmannschaft è Campione d’Europa nel 1972 e Campione del Mondo nel 1974 e il Bayern vi partecipa in modo determinante in questo successo del calcio teutonico. La squadra bavarese è la principale fornitrice della Nationalmannschaft di Helmut Schoen e la squadra di Udo Lattek vince ben tre Coppe dei Campioni consecutive.

Il Bayern München di Kaiser Franz Beckenbauer vince tre Coppe dei Campioni di fila

La squadra allenata da Udo Lattek incomincia a fare le prove generali nel Vecchio Continente nella stagione 1972/73, quando i bavaresi arrivano ai quarti di finale della massima competizione continentale, per poi arrendersi alla Grande Ajax di Cruijff. L’anno successivo però il Bayern München incomincia il suo dominio in Europa. Passato con i brividi il primo turno della Coppa dei Campioni, vittoria nella lotteria dei calci di rigori con i quasi sconosciuti svedesi dell’Åtvidabergs, la squadra di Lattek elimina poi la Dynamo Dresda nel secondo turno. La sfida con i cugini dell’Est è spettacolare: 4-3 a Monaco di Baviera e poi 3-3 a Dresda. Successivamente il Bayern elimina la Cska di Sofia e l’Ujpest Dozsa, squadra ungherese, per affrontare poi in finale l’Atletico Madrid.

La prima Coppa dei Campioni contro l’Atletico Madrid

Nella finalissima di Bruxelles i colchoneros allestiscono un muro invalicabile, così i 90 minuti si chiudono a reti inviolate. Nei supplementari al 95′ segna a sorpresa Luis con una sorprendente punizione e per i bavaresi sembra finita. Ma all’ultimo minuto il difensore Scharzenbeck azzecca un tiro incredibile realizzando così l’1-1 che rimanda tutti alla finale bis due giorni dopo. La migliore prestanza fisica dei tedeschi favorisce forse il Bayern che recupera più rapidamente la forma. In effetti il secondo match non ha storia per il Bayern. Con una doppietta di Gerd Müller e un’altra di Uli Hoeness, il Bayern München schianta l’Atletico Madrid vincendo così la sua prima Coppa dei Campioni.

Il Bayern München di Udo Lattek

La formazione storica che si ricorda di quel Bayern è proprio quella che ha battuto quell’Atletico Madrid, nella sua prima finale di Coppa Campioni, con Sepp Maier in porta, Franz Beckenbauer in cabina di regia in difesa, Hansen e il fortissimo terzino Paul Breitner sulle fasce laterali e Roth e Scharzenbeck centrali di difesa. A centrocampo poi giostravano Zobel e Kapellmann, con un trio d’attacco formato da Torstensson (che si alternava nelle gare con un giovanissimo Karl Heinz Rummenigge), Gerd Müller e Uli Hoeness.

Un calcio che ha l’anima degli olandesi ma la scorza italiana

Nel tempo l’assetto di base e lo schema rimasero immutati. Ci furono soltanto degli inserimenti, degli avvicendamenti, per esempio gli inserimenti prima di Andersson e poi di Horsmann come terzini sinistri, ma sopratutto la graduale partecipazione di Rummenigge nell’assetto titolare dell’attacco. Quella formazione di Udo Lattek riportava il modo di giocare nell’alveo delle marcature fisse con la presenza del libero, ma in un’attuazione più moderna, un tentativo di sintesi tra il gioco totale degli olandesi e quello più prudente della scuola italiana.

Le altre due vittorie del Bayern in Coppa Campioni

Dopo aver superato Magdeburgo, Ararat Erevan (campione russo) e Saint-Étienne, il 28 maggio 1975 il Bayern München affronta in finale il Leeds United e, davanti ai cinquantamila spettatori del Parc de Princes di Parigi, la squadra di Lattek impone la sua legge, battendo la squadra del West Yorkshire inglese, con il più classico dei risultati: 2-0. Le reti segnate dai bavaresi sono di Roth e del più grande cecchino tedesco che abbia mai calcato un campo di pallone, Gerd Müller.

L’ultima finale con i francesi del Saint-Étienne

L’anno successivo il Bayern ha davanti a sé un traguardo storico: eguagliare l’exploit dell’Ajax, con la terza vittoria consecutiva nella Coppa dei Campioni. L’impresa le riesce, ma nel secondo turno rischia veramente di uscire a scapito degli svedesi del Malmoe. In Svezia i bavaresi perdono 1-0, poi all’Olympiastadion ribaltano il risultato, vincendo 2-0, ma gli svedesi ancora oggi si ricordano di un arbitraggio scandaloso che aiutò la squadra di Lattek a superare il turno. Poi nei quarti il Bayern seppellisce sotto una valanga di gol il Benfica (5-1) e in semifinale supera il Real Madrid: 1-1 al Bernabeu e 2-0 all’Olympiastadion. In finale anche la partita è più dura del previsto. Il Saint-Étienne gioca un calcio spumeggiante e solo un gol del micidiale Franz Roth, che aveva segnato anche contro il Leeds, regala ai bavaresi la terza Coppa Campioni di fila facendo così diventare il Bayern München leggenda.

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