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Il DRS della Red Bull: una brutta gatta da pelare

In questo finale di Formula 1, le ali posteriori stanno diventando una telenovela. La Mercedes ha subito la batosta del DRS…troppo aperto in Brasile, mentre la Red Bull ha un’ala mobile che si rompe un turno si e l’altro pure. In Qatar, sia Max Verstappen che Sergio Perez hanno dovuto aspettare a lungo nel proprio box, con i loro meccanici indaffarati a sistemare il profilo alare e l’attuatore che aziona il sistema. In questo articolo, cercheremo di scoprire cos’è che non va.

Perché il DRS della Red Bull si rompe così spesso?

Come avevamo già spiegato, l’ala mobile delle monoposto di Milton Keynes soffrono di buffeting, ossia dello “svolazzamento” causato dal vortice di depressione che si genera sotto il profilo. Questo fenomeno impedisce al sistema di rimanere aperto nella massima posizione consentita (i famigerati 85 mm), perdendo qualcosa in materia di velocità massima. Ma soprattutto, provoca stress maggiori sul profilo mobile, con conseguenti cedimenti strutturali. L’ipotesi più comune è che questi problemi siano causati dall’attuatore idraulico, troppo piccolo e non abbastanza potente. È una tesi che, in un certo senso, trova conferma dalle parole di Adrian Newey, il quale ha spiegato di aver sviluppato un sistema “miniaturizzato” per ridurre il peso. Il commentatore di Sky Matteo Bobbi ha fatto notare come già nel 2020 la Red Bull avesse problemi si buffeting. Perché non l’hanno sistemato prima? Qui c’entra il regolamento: con l’introduzione dei gettoni, i progettisti devono decidere cosa cambiare e cosa no. Newey ha preferito spendere i token per modificare la scatola del cambio, mantenendo inalterato il famigerato attuatore. Per tutta la stagione l’ala non ha mai dato grane, perché ha cominciato a crearle solo adesso?


Buffeting: il caso dell’ala di Formula 1 che svolazza


Colpa delle buche?

Diciamo subito che non è una questione di budget cap: una squadra come la Red Bull certamente non è in affanno con i soldi. E allora, qual è il problema? Secondo l’analista di Motorsport.com Giorgio Piola, la discriminante potrebbe essere la gibbosità delle piste. Su tracciati lisci, come ad esempio il Paul Ricard, il buffeting è meno accentuato, e quindi l’ala non si rompe. Ma se si va su un fondo molto rovinato come il Messico od Austin, o su cordoli killer come quelli del Qatar, la musica cambia. Il buffeting “naturale” più quello indotto dagli avvallamenti si sta rivelando fatale per il DRS della Red Bull. La questione sta diventando politica: la Mercedes si lamenta che la FIA autorizza sempre la squadra rivale ad aggiustare il componente incriminato in parco chiuso, mentre a loro è stato impedito di stringere una vite che gli è costata la squalifica dalle prove ufficiali ad Interlagos. Cosa succederà nella gara di oggi, e nelle prossime due?

Immagine in evidenza di Red Bull Content Pool, per gentile concessione