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Il DTM s’interroga sul suo futuro. Dopo aver incassato il ritiro di tre costruttori in tre anni, la serie tedesca guidata da Gerhard Berger si ritrova con più domande che risposte. Di fronte ad uno scenario tecnico che sembra più delineato rispetto alle ipotesi circolate nelle scorse settimane, il maggiore dubbio riguarda l’aspetto sportivo. Non sembra, infatti, esserci un grande entusiasmo.

Il DTM inizierà la stagione 2020 in agosto, sul mitico tracciato di Spa Francorchamps.

Il DTM ed un futuro pieno di dubbi

Riassumiamo le puntate precedenti. Mercedes molla la categoria a fine 2018, per concentrarsi su F1, Formula E e sui programmi GT. Al suo posto arriva Aston Martin, grazie ad un accordo tra la svizzera R-Motorsports e la HWA per lo sviluppo dei motori. La stagione 2019 è un disastro per le affascinanti Vantage, tanto che R-Motorsport e HWA si separano. Con questo, le Aston escono di scena.

Poi arriva il 2020, e con essa la pausa da coronavirus. In mezzo al casino da essa derivata, Audi ha la bella pensata di annunciare lo stop al programma, mettendo l’intera serie in un mare di guai. Audi da sola schiera 9 delle 17 vetture previste per quest’anno, e senza un costruttore che contrasti la BMW, l’intero carrozzone rischia di doversi fermare.

Si cercano dunque soluzioni alternative. Dapprima, Hans-Joahcim Stuck lancia l’idea di passare alle GT3, categoria che permetterebbe di abbassare i costi e di proporre una grande varietà di modelli. Altre soluzioni sono sul tavolo, come passare alla GTE (come suggerito da Altfrid Heger), completare la fusione con il SuperGT nipponico (che nel frattempo ha annunciato il passaggio all’ibrido nel 2023), o lasciare tutto com’è. C’è persino chi, come il direttore tecnico di BMW Klaus Frohlich, ha rilanciato la proposta della pausa di riflessione, un po’ come ai tempi dell’ITC. Ipotesi respinta da Berger, il quale ha detto chiaramente che “non è una buona idea“.

Questi, dunque, sono gli scenari ipotetici. Ma a che punto siamo?

Rischio diaspora

Da quanto abbiamo appreso, tramite anche agenzie di stampa, il futuro del DTM sembra sempre più orientato verso la GT3. Non c’è ancora una conferma ufficiale, ma sembra probabile che si vada in questa direzione. Probabilmente, si adotterà un balance of performance diverso rispetto alle altre categoria, per avere più prestazione e maggiore equilibrio.

Tuttavia, il piano di rilancio potrebbe non bastare a garantire un futuro al DTM. Infatti, due squadre tra quelle attualmente impegnate stanno pensando seriamente di lasciare.

Una di queste è la Phoenix Racing. Il team è uno dei rappresentanti di Audi, e non solo nel DTM. Infatti, la scuderia tedesca schiera abitualmente delle R8 LMS GT3 con cui disputa la 24 del Nurburgring e la serie VLN (che si corre sempre al Ring). Nonostante disponga già di una GT3, la Phoenix non sembra interessata a proseguire nella serie. Nei piani futuri infatti c’è l’endurance, in particolare alla nuova classe LMDh frutto della collaborazione tra ACO e IMSA.

La seconda squadra a rischio defezione è il WRT. A differenza di Phoenix, che gode di un supporto parziale da parte di Audi, la compagine di Vincent Vosse è un’operazione quasi interamente privata, tanto da ricorrere a piloti paganti come l’ex Indycar Ed Jones, e Ferdinand Habsburg, rampollo della celeberrima casata degli Asburgo-Lorena. Il WRT ha a sua volta un programma GT3, ma non ha mostrato interesse ad estenderlo al DTM. Date le capacità finanziarie limitate, il team belga punterà sui campionati dove è sicura di fare risultato. Nella sua storia, il WRT vanta vittorie alla 24 ore di Spa.

In attesa di conoscere il piano ufficiale, il paddock del DTM parlerà molto del suo futuro. Un domani che appare quanto mai incerto.

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