Scacchi: uno sport che presenta degli aspetti molto delicati.

Il gioco degli scacchi rientra di diritto tra le discipline sportive, come prevede il Comitato Olimpico Internazionale. Oltre a questo aspetto che sono in pochi a conoscere, ce n’è anche un altro che riguarda un importante risvolto psicologico di questo storico gioco di strategia. Infatti, se si riflette bene sulle sue dinamiche, ci si rende conto che si tratta di uno degli sport più violenti e probanti sotto il profilo mentale. Quando ci si accomoda dinanzi ad una scacchiera e di fronte all’avversario di turno, è come dare il via ad una seduta di psicanalisi che metterà il giocatore a confronto con alcuni dei lati più reconditi del suo animo, arrivando a fare i conti con delle caratteristiche a dir poco complesse della personalità.

A differenza degli altri sport caratterizzati dalla fatica fisica, dal contatto con l’avversario, a volte anche dal sangue, negli scacchi la difficoltà è tutta psicologica, essendo capaci di scatenare un vortice di emozioni, di sensazioni a volte anche poco piacevoli e di dubbi che bisogna essere bravi ad affrontare e a saper superare. Il lato oscuro di questo gioco è confermato e messo in risalto da La regina degli scacchi, miniserie televisiva in sette episodi che ha debuttato il 23 ottobre su Netflix, ispirata all’omonimo romanzo di Walter Tevis.

Gli scacchi e il confronto con se stessi.

La fiction mette in evidenza come, partendo dalla passione per gli scacchi, si arrivi ad una profonda esplorazione dell’animo umano, fino a rendersi conto della presenza di alcuni risvolti a volte anche traumatici e poco piacevoli. La storia è ambientata alla fine degli Anni ’50 e la protagonista è Elizabeth, una bambina costretta a crescere in orfanotrofio e con una forte dipendenza dagli psicofarmaci che riesce a dare uno scopo alla sua vita appassionandosi al gioco degli scacchi. Da questo momento per lei comincia una sorta di viaggio interiore che la porta a confrontarsi con le sue paure e angosce più remote: una sorta di versione più drammatica di Alice nel Paese delle Meraviglie oppure un Giovane Holden al femminile.

Gli scacchi e la metafora della vita

Come tutti ben sappiamo, quando ci si trova alle prese con scacchiera, pedine e mosse, per prevalere sull’avversario è necessario adottare una strategia vincente. La regina degli scacchi propone una metafora tra il gioco in cui bisogna sopravvivere nei limiti della scacchiera, e la vita in cui bisogna essere capaci di andare avanti senza eccedere oltre il consentito. Tutto ciò accade alla giovane Beth interpretata da Anya Taylor-Joy.

Ottobre caprese con il torneo di scacchi Vladimir Lenin

Lo sport degli scacchi diventa così un passaggio fondamentale per fare chiarezza su se stessi e per guardarsi dentro, andando a scoprire la propria identità più intima e accettandola ma sapendo tenere sotto controllo i punti più delicati. Per questo motivo il popolare gioco con le pedine diviene una sorta di «terapia d’urto» tutta mentale, ben più sofisticata di quando accade in altre discipline sportive come la boxe in cui le difficoltà sono tutte fisiche. Nel caso del game di strategia, ci si ritrova soprattutto ad affrontare se stessi con le proprie debolezze e problematiche.

Cosa ci insegna La Regina degli scacchi.

Ovviamente non è una partita persa in partenza. È fondamentale avere talento, fare le mosse giuste e saper sfruttare anche i momenti in cui la fortuna è favorevole. Bisogna sviluppare la giusta dose di autostima per non lasciarsi andare quando si viene a conoscenza del lato oscuro della propria personalità, e può svolgere un ruolo decisivo anche l’amore.

Commenti
Please follow and like us:
Tweet 20
fb-share-icon20