«Ho paura per quello che accadrà nei prossimi due o tre mesi, alle nostre vite e al tennis». Ad affermarlo è Sofia Shapatava, tennista professionista del circuito ITF. La numero 375 al mondo ha guadagnato 2.900 dollari nei primi tre mesi dell’anno. Era solita viaggiare disputando tornei in tutto il mondo. Ora è bloccata nella sua città natale e vive con i suoi genitori. Come affermato dalla stessa giocatrice georgiana, non sono molte le cose di cui godere in casa. Non c’è giardino o cortile per allenarsi, solo un parcheggio.

«Conosco molti giocatori italiani chiusi in casa più a lungo di me e penso che stia diventando difficile anche per loro. È tutto triste e strano. È come essere all’interno di un libro di fantascienza. Siamo tutti abbastanza depressi». Il tennis, come tanti sport, è momentaneamente sospeso fino al 7 giugno. Qui, a differenza di molte altre competizioni, non vi sono società sportive che pagano gli stipendi ai giocatori. Senza incontri, non ci sono entrate. O almeno per i tennisti che non compaiono nella parte alta della ranking mondiale, altamente sponsorizzati.

È prorpio la gravità della situazione che sta colpendo i giocatori di ranking inferiore a spingere la Shapatava ad avviare una petizione online. L’obiettivo? Chiedendo aiuto finanziario all’International Tennis Federation (ITF). Al momento della stesura più di 2000 persone hanno firmato il documento.

«La differenza tra i giocatori ranking più basso e quello più alto è enorme. È qualcosa che è nel sistema e lo sai. È un problema che è sempre esistito, esiste e probabilmente continuerà a esistere», ha continuato la tennista. «È una cosa che sai e che ti aspetti quando entri in questo mondo, ma in questo momento la situazione non riguarda lo sport, ma la vita. Conosco alcuni giocatori che a stento pagano l’affitto. Se il 50% dei tennisti dovesse smettere per questi motivi non credo che questo sport sopravviverà».

L’ITF, organizzazione senza scopo di lucro, ha dichiarato sul proprio sito web di voler adottare una serie di misure per salvaguardare i posti di lavoro. Un sistema di “job protection» per i dipendenti e l’utilizzo di fondi messi a disposizione dall’ITF, sono solo alcuni dei provvedimenti in fase di attuazione.

Sono numerosi i personaggi illustri del mondo del tennis che, sulla scia della tennista georgiana, stanno lottano per la sopravvivenza di questo sport. Roger Federer è al lavoro già dall’anno scorso per far si che l’ATP Player Council approvi una quota maggiore di premi per i giocatori di ranking inferiore.

Patrick Mouratoglou, l’allenatore di Serena Williams, ha chiamato in causa gli enti organizzativi tennistici per cercare una soluzione sostenibile a favore dei giocatori di ranking inferiore. «Questo periodo difficile sta enfatizzando le disfunzionalità di questo sport», ha affermato su Twitter.

Steve Simon, CEO della WTA, in un’intervista alla CNN ha affermato di aver già parlato con Shapatava e Mouratoglou. «Vorremmo che ci fosse un modo in cui tutti, specialmente quelli più in difficoltà, potessero essere compensati al livello che si aspettano, ma i bisogni sono tanti e purtroppo la WTA non è in una posizione finanziaria per farlo», ha spiegato l’ex direttore di Indian Wells. Simon ha concluso illustrando la possibilità di estendere l’attuale stagione di 44 settimane nel tentativo di svolgere più tornei.

A tutto questo, come se non bastasse, si aggiunge il bilancio mentale causato da questa crisi. Alcuni, come il numero 47 al mondo Milos Raonic, sono preoccupati che il nuovo programma di gioco possa causare un aumento degli infortuni. Altri, come la stessa Shapatava, non sono sicuri di tornare a giocare con la giusta motivazione.

«Mi chiedo quanti saranno in grado di continuare a giocare. Dopo questa pausa inizi a valutare le cose in modo diverso dal punto di vista mentale. Forse non sei pronto a competere in tornei dove pensi di non guadagnare denaro», ha affermato la tennista che ha poi così concluso: «Io stessa non sono sicura di essere in grado di giocare, perché questo sport chiede molto ai suoi giocatori, sia finanziariamente che mentalmente».

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