indycar st petersburg

A St Petersburg la IndyCar series conclude in maniera spettacolare la travagliata stagione 2020. Al termine di una corsa infinita, tra bandiere gialle e sotto un caldo torrido, Josef Newgarde coglie una vittoria importante per il suo campionato. L’alfiere Penske, che porta il numero 1, poteva solo trionfare, per conservare il proprio titolo. Ma non basta.

Infatti, per poter sperare di festeggiare il tris iridato, il pilota statunitense deve sperare che Scott Dixon manchi la sua proverbiale regolarità, o che sia vittima dei tanti eventi che – come vedremo tra poco – caratterizzano questa gara finale. Ma niente di tutto questo: con un solido terzo posto, Dixon è incoronato campione. E’ il sesto titolo in carriera per il 40enne neozelandese, unica vera punta del Chip Ganassi Racing.

Se Chip Ganassi gioisce, Michael Andretti lascia la Florida con la coda tra le gambe. Il suo team Andretti Autosport arriva a St Petersburg con i migliori propositi, ma la loro gara si trasforma in una Caporetto. Alexander Rossi domina la gara ma sbatte, finendo la stagione senza vittorie. Colton Herta e James Hinchcliffe sono veloci ma sbagliano. Alla fine è il solo Ryan Hunter Reay a portare a casa una top ten che fa (poco) morale ad un team che ha certamente deluso le aspettative.

Può invece rallegrarsi AJ Foyt, che vede il suo neoacquisto Sebastien Bourdais finire al quarto posto. E’ la migliore prestazione per la squadra di “SuperTex”, che tra problemi di budget e altre cose ha sofferto non poco quest’anno.

Patricio O’Ward conclude in seconda posizione una stagione in cui mostra solidità. Finalmente una buona gara per Simon Pagenaud, che quest’anno ha spesso pasticciato specialmente in qualifica. Il francese di casa Penske è sesto.

Charlie Kimball regala un’altra soddisfazione ad AJ Foyt, giungendo settimo. Graham Rahal e Takuma Sato completano la top ten.

A St Petersburg debutta Scott McLaughlin, una delle novità più attese del campionato. Il 27enne neozelandese, una settimana fa, ha concluso la carriera nel campionato australiano Supercars, vincendo il terzo titolo consecutivo. E’ arrivato in Florida per dare il via alla nuova vita americana, ma le cose non vanno esattamente come vorrebbe. Qualificatosi in ultima fila, Scott è comunque protagonista di una prestazione solida, rovinata però da un contatto a metà gara con Rinus Veekay. Il quale, nonostante il ritiro, si aggiudica il titolo di Rookie Of The Year.

IndyCar, come si è svolta la gara di St Petersburg che ha deciso il campionato?

Il sud della Florida accoglie la IndyCar con un clima che ricorda molto quello delle estati più calde del sud italia: la temperatura dell’aria è di 30 gradi, mentre l’asfalto tocca quota 52. Considerata la scarsa ventilazione degli Aeroscreen, ed i 100 giri da disputare, la gara si preannuncia molto “fisica” per i piloti.

Will Power è il poleman di questo attesissimo finale di stagione. Alla bandiera verde non ha problemi a stare davanti a Rossi e Herta, con i due pretendenti al titolo nelle retrovie. Newgarden è ottavo, e fa fatica ad avanzare in un cittadino che non favorisce i sorpassi. Dixon è 11esimo, e sta attento a non finire nei guai.

Parlando proprio di guai, Power comincia a litigare con il cambio della sua Dallara Penske. Al quinto giro, ha uno strano problema in scalata, e finisce lungo in curva 1. Perde la posizione su Rossi e su Herta, e deve difendersi da un O’Ward che si avvicina minacciosamente.

Alla vigilia dei pit stop, a partire dal giro 26 (per chi ha optato per le due soste, chi punta sui tre stop si è già fermato alla 12esma tornata, come VeeKay), Newgarden e Dixon hanno due idee diverse in testa. Josef rientra al giro 27 montando le morbide, per fare uno stint più aggressivo ed avanzare. Scott, invece, ha una tattica più conservativa: rientra una tornata dopo, monta le dure, e mantiene il passo. Entrambi fanno fuel saving prima di pittare.

Newgarden vola con le gomme soft, e si mangia Power in un sol boccone. Al giro 37, l’australiano finisce sullo sporco in curva 3, innescando la prima caution della giornata. La frustrazione dell’iridato 2014 è evidente: appena uscito dalla vettura, lancia il collare Hans per terra, in segno di rabbia.

Il restart è del giro 41. I primi cinque (Rossi, Herta, Hinchcliffe, VeeKay e Newgarden) sono tutti con le soft, con Josef che sorpassa l’olandese strappandogli il quarto posto. Nello stesso giro, Santino Ferrucci “bacia” il muretto esterno di curva 2, riportando la corsa in regime di Full Course Yellow.

Al giro 46 si dovrebbe ripartire, ma il film della gara ha un altro copione. McLaughlin tenta un improbabile sorpasso su Marco Andretti, ma si gira e viene tamponato da VeeKay. Gara finita per entrambi, e lavoro extra per la Pace Car, guidata dell’ex pilota Oriol Servia.

Durante la bandiera gialla, Newgarden passa alle gomme dure, presumibilmente per arrivare fino alla fine. In verità, tutta la top ten provvisoria è sul composto meno prestazionale, sperando che non vi siano altri intoppi. Intanto, al giro 53, la corsa riparte.

Rossi scappa via, Newgarden annusa il podio, Dixon deve “sopravvivere” a certe manovre aggressive di avversari troppo golosi. In questa fase si mette in luce Marco Andretti, che con un paio di manovre eccellenti risale fino alla settima posizione.

Tra il giro 65 ed il giro 67, i primi rientrano ai box per la sosta programmata. Molti confermano la scelta delle dure. Si prospetta una fase tranquilla, almeno fino al clamoroso colpo di scena che riguarda il leader della gara.

Alexander Rossi, fin qui dominatore della torrida domenica di St Petersburg, perde il controllo della sua Dallara Honda in curva 3, nello stesso punto che ha ucciso la gara di Power. L’impatto con le barriere è inevitabile, così come la Full Course Caution.

Al restart successivo scoppia il caos. Sato infila Jack Harvey con una manovra aggressiva, con l’inglese che per evitarlo va a colpire inavvertitamente Andretti, bucandogli una gomma. Alla conseguente bandiera gialla, Hinchcliffe si gira all’ultima curva. Rientra in maniera sconsiderata facendosi toccare da Harvey, danneggiando l’ala anteriore. La Caporetto di Michael Andretti è in atto.

E siccome le disgrazie non vengono mai sole, ci si mette anche la pioggia. Al giro 80, vengono segnalate precipitazioni in alcuni punti della pista.

La gara riparte comunque, con Alex Palou davanti a tutti. Ma lo spagnolo non tiene la testa a lungo, essendo che Newgarden fa di lui un sol boccone con una bella manovra in curva 2. Intanto Sato ne combina un’altra delle sue, mandando l’idolo di casa Oliver Askew contro le barriere in curva 10.

La caution relativa porta una curiosa conseguenza: la Pace Car è stata in pista talmente tanto tempo da…finire la benzina! Per fortuna è l’ultima volta che deve “lavorare”, in quanto da qui in avanti la gara procede regolarmente, fino alla bandiera a scacchi.

Qualcuno ha il numero del carro attrezzi?

Approfittando di questo e quello, Dixon si piazza in top five, fino a raggiungere il terzo posto finale. Ci riesce grazie anche all’errore madornale di Herta, che a 16 giri dalla fine, va lungo in curva 4 precipitando in 13esima posizione. Newgarden conquista un successo che lui stesso definisce “dolceamaro“. Con il gradino più basso del podio, Dixon è campione per la sesta volta in carriera.

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