“I dolori leggeri concedono di parlare: i grandi dolori rendono muti” è una frase di Seneca, importante filosofo latino. Una frase che potrebbe rappresentare in maniera fredda e lucida quell’Italia-Svezia del 13 novembre 2017.

Come si è giunti a ciò?

Sfiducia nel progetto tecnico, nell’allenatore e idee incompatibili. Il percorso per la tragedia comincia quando la panchina azzurra viene affidata a Gian Piero Ventura, allenatore reduce da cinque anni di Torino. Scelta fatta dall’allora Presidente della FIGC Carlo Tavecchio. Gli azzurri vengono inseriti nel girone di qualificazione con Spagna, Albania, Israele, Macedonia e Liechtenstein. Le prime gare non sono entusiasmanti, fin da subito non si respira un clima favorevole. Nessuno però prende in considerazione l’idea di non andare in Russia.

L’inizio della fine: Spagna-Italia 0-3

2 settembre 2017, Stadio Santiago Bernabeu di Madrid. Va in scena Spagna-Italia, prima contro seconda. Il tecnico azzurro abbandona improvvisamente il 3-5-2 collaudato e propone un inedito 4-3-3 iper offensivo. La gara non ha storie: Isco domina il centrocampo, Verratti non esiste proprio e la Spagna banchetta allegramente sull’Italia. Il centrocampista del Real segna le prime due reti, poi al 77′ Morata chiude i giochi. Bene, bisognerà sfidare la seconda di un altro girone. Il gruppo esce con le ossa rotte, Ventura perde la faccia e la strada per la Caporetto è spianata.

Animi tesi nello spogliatoio e il sorteggio Italia-Svezia

Ad ottobre dello stesso anno la nazionale pareggia tra i fischi contro la Macedonia (1-1) e vince contro l’Albania (0-1). Una vittoria che permette agli azzurri di essere testa di serie. Nel post gara contro i macedoni gli azzurri si confrontano nello spogliatoio, ma senza Ventura. Cominciano ad apparire i primi fantasmi di una mancata qualificazione, ma soprattutto molti ammisero perplessità sulla guida tecnica. Il cocktail per la Caporetto è servito. Il sorteggio abbina Italia-Svezia, ma i malumori persistono. La formazione della nazionale viene rese nota a poche ore dalla gara con gli svedesi. Un fatto che scatena le ire del C.T, che vuole sapere nome e cognome della talpa. In questo clima si arriva alla sfida e l’esito lo sappiamo: Svezia-Italia 1-0.

Milano, 13 novembre 2017: Caporetto

La situazione precipita. Ventura perde completamente il controllo della squadra. La paura si annida tra le maglie azzurre, l’incubo è vicino. Si vocifera che dopo la gara d’andata il tecnico abbia rassegnato le dimissioni, ma che poi il casso fosse poi rientrato. La vigilia è segnata dall’assenza di Ventura per mezza giornata da Appiano Gentile. Alla riunione tecnica pre Italia-Svezia il mister si presenta perde le staffe con i senatori, dicendo: “Bravi che avete fatto la riunione a Torino, allenate voi adesso!”. Il resto è storia. Il 13 novembre 2017 l’Italia scende in campo col 3-5-2 e ci mette tutto il cuore possibile per ribaltare la sfida. Olsen, proprio quel portiere che un anno dopo farà molto discutere in maglia giallorossa, farà un paio di parate decisive. L’arbitro ci metterà del suo, ma la strada per l’inferno è spianata. Italia-Svezia 0-0 e azzurri a casa.

Dopo il fischio finale di Italia-Svezia

Gli svedesi ci sono fatali. Gli azzurri crollano per terra, la tragedia è in atto. Ventura cammina verso gli spogliatoi da solo. Solo, come per tutta la sua esperienza sulla panchina azzurra. Buffon, De Rossi e Barzagli lasceranno la nazionale dopo quella notte. Tavecchio rassegnerà le dimissioni, Ventura invece verrà esonerato. Dopo qualche mese la nazionale verrà affidata a Roberto Mancini. Ventura allenerà ancora il Chievo Verona e la Salernitana. Attualmente è senza contratto.
Di quella sera resteranno indelebile le parole di De Rossi, le lacrime di Buffon e la foto degli azzurri sconsolati gettati per terra sul freddo prato di San Siro. Undici anni prima il cielo era azzurro sopra Berlino, quella sera la volta celeste era nera e cupa. Come il cuore di sessanta milioni di italiani.


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