Il 2 settembre 1952 nasce Jimmy Connors, autentico guerriero del tennis.

Grinta da vendere, personalità spiccata e una dote innata da assoluto combattente. Sono state queste probabilmente le armi segrete che hanno consentito a Jimmy Connors, nato il 2 settembre 1952 a Belleville, negli Stati Uniti, di avere una lunghissima carriera di 26 anni, dal 1970 al 1996, costellata da notevoli successi e anche qualche scivolone, inevitabile comunque in un lasso di tempo così ampio. Ha attraversato quattro generazioni del tennis sempre da protagonista, passando dal periodo d’oro di Laver a quello di Agassi. Jimbo comincia a farsi notare dal grande pubblico nel 1974.

In quella stagione, infatti, conquista tre Grandi Slam su quattro. Al quarto torneo, il Roland Garros, non può partecipare per delle incomprensioni burocratiche ed è un vero peccato perché, considerato il suo stato di forma psico-fisica, molto probabilmente avrebbe potuto calare il poker. Si impone soprattutto quando riesce a superare il leggendario campione australiano Rosewall a Wimbledon e Forest Hills, in quello che sembra una sorta di passaggio di consegne tra il maturo fuoriclasse e l’astro nascente del tennis. Quando si issa al numero uno nel ranking mondiale, il campione statunitense resta in vetta per sei anni, lasciando il primato solo per una settimana. Stabilisce inoltre un vero e proprio record con i suoi 109 trofei collezionati in carriera.

Jimmy Connors: una carriera durata 26 anni.

Quando comincia a brillare la stella di Borg, sembra impossibile per Jimmy Connors poter tornare a vincere sui campi inglesi. Ma l’indomito gladiatore del tennis coglie comunque l’occasione per superare l’avversario svedese in patria, battendolo nel 1976 a Forest Hills e ripetendosi due anni dopo sul cemento di Flushing Meadows dove nel frattempo è approdata la competizione statunitense. Grazie a queste vittorie il campione americano stabilisce un altro record: è l’unico nella storia ad aggiudicarsi gli US Open su tre superfici differenti.

Bjorn Borg: la leggenda del tennis svedese

In campo non brilla per simpatia: spesso scorbutico e polemico con l’arbitro, viene soprannominato anche «l’antipatico», anche se il suo spirito combattivo piace e appassiona il pubblico. Probabilmente rispetto ad altri colleghi è dotato di una tecnica meno sopraffina, e i suoi punti deboli sono soprattutto il servizio e il dritto poco pungenti. Invece è un maestro nel rovescio bimane che spesso diventa la sua arma letale per avere la meglio sui rivali di turno.

Gli Anni ’80 di Jimmy Connors: la rinascita dopo un periodo di appannamento

Gli Anni ’80 non cominciano alla grande per Jimmy Connors: forse distratto dalla travolgente storia d’amore con la collega Chris Evert, in campo sembra aver perso la sua consueta grinta, e in molti pensano che abbia già imboccato la fase discendente della parabola. Nel frattempo, oltre a Borg, si stanno imponendo altri talenti cristallini come McEnroe e Lendl, che vanno così ad aumentare il coefficiente di difficoltà delle sfide da affrontare. Ma Jimbo non si arrende così facilmente e riesce a rialzarsi: trova la serenità sentimentale e familiare convolando a nozze con Patty, ex coniglietta di Playboy, con la quale metterà al mondo due figli. Nel frattempo ritrova anche la forma dei giorni migliori.

Jimmy Connors e Chris Evert.

Quando ormai tutti lo danno per finito, a sorpresa Connors torna a trionfare a Wimbledon a otto anni di distanza dal suo ultimo successo al termine di una sfida serrata con John McEnroe. Quest’ultimo mal digerisce la sconfitta e si prende la rivincita due anni dopo quando liquida Jimbo in appena quattro games. Questa debacle però non ferma il guerriero dell’Illinois che, nonostante abbia superato i trent’anni, nel 1982 e 1983 si porta a casa altri due US Open superando in entrambe le circostanze Lendl.

Il brusco stop di Wimbledon del 1984 per mano di McEnroe fa pensare ancora una volta che, ormai 32enne, Jimmy Connors abbia imboccato il viale del tramonto. D’altronde, si tratta di un atleta che ha già collezionato 8 successi di Slam (5 US Open, 2 Wimbledon e 1 Australian Open) e 15 finali mentre gli manca Parigi dove non è mai riuscito ad andare oltre le semifinali in quattro occasioni. Dunque non sarebbe male ritirarsi dopo aver messo in bacheca tutti questi trofei. Ma «l’antipatico» del tennis non si piega, ha un carattere indomabile e una forza d’animo eccezionale e va avanti, lasciando tutti a bocca aperta perché arriva a 37 anni sostando costantemente nella top-ten mondiale e vincendo nel frattempo altri due tornei ATP a Tolosa e Tel Aviv.

L’epica sfida di New York nel 1991 e la spettacolare uscita di scena a Parigi

Tra le competizioni epiche disputate da Jimmy Connors c’è quella del Flushing Meadows del 1991. Ha 39 anni quando recupera due set e due break di vantaggio a Patrick McEnroe (fratello minore di John), lo elimina tra gli applausi del pubblico e arriva agli ottavi dove incrocia la racchetta con Aaron Krickstein. Nonostante il mal di schiena e il torcicollo Jimbo tiene testa al connazionale che vanta la migliore percentuale di affermazioni al quinto set, ma quando dall’altro lato della rete c’è Connors non bisogna mai dare nulla per scontato. Il gladiatore dell’Illinois infatti trova un colpo da maestro che gli consente di aggiudicarsi l’incontro al tie-break del quinto set. La sua avventura arriva fino alla semifinale con gli spettatori che lo omaggiano con una standing-ovation.

Il 31 maggio 1991 Jimmy Connors si rende protagonista di un’altra sfida epocale a Parigi, laddove non è mai riuscito a vincere in carriera. Il pubblico transalpino lo sostiene perché adora la sua grinta, la capacità di combattere fino allo stremo delle forze e di sorprendere gli avversari più giovani di lui quando credono di averlo ormai sconfitto. In quest’edizione del torneo va avanti fino a sfidare Michael Chang, tennista statunitense che ha vent’anni meno di lui. Durante il match Jimbo sembra più volte sul punto di crollare e nelle pause fa fatica a rialzarsi dalla sedia e a tornare in campo. Eppure anche in questa circostanza la sua forza indomita gli permette di fare qualcosa d’impensabile. Quando Chang appare ormai vicino alla vittoria, l’asso americano che sembra ormai distrutto dalla fatica si esibisce nel suo tradizionale rovescio bimane e si porta in vantaggio di un punto. E qui avviene il colpo di scena.

I leggendari incontri di Jimmy Connors.

Connors si avvicina all’arbitro e gli dice di non essere più in grado di andare avanti, saluta il pubblico che lo omaggia con un lungo applauso e, appoggiandosi al fisioterapista, esce di scena con l’ennesima trovata spettacolare, a quasi 40 anni e mentre si trovava in vantaggio rispetto al più giovane Chang. Un altro tentativo di ripresa l’atleta di Belleville lo fa quando per l’ennesima volta si esibisce dinanzi al pubblico francese in cinque set contro Michael Stich, all’epoca numero tre al mondo. L’ultimo spunto lo ha quando riesce ad arrivare fino ai quarti di finale di Halle. Poi Jimmy Connors deve davvero appendere la racchetta al chiodo nel 1996 dopo ben 26 anni trascorsi a lottare e a vincere su qualsiasi superficie, entrando di diritto tra le leggende del tennis internazionale.

Commenti
Please follow and like us:
Tweet 20
fb-share-icon20