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Dicembre4 , 2021

Jonathan Rea in MotoGP: ma chi glielo fa fare?

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Jonathan Rea passa in MotoGP? la voce si sta facendo insistente nel paddock, soprattutto dopo che Garrett Gerloff ha deciso di rimanere in Superbike. Con il no del texano alla Yamaha Petronas, destinazione che sembrava scontata, è rispuntata fuori l’opzione del nordirlandese, come possibile sostituto di Valentino Rossi. Il diretto interessato non ha risposto direttamente ai rumors, ma ha commentato con un “never say never” che lascia presagire un’apertura. Ma la verità è che a Johnny non conviene lasciare la Superbike per lanciarsi nella classe regina. In queste poche righe, vi spieghiamo il motivo.

Jonathan Rea: perché è meglio che non passi in MotoGP?

Il salto di categoria è senza dubbio suggestivo per Johnny. Il sei volte iridato SBK non ha mai nascosto il suo interesse per la categoria, che ha avuto modo di assaggiare nel 2012 come sostituto dell’infortunato Stoner alla Honda. Il giro d’affari è più ampio che nelle derivate di serie, e si troverebbe a debuttare su una Yamaha M1, considerata la moto più “facile” con cui approcciare la categoria. Senza contare che, in caso di successo, farebbe una bella pubblicità al suo campionato, dimostrando che il livello delle derivate di serie è molto più alto di quel che si pensi. Ma i vantaggi del salto finiscono qui. Facendo un’analisi approfondita, compaiono diversi ostacoli sul cammino del pilota da un campionato all’altro.

Il primo elemento da considerare è l’età. Jonathan si ritroverebbe a fare il rookie a 34 anni, in una serie dove l’anagrafica dei piloti si sta abbassando notevolmente. Debuttanti come Fabio Di Giannantonio e Marco Bezzecchi hanno meno di 25 anni, e avranno molte più chance del “vecchio” Johnny. Inoltre, si ritroverebbe a guidare una moto di un team satellite, e per di più non aggiornata. La M1 factory è destinata a Franco Morbidelli (se non va nel team ufficiale) o ad un pilota già inserito nell’ambiente. C’è poi da considerare il fattore squadra: con Kawasaki, Rea ha instaurato una vera simbiosi, frutto di sette anni di collaborazione ad alti livelli. In Petronas non troverebbe mai lo stesso feeling, data anche l’impossibilità di portarsi dietro il suo staff. Infine, in caso di scarsi risultati, il suo blasone finirebbe per appannarsi, perché agli occhi di molti i suoi sei mondiali SBK potrebbero non valere più nulla. Insomma, non ne vale la pena. Tra le altre cose, Rea ha ancora un anno di contratto con Kawa: chi paga la penale per svincolarlo da un accordo in essere?


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