La Brexit sta per abbattersi sulla Premier League.

Ormai ci siamo. Stando alle ultime dichiarazioni pervenute dall’Unione Europea e dalla Gran Bretagna, sembra proprio che sia stato trovato l’accordo per arrivare alla Brexit. Il presidente uscente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e il premier inglese Boris Johnson hanno annunciato che ormai l’intesa – dopo mesi di estenuanti trattative – finalmente è stata raggiunta. Lo sport, e in particolare il mondo del calcio, guardano con timore l’uscita del Regno Unito dalla UE, poiché questa svolta storica rischia di creare non pochi problemi alle varie squadre della Premier League e delle serie minori. Su tutti, verrebbe penalizzato il calciomercato, con molti giocatori che potrebbero decidere di lasciare l’Inghilterra per approdare in altri campionati dove vi sarebbero meno limitazioni ai trasferimenti e agli ingaggi.

Nel momento in cui la Brexit verrà ratificata da tutte le parti in causa, i giocatori europei che militano in club della Gran Bretagna verranno trattati alla stregua dei colleghi che non rientrano nella cosiddetta European Economic Area. Dunque saranno chiamati a rispettare una serie di parametri e requisiti maggiormente restrittivi rispetto a quanto accaduto finora, e proprio questi vincoli in passato avevano spinto alcune società inglesi a manifestare la propria contrarietà all’addio di Londra all’Unione Europea.

La Brexit si avvicina, la Premier League trema.

Gli effetti della Brexit si abbatteranno soprattutto sulle trattative di calciomercato. Infatti, se finora la Premier League era stata una delle competizioni più ambite dagli atleti soprattutto per ricchezza e standard economici elevati, prossimamente la situazione potrebbe inesorabilmente ribaltarsi. Tutti i giocatori che vorranno trasferirsi in una squadra britannica dovranno fare i conti con la normativa prevista per gli altri lavoratori che non appartengono al Regno Unito, dovendo procurarsi un permesso di lavoro che non è così semplice da ottenere.

Brexit in arrivo: come potrebbe cambiare il mercato britannico

Il documento viene rilasciato solitamente dall’UK Home Office che, prima di concederlo, deve verificare che il richiedente possegga tutti i requisiti previsti dalla legge. Guardando nello specifico ai calciatori, costoro dovranno dimostrare di rispettare i parametri relativi al rapporto tra il ranking FIFA della propria Nazionale e la percentuale di gare disputate sancita dalla normativa. Inoltre verranno attentamente analizzati il costo della trattativa, l’ingaggio previsto e la carriera del singolo atleta. Ovviamente questo non dovrebbe essere un grande ostacolo per i cosiddetti top-player, mentre la situazione potrebbe essere molto più complicata per tutti gli altri.

La Premier League ai nastri di partenza

La Football Association già qualche mese fa aveva lanciato un primo segnale d’allarme, riportando i risultati di una sua ricerca secondo cui ci sarebbero almeno 300 giocatori che non rientrerebbero nei requisiti previsti per il rilascio del permesso di lavoro. Tutto ciò potrebbe comportare la fuga di diversi protagonisti del mondo del calcio dalla Premier League per virare verso quei campionati che rientrano nell’Unione Europea e che dunque prevedono un numero minore di parametri in vista di un eventuale tesseramento. Facendo degli esempi concreti, il centrocampista del Chelsea Kanté e l’attaccante del Manchester City Mahrez con la Brexit non sarebbero potuti diventare protagonisti del calcio del Regno Unito.

Kanté, centrocampista del Chelsea.

Da non sottovalutare anche il risvolto economico che, ovviamente, quando si parla di calciomercato è a dir poco rilevante. Il via libera alla Brexit dovrebbe comportare una perdita di valore della sterlina che, dunque, renderebbe meno appetibili sul mercato le società inglesi rispetto a quelle che possono ricorrere all’euro. Di conseguenza, diversi top-club della Premier League non solo andrebbero in difficoltà nel competere con altre società di pari rango, ma potrebbero anche vedersi costretti a lasciar partire i propri campioni, attratti da proposte e ingaggi più vantaggiosi provenienti dai Paesi facenti pare dell’Unione Europea.

Insomma, mentre il Primo Ministro Johnson esulta, il calcio britannico trema al pensiero della piena attuazione della Brexit.

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