Trent’anni dopo la finale di Italia ’90, Germania-Argentina, risolta a favore dei tedeschi grazie ad un calcio di rigore di Brehme, parla l’arbitro di quella sfida, Edgardo Codesal, che punta l’indice contro Diego Armando Maradona, reo di alcuni comportamenti sopra le righe: “Ricordo che lo stadio fischio’ l’inno argentino. E dissi a Maradona di rilassarsi. Gli consigliai di non perdere la testa, di rilassarsi e di dimostrare che tipo di giocatore fosse, di essere il migliore al mondo, ma lui non sembrava aver capito. Quando estrassi il cartellino rosso a Monzon , Diego mi si è avvicinato dicendomi che la Fifa mi aveva mandato per derubarli, per far sì che non vincessero quella partita. Avrei potuto espellerlo, ma poi ho pensato che era la finale di un Mondiale e che avrei dovuto usare il buonsenso con il miglior giocatore al mondo. Come giocatore ha tutta la mia ammirazione, e il mio rispetto. Nella partita contro l’ Urss ero il quarto uomo. L’ho visto fasciarsi la caviglia gonfia come un melone e poi essere il migliore in campo. Gli ho visto fare cose fantastiche. Come persona, invece, è tra le peggiori conosciute in vita mia”.

Infine torna sulle polemiche relative al calcio di rigore assegnato alla Germania che risolse la finale: “Non ho molti dubbi. Sensini tocca con la coscia destra Voeller e poggia anche il suo avambraccio sulla vita dell’attaccante tedesco. L’attaccante può anche accentuare la caduta, ma c’è comunque una mancanza da parte del difensore. Con o senza VAR, 30 anni fa o fra 30 anni, emetterei ancora un fischio. Sensini non ha mai nemmeno toccato la palla. In campo ero assolutamente sicuro. Non avevo giocatori che potessero ascoltarmi”.

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