La sesta giornata di Campionato, si consuma in attesa del grande scontro di domenica, a San Siro, tra Inter e Juve. Al vertice, continua la corsa imperterrita dei nerazzurri di Conte, arrivati alla sesta vittoria consecutiva. Così bene, gli interisti, non facevano dalla stagione 1966/67, quando sulla panchina sedeva un altro guru del pallone, il mai dimenticato Helenio Herrera. Neppure l’Inter dei record di Giovanni Trapattoni (stagione 1988/89), era riuscita a fare meglio di questa Inter di Conte nei primi sei turni di Campionato. La squadra del Trap aveva vinto otto partite nelle prime nove giornate, ma alla terza si era fatta stoppare al Bentegodi, dal Verona di Bagnoli.

La vecchia Inter è in via di estinzione

In tempi recenti, quattro stagioni fa, l’Inter di Mancini, aveva inanellato cinque vittorie consecutive, per poi venire travolto al Meazza, dalla Fiorentina di Paulo Sousa per 4-1 (tripletta di Kalinic). Ma si parla di Inter che non sembrano avere la consistenza dell’attuale squadra del salentino. Quella compagine, dell’odierno c.t. della Nazionale, dopo quella subita inferta dai Viola, si sciolse come neve al sole. Non vinse poi per altre tre partite, per crollare tra dicembre e gennaio in casa, contro Lazio e Sassuolo e non riuscire a battere, sempre a San Siro, la cenerentola Carpi. Era l’Inter di Thoir, a cui non riusciva mai una qualificazione Champions.

La personalità di questa Inter di Conte

Sabato, a Marassi, per una stupidaggine di Alexis Sanchez, che si è fatto cacciare dal campo, per una simulazione in area. L’Inter, ha rischiato di essere ripresa dalla Samp. Vinceva due a zero, ma, subito dopo l’espulsione del cileno, i blucerchiati hanno accorciato le distanze e sembravano aver preso in mano le redini della gara. Nelle passate stagioni, siamo certi che i nerazzurri sarebbero crollati. Invece, sabato, gli Undici di Conte, hanno mostrato gli attributi, non hanno traballato e sono andati addirittura a riprendersi il doppio vantaggio. Era un’Inter che, dalla squadra base, era priva di Godin, Barella e Lukaku. Se Conte riuscirà a coinvolgere tutti, in questa continuità di rendimento: dai Bastoni ai D’Ambrosio, dai Biraghi ai Gagliardini… crediamo che i nerazzurri potranno contendere, sino in fondo, questa corsa allo scudetto alla Juve e al Napoli. La prova di maturità, per la squadra di Conte, passa per la sfida di domenica contro la formazione di Sarri. Ma poi, nel caso di una promozione, occorrerà completare gli studi con una preparazione di livello. Nei tempi odierni, per restare nei posti di comando, la competizione non permette un minimo di rilassamento.

I progressi della Juve di Sarri

La squadra che incute ancora il maggior timore è la Juventus. Da qui ad inizio stagione, come per i nerazzurri, nessuna sconfitta per loro. Né in Campionato, né nella Champions. Sarri ha ricevuto le sue critiche, soprattutto per quanto riguarda la sistemazione della retroguardia, ma l’assenza di un giocatore come Chiellini poteva costituire un alibi. Sabato contro la Spal, De Ligt si è mostrato più sicuro. Non ha commesso un fallo per gli interi novanta minuti di gioco e ha sciorinato una serie di passaggi, degni di un giocatore di classe, quale è lui.

In cosa si deve sbrigare il nuovo tecnico della Juve, è nel trovare la quadra nel cerchio del centrocampo. Pjanic, nelle ultime due gare disputate, si è dimostrato un giocatore di assoluto valore. Nella partita contro la Spal, il bosniaco ha toccato 102 palloni, ottenendo una riuscita nei passaggi del 100%. Stiamo parlando di un atleta straordinario, ma che purtroppo non è ancora riuscito a dare una svolta alla propria carriera di top player. Vediamo, se ora con Sarri, riuscirà a compiere quel salto di qualità, che gli permetterebbe di diventare tra quei quattro/cinque migliori interpreti del ruolo nel globo.

La crisi del Milan continua

Dall’era dell’avvento di Berlusconi, in termine di punti, solo Capello, nella stagione 1997/98 ha fatto peggio, di quello che sta facendo Giampaolo adesso. Era un Milan a fine ciclo, che si apprestava a salutare i Savicevic, i Desailly e si stava congedando dai Donadoni, dai Sebastiano Rossi… In sei partite, una sola vittoria e due pareggi, per l’allenatore appena arrivato dal Real Madrid, per risollevare le sorti di una squadra, che era arrivata undicesima nella precedente stagione. Anni incolore per il diavolo rossonero, alla ricerca di ripetere i successi degli anni precedenti. Erano gli anni in cui, al club di Via Turati, arrivavano gli olandesi sbagliati: Kluivert, Bogarde, Reizeger…

In quella squadra c’erano sia Maldini che Boban, la classe dirigente del Milan di oggi. Il duo, chiamato a riportare in auge i rossoneri, non è riuscito al momento a formare una squadra degna della sua Storia. La probabile imposizione da parte della Società, di far quadrare i conti e imporre alla dirigenza, acquisti sulla base di future plusvalenze, ha fatto sì che sia nata una squadra chimerica. Un complesso snob, del tutto inconsapevole dell’attuale stato del Milan. La squadra rossonera di oggi è lontana anni luci da quel Milan che si imponeva in giro per il Mondo. Questa squadra imbottita di trequartisti, finti crack, non può che naufragare nella realtà di un campionato vero, competitivo, come è quello italiano. Non si possono mascherare con le attitudini al bel gioco di Giampaolo, le modeste qualità dell’intero organico rossonero. Questa squadra non ha costrutto. Si spostano i giocatori di qua e di là, ma non per la loro versatilità alle propensioni del gioco, ma perché non si sanno dove fare giocare.

Ribery un marziano atterrato sul Campionato italiano

Chi avrebbe mai detto che dopo dodici, lunghe, logoranti stagioni al Bayern di Monaco, il trentaseienne francese, con lo sfregio sulla gote, si sarebbe presentato in una forma così smagliante nel nostro Campionato. Tutti si era pensato a una furbata del nuovo Presidente Commisso, per attirarsi le simpatie dei tifosi viola. Invece, in questo scorcio di Serie A, l’ex giocatore di Bayern, Galatasaray e Marsiglia, è la vera star del nostro Campionato. Rapidità nei movimenti, scatti sguscianti, dribbling diabolici dentro e fuori l’area, assist d’oro, reti…

Chi ormai non stupisce più è l’Atalanta di Gasperini. Terzo posto in solitaria, miglior attacco e gioco a tratti sfavillante. In Italia, la squadra bergamasca, è una realtà del nostro Campionato. Si può considerare come la quarta forza della Serie A. Se le due romane non mostreranno una certa continuità nel loro rendimento, uno dei quattro posti per la Champions sarà, di nuovo, appannaggio della squadra del tecnico di Grugliasco T.se. Nella piccola borghesia del calcio italiano, perde invece un po’ di credibilità il Bologna, che nelle ultime tre gare mette un solo punto nella sua classifica (quello con il Genoa). I rossoblù hanno un buon complesso di squadra, ma sembra mancare loro quel centravanti, capace di levare le castagne dal fuoco, quando le cose non vanno molto bene. Santander, Destro, non sono all’altezza per un Campionato come il nostro e, Palacio, come falso nueve, alla veneranda età di 37 anni, non può più fare miracoli.

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