Oggi si ricorda la vittoria della Nazionale Italiana di Calcio nel 1934 contro la Cecoslovacchia.

La finale del Campionato di Calcio 1934 fu la partita decisiva per poter assegnare il titolo.

Fu disputata il 10 giugno 1934 allo Stadio Nazionale (all’epoca ribattezzato “Stadio del Partito Nazionale Fascista”) di Roma.

Vinse la Nazionale Italiana su quella Cecoslovacca, con il punteggio finale di 2-1, maturato nel corso del primo tempo supplementare.

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La storia dell’Italia e della Cecoslovacchia nel Calcio

Dopo l’edizione Inaugurale della Coppa del Mondo del 1930 in Uruguay, la FIFA assegnò l’organizzazione del secondo mondiale all’Italia, prima volta per un Paese Europeo.

La nazionale italiana, attiva dal 1910, aveva conquistato la prima edizione della Coppa Internazionale (1927-1930), oltre ad una medaglia di bronzo al torneo Olimpico di Amsterdam nel 1928.

La Cecoslovacchia era, dal canto proprio, una delle migliori nazionali europee del momento, al punto che la stampa aveva definito i suoi calciatori “i maestri cecoslovacchi”.

A livello di risultati, la squadra dell’Europa orientale era giunta terza nella citata edizione inaugurale della Coppa Internazionale 1927-1930.

E alle Olimpiadi aveva raggiunto la finale nel torneo di Anversa 1920 (anche se poi fu privata della medaglia d’argento ed esclusa dal podio).

Mentre al torneo di calcio di Parigi nel 1924, non era andata oltre gli ottavi di finale.

Prima del mondiale, le due squadre si erano già affrontate dieci volte.

Nell’ultimo confronto, disputato il 7 maggio 1933 a Firenze e valevole per la Coppa Internazionale 1933-1935, gli azzurri erano prevalsi per 2-0.

Fissando il bilancio degli scontri diretti totali tra le due nazionali in tre vittorie per parte e quattro pareggi.

Il cammino verso la finale

L’Italia si presentò ai nastri di partenza della seconda edizione del mondiale non da favorita.

Gli azzurri, peraltro, nonostante fossero la selezione del Paese organizzatore del torneo, avevano dovuto cimentarsi nelle qualificazioni alla fase finale della Coppa del Mondo.

A Milano, il 25 marzo 1934, l’Italia superò la Grecia per 4-0.

Il ritiro degli ellenici in vista del ritorno assicurò alla Nazionale italiana la qualificazione al suo primo mondiale.

Per la fase finale della Coppa Rimet, Vittorio Pozzo, commissario tecnico della Nazionale dal 1929, aveva convocato una rosa essenzialmente fondata sul blocco dei calciatori della Juventus.

Da quattro anni campione d’Italia in carica (tanto che la Nazionale veniva sovente denominata Nazio-Juve).

Tra i bianconeri si distinguevano, tra gli altri, il portiere Combi (titolare a seguito dell’infortunio di Ceresoli), i difensori Bertolini e Caligaris, i centrocampisti Monti e Ferrari e gli attaccanti Orsi e Borel.

Monti, tra l’altro, aveva già disputato la finale del campionato Mondiale di calcio 1930 con la maglia dell’Argentina ed era uno dei cinque oriundi sudamericani della Nazionale, a fianco di Guarisi (brasiliano), Guaita, Orsi e Demaría (argentini).

Il leader della squadra azzurra era, però, l’attaccante Meazza, in forza all’Ambrosiana-Inter. Un’altra punta assai prolifica era Schiavio, del Bologna.

L’esile formula del mondiale del 1934 prevedeva da subito la fase ad eliminazione diretta.

Negli ottavi di finale, gli azzurri furono sorteggiati contro gli Stati Uniti, reduci dal sorprendente terzo posto ai mondiali del 1930.

La partita, disputata a Roma il 27 maggio 1934, non ebbe storia: l’Italia si impose con un perentorio 7-1, con tripletta di Schiavio, doppietta di Orsi e marcature di Ferrari e Meazza.

I quarti di finale della Nazionale Italiana

Di tutt’altra levatura fu l’avversario nei quarti di finale: la Spagna del celebre portiere Zamora.

A Firenze, il 31 maggio, gli azzurri si trovarono in svantaggio al 29′, a causa della segnatura di Regueiro.

Al 44′ Ferrari riportò in parità il punteggio, che non si sbloccò neanche ai tempi supplementari, complice la superba prestazione di Zamora, capace di sventare cinque palle goal italiane.

Come da regolamento, la partita venne ripetuta il giorno seguente, sempre a Firenze.

Le squadre scesero in campo fortemente rinnovate: a causa della durezza del gioco, l’Italia aveva dovuto operare quattro cambi, la Spagna sette, tra cui il proprio portiere titolare (ufficialmente per infortunio).

La gara fu risolta, dopo appena 11 minuti, da Meazza, mentre da parte spagnola si levarono molte polemiche per un goal annullato agli iberici dall’arbitro svizzero Mercet.

La Semifinale dell’Italia

In semifinale, gli azzurri si trovarono di fronte l’Austria, detentrice della Coppa Internazionale (vinta nel 1931-1932), tra le favorite del torneo.

A Milano, il 3 giugno, l’Italia ebbe la meglio del Wunderteam per 1-0 grazie a Guaita, che al 21′ realizzò una rete assai contestata, per un presunto fallo di Meazza ai danni del portiere austriaco Platzer.

La Cecoslovacchia, che aveva conquistato la qualificazione al mondiale del 1934 superando la Polonia, si presentò invece alla fase finale da favorita.

Il commissario tecnico Karel Petrů aveva convocato una rosa composta per gran parte dai calciatori dello Slavia Praga, dominatore del campionato nazionale sin dal 1929.

Tra essi si segnalavano il portiere e capitano Plánička e gli attaccanti Puč, Svoboda e Sobotka.

Altro centravanti assai temibile era Oldřich Nejedlý, in forza all’altro club di Praga, lo Sparta.

La corsa alla finale della Cecoslovacchia

I cecoslovacchi esordirono, negli ottavi di finale, il 27 maggio a Trieste.

L’avversaria era la Romania, che passò in vantaggio al 10′ con Dobay, chiudendo il primo tempo sull’1-0.

Nella ripresa, la Cecoslovacchia prima agguantò il pareggio con Puč al 49′, poi realizzò la rete del definitivo 2-1 con Nejedlý al 67′.

Nei quarti, il 31 maggio a Torino, la Cecoslovacchia affrontò la Svizzera, dando luogo ad un confronto estremamente combattutto.

Andata in svantaggio, a causa della marcatura al 18′ di Kielholz, la squadra di Petrů ribaltò il punteggio grazie a Svoboda e Sobotka.

Al momentaneo pareggio svizzero con André Abegglen, la Cecoslovacchia rispose con il goleador Nejedlý, che all’83’ realizzò la rete del definitivo 3-2.

La vittoria sugli svizzeri proiettò la Cecoslovacchia in semifinale contro la Germania.

A Roma, il 3 giugno, si erse a protagonista assoluto ancora Nejedlý, autore di una tripletta contro i tedeschi, superati per 3-1.

Grazie alle marcature contro la Germania, Nejedlý si sarebbe consacrato capocannoniere del torneo, con 5 goal.

Prepartita

L’arbitro designato dalla FIFA fu lo svedese Ivan Eklind, il quale, peraltro, aveva arbitrato anche la semifinale Italia-Austria (ad oggi, caso unico nella storia di direttore di gara che abbia arbitrato sia una semifinale che la finale del medesimo mondiale).

La sua scelta sarebbe stata oggetto di copiose polemiche nel dopopartita, a partire da presunte simpatie verso il fascismo da parte del direttore di gara svedese.

Dalla Cecoslovacchia, giunsero due treni speciali carichi di tifosi.

I calciatori cecoslovacchi prepararono la gara nel loro ritiro in località Croce, presso Frascati.

Gli italiani, che alloggiavano in un albergo al Pincio, trascorsero invece la vigilia in pieno relax nella pineta di Castel Fusano, presso Ostia.

Per poi assistere, nel tardo pomeriggio del 9 giugno al Foro Mussolini, all’incontro di tennis tra Italia e Svizzera, valevole per l’International Lawn Tennis Challenge 1934 (oggi Coppa Davis).

L’Italia vince il suo primo Mondiale

Italia e Cecoslovacchia si presentarono all’appuntamento decisivo per l’assegnazione del titolo allo Stadio del Partito Nazionale Fascista di Roma il 10 giugno 1934.

Nonostante non si fosse ancora giunti al solstizio d’estate, la capitale italiana era nel pieno di un’ondata di caldo, con temperature che superavano i 40 °C.

Il regime fascista, al potere in quegli anni in Italia, contava molto sulla vittoria della Nazionale a scopi propagandistici.

In tribuna d’onore sedeva, tra gli altri, Benito Mussolini a fianco di Jules Rimet e le principesse Maria Francesca e Mafalda di Savoia.

Luis Monti, venendo schierato in campo dal CT italiano Pozzo, divenne il primo (e, ad oggi, l’unico) calciatore ad aver disputato due finali mondiali con due maglie diverse.

Dopo quella giocata nel 1930 con l’Argentina e persa per 4-2 contro l’Uruguay.

La stampa internazionale vedeva favorita la Cecoslovacchia, che in effetti comandò il gioco per buona parte della partita, a fronte di un’Italia nervosa e impacciata.

La sintesi della partita

Puč e Sobotka colpirono due pali, mentre l’estremo difensore cecoslovacco Plánička intercettò un paio di conclusioni di Meazza e Schiavio.

Il risultato fu sbloccato dal cecoslovacco Puč al 71′ con un rasoterra che batté Combi, ammutolendo i tifosi italiani.

La marcatura realizzata galvanizzò la Cecoslovacchia, che sfiorò il 2-0 in un altro paio di occasioni: prima Sobotka sprecò a porta vuota, poi Svoboda colpì il terzo palo per gli ospiti.

Pozzo decise di correre ai ripari: scambiò le posizioni tra lo stanco Schiavio e Guaita, alterando gli schemi difensivi degli avversari.

Lo stesso Pozzo, per incoraggiare i suoi giocatori, lasciò la panchina per posizionarsi dietro la porta cecoslovacca.

A nove minuti dalla fine, quando la partita sembrava compromessa, gli azzurri colsero il pareggio, grazie alla conclusione a rete di Orsi con un tiro ad effetto da circa venti metri.

Per la prima volta nella storia dei mondiali di calcio, la finale si decideva ai tempi supplementari.

Qui il punteggio cambiò quasi subito: al 95′ Schiavio, servito al centro dell’area di rigore da Guaita, calciò un potente destro in diagonale da circa sette-otto metri, battendo Plánička e portando l’Italia in vantaggio.

Dopo la segnatura, Schiavio, probabilmente per la calura, la stanchezza o l’emozione, svenne per qualche istante, fino ad essere svegliato a colpi di schiaffi da Meazza e Pozzo.

La rete ebbe un contraccolpo decisivo sul morale dei cecoslovacchi, che non furono in grado di raggiungere il pareggio.

L’Italia si erse, per la prima volta nella propria storia, a campione del mondo.

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