nhra coca cola

La NHRA porta in tribunale la Coca Cola. La federazione statunitense del Drag Racing ha annunciato ufficialmente di aver querelato la nota azienda di bibite, perché essa non vuole rispettare il contratto di sponsorizzazione. Dal 2002, la Coca Cola è sponsor ufficiale del campionato (tramite un marchio di sua proprietà, la Mello Yello) ma ha deciso di terminare improvvisamente l’accordo. Il contratto scade nel 2023.

Ora la questione è nelle mani della Corte Distrettuale della California Centrale, la quale dovrà pronunciarsi sull’aspetto legale della vicenda.

NHRA e Coca Cola, i due litiganti

Sulla Coca Cola non credo siano necessarie presentazioni: tutti noi abbiamo bevuto una loro bottiglia o lattina una volta nella vita. Ma oltre ai marchi conosciuti come Coca Cola, Fanta o Sprite, l’azienda che ha sede ad Atlanta ne possiede diversi altri. Uno di questi è la Powerade, bevanda integratore dedicata agli sportivi. Un altro è la Mello Yello, bevanda gassata al sapore di agrumi e contenente caffeina. Questi due marchi sono stati title sponsor della NHRA dal 2002 ad oggi.

Spot pubblicitario della Mello Yello, con la leggenda della Top Fuel Antron Brown.

La NHRA, acronimo di National Hot Rod Association, è la federazione che organizza le gare di accelerazione. Le famose corse sui dragstrip, le strisce d’asfalto del quarto di miglio, o 400 m (oggi ridotte a 300 m per motivi di sicurezza) con bolidi capaci di velocità pazzesche. La serie è suddivisa in quattro categorie.

La Top Fuel è la classe con quelle strane monoposto dalla scocca lunghissima, e un gigantesco motore V8 sovralimentato da 8 litri. Capaci di potenze mostruose (8000 CV!), le Top Fuel superano i 300 metri della pista in poco più di 3 secondi e mezzo, con una velocità d’uscita di 500 Km/h! Il segreto di tanta prestazione sta nel carburante speciale, composto per il 90% da nitrometano. Tale sostanza, se bruciata, rilascia una grande quantità di ossigeno, che comporta un aumento considerevole della potenza. E’ lo stesso principio del protossido d’azoto, insomma.

Le Funny Car sono simili alle Top Fuel per meccanica, ma hanno una carrozzeria chiusa che le fa assomigliare vagamente ad una vettura di serie (in origine erano vetture stradali pesantemente modificate). Equipaggiate con lo stesso motore, le Funny Car raggiungono velocità simili alle Top Fuel, ma essendo più pesanti, impiegano più tempo a superare la strip (circa 4 secondi).

Le Pro Stock, infine, sono le macchine che più si avvicinano alla produzione di serie. La categoria ha subito un’evoluzione simile alla NASCAR, partendo da vetture prettamente stradali per arrivare ai mostri specialistici di oggi. Hanno un motore V8 di 8 litri, ma aspirato, e con carburante standard. Parliamo comunque di 1200 CV, con velocità d’uscita di 350 Km/h. A differenza di Top Fuel e Funny Car, le Pro Stock corrono ancora sul quarto di miglio.

La quarta classe è la Pro Stock Motorcycle, simile alla Pro Stock ma dedicata alle due ruote.

Assieme alla NASCAR e alla IndyCar, la NHRA è un campionato che gode di una certa popolarità e che affonda le proprie radici nella tradizione culturale americana. Nel 2021 la serie celebrerà il suo 70esimo anniversario.

Il casus belli

Ma torniamo al presente. Che cosa è successo tra la NHRA e la Coca Cola?

Abbiamo detto che la società di bibite sponsorizza il campionato dal 2002, prima con il marchio Powerade e adesso con Mello Yello. Il 2020 è stato un anno difficile per entrambe le parti: il lockdown, e le sue conseguenze economiche, hanno messo a dura prova l’intero mondo del motorsport.

La federazione dei dragster ha sofferto molto la crisi della pandemia. La stagione era iniziata regolarmente a febbraio, con il tradizionale Winternationals disputato sul leggendario tracciato di Pomona. Dopo la seconda gara in Arizona, è scoppiata la pandemia, ed il campionato si è fermato.

Nel mese di maggio, quando la situazione ha cominciato a migliorare, il motorsport USA si è risvegliato. La NASCAR ha ripreso la stagione a Darlington, la IndyCar ha dato il via al suo anno in Texas, a inizio giugno. La NHRA…niente: per tutta l’estate, la serie del drag racing ha continuato a posticipare e cancellare gare su gare. A fine agosto, i motori erano ancora spenti! La serie ha ripreso solo il 6 settembre scorso, con il Denso Spark Plugs NHRA U.S. Nationals al Lucas Oli Dragway, in Indiana.

Ma perché tutto questo ritardo? La NHRA, rispetto alla NASCAR, non possiede i circuiti in cui corre, e non distribuisce ai dragstrip i proventi dei diritti TV. I gestori delle piste hanno bisogno del pubblico per sopravvivere, e le restrizioni imposte dai vari stati non aiutano in questo senso. Senza contare che le piste di accelerazione sono spazi più stretti rispetto ad un ovale o ad uno stradale, perciò è più difficile far rispettare le distanze di sicurezza. Ecco i motivi di tale ritardo.

Dall’altro versante, la Coca Cola si è fatta due conti, ed ha colto la palla al balzo. Di fronte ad una stagione che rischiava di chiudersi dopo pochissime gare, la società ne ha approfittato per salutare la compagnia, e risparmiare un sacco di soldi. A dispetto di un contratto che scade a fine 2023, la Coca Cola Company annuncia la fine della sponsorizzazione della National Hot Rod Association già dopo quest’anno. Ma la NHRA non ci sta, e manda la proverbiale lettera dell’avvocato.

Ora la palla passa alla Corte Distrettuale della California Centrale, la quale dovrà decidere chi ha ragione. La NHRA, con un comunicato ufficiale, accusa la Coca Cola di aver approfittato della pandemia per rompere un accordo in essere, unilateralmente. Dall’altra parte, invece, non è ancora pervenuta nessuna risposta.

Il procedimento legale è tutt’ora in corso. Seguiranno aggiornamenti.

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