Coronavirus: esclusi atleti amatoriali da Maratona di Tokyo.

Il coronavirus si abbatte anche sull’importante Maratona di Tokyo. Si tratta, infatti, della competizione che apre ufficialmente la stagione delle sei Majors Abbott (simile al Grande Slam del tennis) che comprende anche le corse che si tengono a Boston, Londra, New York, Berlino e Chicago. Gli organizzatori della manifestazione giapponese hanno deciso in questi ultimi giorni di escludervi gli atleti amatoriali per garantire una maggiore tutela dal rischio di contagio della malattia cinese.

Si tratta di un cambiamento in corsa che inciderà non poco sullo spettacolarità e sulla competitività della gara. Infatti l’interdizione agli amatori vorrà dire l’esclusione della Maratona di Tokyo del 1° marzo di circa 40mila iscritti provenienti non solo dal Giappone, ma da ogni parte del mondo. Dunque, stando alle ultime disposizioni, lungo le strade della capitale nipponica si sfideranno soltanto gli atleti elite, ovvero 176 professionisti, alcuni dei quali sono ancora alla ricerca della qualificazione alle prossime Olimpiadi.

Coronavirus: Maratona di Tokyo vietata agli amatori.

I responsabili della manifestazione sportiva hanno chiarito che l’annullamento della presenza dei maratoneti amatoriali è legata ad una forma di prevenzione verso la diffusione del coronavirus. Ricordiamo che in precedenza era già stato deciso di escludervi tutti i corridori cinesi, mentre con questo provvedimento è stata allargata la platea di coloro che, pur essendosi iscritti da tempo, non potranno parteciparvi.

Il coronavirus ferma le Olimpiadi?

A proposito delle prenotazioni, siccome hanno un costo piuttosto alto, e a fronte dei viaggi e degli alloggi che gli iscritti avranno certamente già organizzato, ci si chiede se e come questo folto numero di persone verrà rimborsato. Nel frattempo, questa notizia ha alimentato ulteriormente i dubbi sul destino delle Olimpiadi di Tokyo 2020 a fronte dell’emergenza coronavirus.

Maratona di Tokyo: come potrebbero essere rimborsati gli esclusi

Siccome l’interdizione degli atleti amatoriali dalla Maratona di Tokyo del 1° marzo è stata comunicata da poco, ovviamente non sono ancora giunte comunicazioni sulle modalità di rimborso delle spese d’iscrizione. Nel frattempo, giacché bisognerà restituire le quote di partecipazione a migliaia di persone, già ci si chiede quale misura adotteranno i responsabili della corsa.

In quest’ottica, può essere d’aiuto quanto accaduto con la Maratona di New York del 2012 che venne annullata per i danni e per i disagi provocati dall’uragano Sandy. L’allora direttrice della competizione, Mary Wittenberg, affermò senza mezzi termini che l’organizzazione non avrebbe fornito alcun rimborso. Di conseguenza, furono i vari tour operator a doversene occupare, e garantirono ai clienti che sarebbero stati loro a pagargli un pettorale per l’iscrizione ad una delle successive cinque edizioni della corsa presso la Grande Mela.

Annullamento maratona di New York 2012: la questione rimborsi.

Intanto si temono ripercussioni sulle Olimpiadi di Tokyo 2020 legate all’allerta coronavirus. Le istituzioni giapponesi stanno cercando di tranquillizzare gli sportivi e l’opinione pubblica, ricordando che la vita nel Paese nipponico sta procedendo normalmente e che, aldilà del provvedimento riguardante la Maratona di Tokyo, non ci sono stati altri annullamenti o spostamenti di eventi dedicati allo sport.

In realtà, il problema non riguarda gli atleti (che verranno costantemente controllati e autorizzati alla partecipazione dai rispettivi comitati olimpici nazionali) ma l’eventuale apertura al pubblico. E anche in questo caso, qualora si dovessero verificare dei passi indietro, sorgerebbe la questione dei rimborsi di interi pacchetti biglietto-viaggio già prenotati e acquistati da tempo.

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