L’allenatore del Milan femminile, Maurizio Ganz, ha di recente rilasciato un’intervista al Corriere della Sera in cui ha fatto il punto della situazione dello sport in presenza dell’emergenza coronavirus. Soprattutto dopo le restrizioni indicate dall’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1 aprile in cui si legge che “

“sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Sono sospese altresì le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, all’interno degli impianti sportivi di ogni tipo”.

Ganz si è espresso sulla situazione che stanno vivendo in particolare le città del nord e conseguentemente anche lo loro squadre calcistiche. Squadre che si sono trovate spesso ad accentuare rivalità sportive che ora sembrano fondersi in un unico coro in attacco all’emergenza e al virus.

Milan e Inter, Brescia e Atalanta, Lazio e Roma, Palermo e Catania: in nessuna regione d’Italia le rivalità hanno senso d’esistere. Ora stiamo combattendo una guerra che va oltre ogni inimicizia e dobbiamo essere uniti più che mai” ha detto l’allenatore del Milan, che poi ha raccomandato di seguire le indicazioni delle Istituzioni e dei sanitari “In questo momento, non possiamo fare altro che stare in casa e supportare medici e infermieri che ogni giorno rischiano le loro vite per curare tanti malati”.

A Ganz è stato poi chiesto quale fosse il suo parere sulla questione del taglio degli stipendi dei calciatori annunciato dalla Juventus e se si potevapensare dia pplicarlo anche al calcio femminile. La sua risposta è stata secca “No, semplicemente perché gli stipendi delle calciatrici non sono paragonabili a quelli dei calciatori. Nelle categorie professionistiche sarebbe un provvedimento sensato, ma nel mondo dilettantistico sarebbe troppo pesante”.

Sulla stessa questione ha rilasciato dichiarazioni anche l’ex tecnico della nazionale femminile Carolina Morace. Anche lei considera improponibile la comparazione con il calcio maschile: “Le ragazze vivono di quei soldi, non è che li mettono da parte. E non si può parlare, nel loro caso, neanche di semiprofessionismo perché non stanno accumulando la pensione. Ok i tre anni di contributi dallo Stato, ma la pensione loro non l’avranno mai. Il calcio femminile non genera soldi, lo sappiamo ed è logico. Le ragazze vivono di quel che guadagnano e basta. Il loro è un discorso simile a quello di molti calciatori di Serie C

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A questo punto dell’emergenza, con la prospettiva di dover allungare le restrizioni anche dopo il 13 aprile, ci si pongono domande anche sull’opportunità di chiudere il campionato senza riprendere a giocare. Secondo Ganz il campionato terminerà regolarmente? “Difficile da dire. Se dovessero esserci le condizioni per giocare in sicurezza al 100%, andrebbe portata a termine, perché altrimenti diventerebbe un caos gestire promozioni e retrocessioni. Ma non possiamo fare altro che aspettare, perché in questo momento la nostra priorità non può essere il calcio”.

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