motogp irta
By Box Repsol - Marc Márquez. Qatar GP 2019, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=82517980

Il Motomondiale vede la luce in fondo al tunnel. Se fino a qualche settimana fa sembrava che la Dorna volesse arrendersi, le notizie di questi giorni danno sempre maggiore speranza che il mondiale possa ripartire. Certo, non sarà una cosa breve, come dimostra il recente slittamento del GP di Germania, ma pensare di correre quest’anno non sembra più un’utopia. In data di oggi, infatti, l’IRTA, l’associazione dei team, ha inviato una e-mail a tutti i team della MotoGP, illustrando il piano proposto per tornare in pista.

La lettera, firmata dal segretario Mike Trimby, parla delle nuove disposizioni che regoleranno soprattutto la “vita” nel paddock. Fermo restando che i GP si svolgeranno a porte chiuse, cioè senza pubblico, le proposte dell’IRTA prevedono che le squadre della MotoGP riducano sensibilmente il numero di addetti ai lavori da portare in pista. L’associazione ha consegnato ai vari membri un formulario, in cui devono indicare i nomi delle persone “indispensabili”. L’obiettivo è avere un elenco di persone breve e soprattutto ben identificate, elemento imprescindibile per avere il nulla osta dai vari governi nazionali.

Nella lettera, infatti, il segretario IRTA fa riferimento a ciò che non è ritenuto indispensabile nel paddock della MotoGP. Si fa riferimento ad esempio alle hospitality, che dovranno ridimensionare l’organico, ed ai media, i cui membri non sono considerati irrinunciabili. Per gli organi di stampa l’IRTA suggerisce di trasferire parte del lavoro in remoto (anche le conferenze stampa?).

Queste due proposte faranno senza dubbio discutere. Le hospitality ad esempio sono croce e delizia del motorsport moderno. Sono strutture sempre più ampie, incidono notevolmente sul budget – già ristretto – dei team, ma nessuno vi vuole rinunciare, per non scontentare gli sponsor. Sul fronte mediatico, la proposta non piace ai giornalisti, che si sentono tagliati fuori. In un’intervista a GpOne, l’inviato di Repubblica Massimo Calandri ha espresso le sue perplessità.

Insomma, in questi tempi così difficili, il motomondiale gioca le sue carte per impedire di fermare il carrozzone. La riduzione dei costi è il primo passo per salvare la baracca dal fallimento, il secondo è quello di impedire di tirare una riga sull’albo d’oro alla voce 2020. Coronavirus permettendo…

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