Lo “Special One” approda nella capitale con un obbiettivo fra tutti: vincere trofei. “Zero Titoli” e’ da qui che riparte. “La mattina il Tottenham mi ha esonerato e il pomeriggio la Roma mi ha chiamato. I Friedkin mi hanno voluto, mi hanno fatto sentire di nuovo la passione per questo lavoro”. José Mourinho ci spiega come si sia svolta la trattativa che lo ha portato a Roma, in una intervista a GQ. Affronta tematiche che lo vedono coinvolto, tra le quali anche i motivi che lo hanno spinto alla Roma, in quella che appare la trama di un noto “action movie”: Mourinho e la sua “mission impossible”.

La Roma senza trofei e Mourinho: “mission impossible”


Un’intervista a 360°, nella quale si mette a nudo ed affronta temi inediti, passando per la passione dei Friedkin alle scelte “sbagliate” degli ultimi anni. Ad ogni modo, José Mourinho viene considerato un vincente, spesso mettendosi in discussione, commette sbagli. Ne viene fuori il lato umano che fa parte della personalità dell’uomo, che in questi anni lo ha contraddistinto. In primo luogo la passione di Dan e Ryan Friedkin, che all’esonero dal Tottenham avevano già chiuso l’accordo con lo “Special One”. Obbiettivi onesti e sinceri, hanno infuocato nuovamente la passione per questo mestiere, tra Mourinho, Pinto ed i Friedkin, da subito grande empatia. “Alla Roma ho impiegato pochissimo a dire di sì e ora mi tufferò in questa missione impossibile”. Continua, non avrebbe dovuto accettare diversi progetti, ed ora di seguito un altro importante capitolo professionale, una sfida non facile. Certamente José Mourinho, ha vinto molto, collezionando un palmares di tutto rispetto. Vincere è ciò che si chiede. Nulla di più. Un ricordo sbiadito, come l’ultimo trofeo vinto nella capitale.

José ed il futuro

“L’esperienza però mi ha insegnato che nel calcio non si può mai dire “mai”. Sembra una parola gigante ma alla fine è piccola piccola”. Già, aggiungendo anche che “nel calcio il pallone è tondo” e di seguito molte altre metafore per delineare come sia tutto possibile nell’arco di una vita. Lungimirante e schietto come sempre, un desiderio che con le giuste tempistiche lo vede come commissario tecnico della nazionale portoghese. Cinico, come le sue squadre, senza trasmettere illusioni, grato ad un lavoro che lo ha portato in cima all’olimpo dei “top manager”, si appresta ad affrontare una sfida che ad oggi, qualora riuscisse l’intento, lo consacrerebbe tra gli “immortali”, entrando a far parte a pieno titolo, della “sacralità” che riecheggia nei templi del calcio.

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