Nadal
Nadal Rafael: Foto via Twitter @usopen
Lo spagnolo avanti di due set si fa rimontare fino al quinto, dove vince il 19esimo Slam nonostante qualche spavento di troppo | Record di Federer sempre più vicino

US Open, New York –

[2] R. Nadal b. [5] D. Medvedev 7-5, 6-3, 5-7, 4-6, 6-4

Ai posteri l’ardua sentenza. Gli intenditori da quattro soldi per questa finale a Flushing Meadows preannunciavano un massacro annunciato per una partita che non valesse neanche il prezzo del biglietto. Una sorte di dejavù del 2017 per intenderci, quando lo stesso Nadal lasciò a malapena le briciole a Kevin Anderson.

Per carità anche il meno scaramantico al mondo per un minimo millesimo di secondo avrà pensato ad una serata in salsa ‘pop corn’ e noia‘. Come dargli torto, solitamente il tennis ha creato il malcostume che se uno dei tre mostri affronta un comune mortale, ne viene fuori un match a senso unico.

Bene, ora rimangiatevi tutto. Quel ragazzo spilungone e scapigliato che si è presentato sul suolo americano questa notte ha spinto il cuore oltre l’ostacolo.

Come ripetuto già in precedenza, tra i NextGen il meno sponsorizzato è Medvedev, ma è per distacco il più forte.

Dopo un’estate sensazionale è volato in sordina in finale a Flushing Meadows – la prima della sua carriera – la ciliegina sulla torta perfetta per concludere il sogno americano.

Il tappeto rosso pareva ben preparato per Nadal, ma il russo ha cercato di guastargli la festa, ergo – purtroppo per lui – senza riuscirci.

Fatto sta che per quasi 5 ore Daniil ha dato grossi grattacapi ad uno dei più grandi giocatori che questo sport abbia mai conosciuto, ed arrivando vicino nel causare uno dei più ‘terribili disastri sportivi’ che gli almanacchi tennisti ricordino.

Come detto dallo stesso Medvedev in fase di premiazione, ‘al terzo set stavo già preparando il discorso sul palco‘, probabilmente sarà un’affermazione esilarante ed azzardata, ma questo 23enne sovietico sembra essere anche abbastanza obiettivo.

Infatti fino a quel momento essenzialmente non c’era partita, poi boh, si è accesa una miccia, il match è cambiato e – in parte – anche la storia di questo US Open.

Ebbene sì perché oltre ai grandi elogi che vanno fatti a questo ragazzo, questa edizione 2019 è stata vinta da Rafael Nadal, 9 anni dopo la prima volta, 2 dopo l’ultima.

Nadal
Rafael Nadal vince il suo quarto US Open

Ha vinto lui perché forse è uno dei più grandi agonisti viventi, perché ha la capacità di non arrendersi mai e di gettare sempre il cuore oltre l’ostacolo. Quando c’è lui di mezzo, dove non arrivano più le gambe – ed oggi eccome se scricchiolavano – ci arriva la voglia.

Il pianto finale, mentre guardava con gli occhi al cielo le poche stelle sopra la Grande Mela, è la dimostrazione di quanto la tensione superasse l’acido lattico nel corpo dello spagnolo.

La partita –

Una New York dal punto di vista meteorologico stranamente tranquilla, con il tetto dell’Arthur Ashe oggi in ferie, è pronta per la fine delle ostilità. La finale è considerata senza storia, eppure non c’è un seggiolino libero sugli spalti, con una grossa parata di stelle dello spettacolo americano presenti.

Nadal arriva rinvigorito e riposato dai poco allettanti turni precedenti, mentre il suo avversario lo si nota soprattutto per i vistosi taping sparsi su tutto il corpo.

Infatti da giorni Medvedev lamenta alcuni malanni fisici, ma forse a giudicare da come gioca, pensiamo che li abbia lasciati negli spogliatoi.

La disputa parte sotto il segno della tattica: i due tennisti infatti tendono maggiormente a studiarsi, nonostante il ritmo sia fin da subito consistente.

Il primo sussulto al match lo dà un warning inflitto a Nadal per ‘time violation‘ dopo una manciata di minuti, il che fa sobbalzare già i sostenitori più accesi.

Il primo break lo effettua Medvedev al terzo game, ma poi ‘educatamente‘ lo restituisce subito senza opporre resistenza.

La partita non è spettacolare ma è molto divertente, con Rafa che pian piano inizia a prendere le misure al russo. Infatti con il passare degli scambi comincia a mettere in campo palle più arcuate e lavorate, che mettono parzialmente in crisi Medvedev.

Back sul dritto e colpo leggermente più alto sul rovescio: Daniil finisce presto per tiltare, poiché non riesce a trovare una risposta efficace.

Dopo aver salvato due palle break all’ottavo game, Medvedev nulla può al decimo: due drittoni da fondo campo e una volée mancata dal suo avversario permettono a Nadal di portare a casa il primo set dopo un’ora abbondante.

Anche nel secondo parziale il servizio di Nadal continua a funzionare bene, così come fatto in semifinale con Berrettini. Maggiori sono i problemi per Medvedev, che sul 1-2 è costretto a fare un grosso sforzo per recuperare da 0-40.

Il n.4 al mondo prova a giocare con i piedi più dentro al campo, ma eccetto qualche bell’affondo a rete i risultati sono scarsi.

Il suo atteggiamento è molto catenacciaro, per usare un gergo calcistico, rispedendo al mittente qualsiasi palla di Nadal in pieno stile Inter di Mourinho.

Quel che è chiaro è che in difesa questo ragazzo ci sa fare, con Rafael che deve impegnarsi al massimo per conquistare il punto.

Tuttavia dopo il mezzo miracolo fatto al quarto game, lo stesso non gli riesce nel sesto: break Nadal e successivo 6-3.

Daniil si ritrova in svantaggio di due set, e sulle tribune dell’Arthur Ashe le telecamere già riprendono i primi sbadigli.

Sul 2-2 del terzo set Nadal ottiene l’ennesimo break con altri due grandi vincenti, e a questo punto pare che il sipario presto calerà.

Da quel momento in poi però è la mente di Nadal ad appannarsi, forse proiettata già ad alzare il trofeo.

Un doppio fallo, una volée comoda comoda sbagliata e un rovescio due metri out rimettono in scia Medvedev, che strappa il servizio e prova ad ancorarsi a questo spiraglio di luce.

Ebbene sì questo pertugio viene colto al balzo dal russo, che comincia a stravolgere il piano tattico della sua partita. Inizia con gli affondi sempre più frequenti a rete e a variare più il suo gioco.

Nadal comincia a soffrire il servizio da sinistra del suo avversario e le frequenti palle corte. In più Medvedev si mette in modalità macchina spara palle, respingendo qualsiasi attacco prima di trovare il vincente.

Sul 6-5 per il russo accade qualcosa di clamoroso: Daniil si inventa un paio di vincenti da fondo campo e si prende il terzo set.

Tra lo stupore generale questa finale ha ancora vita.

Nadal infatti sembra aver minato un pò le sue certezze, con i suoi tatticismi che ora faticano a capitalizzarsi in punti. D’altro canto Medvedev gioca un tennis tutto suo, a tratti goffo e non molto bello da vedere, ma tremendamente efficace.

All’alba del quarto set Nadal deve subito salvare con qualche patema di troppo due palle break. La sua palla non è più così carica come nei primi due set, e la maggior parte dei punti arrivano con il serve & volley.

A proposito chi reputava questi due giocatori fondo campisti, può cortesemente cambiare opinione.

Si giunge rispettando i servizi fino al 5-4 Medvedev, dove avviene uno dei momenti chiave della partita. Nel suo turno di battuta Nadal sale 40 -15, poi commette un errore dietro l’altro prima di essere infilato da un clamoroso passante di rovescio di Medvedev.

6-4 e partita incredibilmente di nuovo in parità.

Il mancino di Manacor è in evidente difficoltà: la prima fa fatica ad entrare e non trova contromisure al super rovescio del russo.

Nel decisivo set per la prima volta Daniil mette il naso avanti nel match, non riuscendo poi a capitalizzare tre palle break solo per l’estenuante sagacia di Nadal.

Le gambe di entrambi cominciano a fare i capricci, quindi si rifugiano nuovamente nel serve & volley – 20 per Nadal e 29 per Medvedev alla fine –

Sul 2-2 forse troviamo la chiave di Volta del match: Medvedev si fa rimontare da 40-0 e perde il servizio.

Nadal tira alcuni ‘Vamos‘ in serie che echeggiano fino al terzo anello, ricarica le pile e ritrova parzialmente le sue certezze.

Al contrario il suo avversario pare scoraggiato, perdendo anche un pò di smalto nella sua stregua difesa.

Il risultato ne risente e il n.2 al mondo piazza un altro break, che a questo punto suona come una sentenza.

Dopo un altro punto fantasmagorico sul suo servizio, Nadal sale 30-15, ma qui comincia un’altra storia. Il 12 volte vincitore all’Open di Francia commette due gratuiti e concede palla break: supera i 25 secondi di shot clock per la terza volta nella serata, deve servire solo con una palla di servizio e commette doppio fallo. Anzi chiamarlo doppio è anche un pò esilarante a dire il vero.

La gente in tribuna ride ma non capisce, l’angolo di Nadal inveisce contro il giudice di sedia e i fischi del pubblico si fanno assordanti. Nonostante i reclami il parere del direttore di gara è severo ma corretto.

A beneficiarne è Medvedev, che recupera un break e sale 5-3. Nonostante il moto d’orgoglio, il 23enne sovietico non sta più nelle gambe: concede due championship point che annulla con il rovescio e il servizio.

Rafa è nervoso, sente l’occasione, battibecca con il pubblico perché ritenuto troppo caloroso. Anche lui qualche fischio se lo prende pure, ma la mole di suoi fans presenti copre presto il tutto.

Anche ad un campione come lo spagnolo viene il braccino: la prima di servizio non entra neanche a pagarla e Medvedev va a palla break.

Se l’ho apostrofato come campione però un motivo deve esserci: con una garra fuori dal comune annulla la palla del 5-5 e va per la terza volta a match point.

Questa volta però nulla rovina i piani di Nadal, che vede sfilare via la palla di Medvedev e si distende incredulo ed esausto ad osannare il cemento di Flushing Meadows.

Rafael Nadal vince per la quarta volta lo US Open, così come McEnroe.

Federer ne ha vinti 5, ma ora il suo record all time di Slam vinti è messo nel mirino dal maiorchino.

Infatti con questo sale a 19 il numero di major vinti dal fenomeno iberico.

Ormai certa la sua presenza alle ATP Finals, dove con ogni probabilità arriverà da numero uno al mondo.

Nonostante la sconfitta applausi a scena aperta per Medvedev, che dopo questo straripante US Open è uno dei candidati più accreditati a raccogliere l’eredità dei Big3.

Le parole di Medvedev durante la premiazione –

“Prima di tutto voglio congratularmi con Rafa, 19 titoli, assurdo, incredibile. Grande tu e il tuo team, è durissima giocarti contro. Guardavo ora lo schermo che elencava i titoli, da 1 a 19, e mi son detto, se vincevo io, che mostravano?

Poi ha continuato:

Pensavo di perdere in tre set, ho solo combattuto su ogni palla, e quanto è durata! Ora ragazzi, e lo dico davvero in senso positivo, non come due partite fa, è grazie alla vostra energia che sono qui. Ricorderò questa notte per sempre, nello stadio più grande di tutti. Mi avete spinto a prolungare il match, volevate vedere altro tennis, e io ho lottato come un diavolo. Come ho detto, qui la folla è elettrica, mi avete fischiato, avevate ragione, ma avete visto che sono umano, posso cambiare, e vi ringrazio dal profondo del mio cuore. Infine, ringrazio il mio team, tutti, senza di voi non sarebbe stato possibile nulla”

Le parole di Nadal durante la premiazione –

“Finale fantastica, la prima parola che voglio dire è per Daniil, la tua estate è stata una cosa che non avevo mai visto da quando gioco, sei numero 4 e si vede il perchè. Il modo in cui hai combattuto, per far girare il match, complimenti anche al tuo team, avrei tante altre occasioni così. Il supporto di tutti voi ragazzi è stato fantastico, grazie infinite, a tutto lo stadio, non credo che esista un posto con più energia di questo nel mondo. 4 US Open, è importante per me, questa vittoria significa molto anche per come è arrivata, ero in controllo, e poi poteva sfuggirmi, una partita pazza.

Grazie davvero a tutti nella USTA che rendono possibile l’evento, dalla security ai raccattapalle. Voglio ricordare una cosa terribile accaduta poco tempo fa a un amico, tennista, Karim Alami, hanno perso un figlio piccolo, ci tengo a mandare a lui e alla sua famiglia un abbraccio. Grazie alla mia famiglia e al mio team, grazie a tutti ancora, e spero di vedervi ancora l’anno scorso.

Il tabellone finale dello US Open maschile 2019

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