I Los Angeles Lakers rispondono nel modo migliore alla brutta caduta di Oklahoma City e passano a New Orleans 118-104 nella gara di NBA Cup contro i Pelicans, valida per il girone di pool della West Group B.
La squadra gialloviola sale così a 2-0 nel gruppo e conferma il proprio ottimo rendimento anche in assenza di LeBron James, ancora fermo per problemi di sciatica. Per i Pelicans, invece, arriva la quarta sconfitta consecutiva e un’altra serata amara in casa.
Reaves e Dončić dominano il backcourt
Il successo dei Lakers porta la firma, soprattutto, del backcourt titolare:
- Austin Reaves chiude con 31 punti e 7 assist, attaccando con continuità sia dal palleggio che sul perimetro.
- Luka Dončić sfiora la tripla doppia con 24 punti, 12 assist e 7 rimbalzi, guidando l’attacco nei momenti chiave e punendo la difesa di New Orleans ogni volta che prova a rientrare.
Sotto canestro, prestazione di grande solidità di Deandre Ayton, autore di una doppia doppia da 20 punti e 16 rimbalzi. In doppia cifra anche Rui Hachimura (14 punti) e Marcus Smart (13 punti, 5 rimbalzi, 5 assist e 2 recuperi), per un quintetto che ha retto gran parte del peso della gara, anche a causa di un contributo limitato dalla panchina.
Il copione della partita: break Lakers, rincorsa Pelicans
L’avvio è contratto su entrambi i fronti, con qualche palla persa di troppo. Poi Los Angeles trova ritmo: tutti e cinque i titolari vanno a referto e arriva un parziale di 13-0 che apre il primo solco (23-11). Il primo quarto si chiude sul 35-25 per i Lakers, che sembrano aver già impostato la gara.
Nel secondo periodo i Pelicans reagiscono e tornano fino al -2 (37-35), trascinati da un ispirato Trey Murphy III. È in quel momento che Dončić prende pieno controllo del match: tra letture in pick and roll, tiri dal palleggio e assist per i compagni, lo sloveno ribalta di nuovo l’inerzia. All’intervallo lungo il tabellone dice 65-52 Lakers, con Dončić già oltre quota 20 punti e Murphy che ne ha messi 22 dall’altra parte.
Il terzo quarto sembra indirizzare definitivamente la sfida: Los Angeles tocca anche il +22 e chiude il periodo sul 95-77, sfruttando percentuali altissime dal campo e il dominio a rimbalzo.
Nel quarto periodo, però, i Pelicans hanno un ultimo sussulto: spinti dal pubblico di casa, piazzano un break che li riporta sul 96-88 dopo una tripla di Saddiq Bey, e più avanti risalgono fino al 105-96 con poco più di cinque minuti sul cronometro. Proprio nel momento in cui la rimonta sembra possibile, l’attacco di New Orleans si blocca: oltre due minuti senza segnare, nei quali Reaves e Dončić colpiscono ancora e rimettono al sicuro il margine. Il finale scivola via senza altri brividi per i Lakers, che chiudono sul 118-104.
Murphy show, ma i Pelicans non si sbloccano
In casa Pelicans il migliore in campo è Trey Murphy III, autore di 35 punti, protagonista sia nel primo tempo che nella fiammata dell’ultimo quarto. In doppia cifra anche Jeremiah Fears con 19 punti e Herbert Jones con 13, ma nel complesso la squadra non riesce a trovare continuità per tutti i 48 minuti.
A pesare ancora una volta sono le assenze:
- Zion Williamson fuori per un problema al bicipite femorale,
- Jordan Poole ai box per un guaio alla coscia,
- Dejounte Murray fermo a lungo per l’infortunio al tendine d’Achille.
Con una rotazione così corta e diversi titolari ai box, New Orleans fatica soprattutto nella metà campo difensiva e nei momenti decisivi, quando servirebbero maggiore lucidità e punti “facili” dal proprio giocatore franchigia.
I Pelicans scivolano così a 0-2 in NBA Cup e continuano a soffrire tra le mura amiche, dove hanno vinto solo una delle ultime cinque partite.
Lakers in controllo del girone, Pelicans in cerca di identità
Per Los Angeles la vittoria vale doppio:
- la squadra sale a 2-0 nella West Group B di NBA Cup,
- conferma un record più che positivo senza LeBron James in campo,
- ritrova intensità, aggressività e fluidità offensiva dopo la brutta prestazione contro i Thunder.
Il quintetto titolare dimostra di poter reggere il peso delle responsabilità, anche se la panchina resta un tema da monitorare in chiave futura: il poco impatto degli uomini dalla second unit costringe il coach a spremere i titolari per lunghi minuti, con il rischio di pagare dazio sulla lunga distanza.
Per i Pelicans, invece, questo ko certifica un momento complicato: la squadra è in striscia negativa, fatica a trovare equilibrio difensivo e soffre l’assenza dei propri leader tecnici. La reazione d’orgoglio dell’ultimo quarto è un segnale da cui ripartire, ma serviranno roster più completo, maggiore durezza mentale e scelte migliori nei possessi chiave per invertire una tendenza che, al momento, li vede in difficoltà sia in NBA Cup che in regular season.

