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Bentornati a Once Upon a Time, la rubrica che combatte la nostalgia delle corse americane! Oggi parliamo della IndyCar: dopo un esaltante 1989, che potete rivivere qui, oggi è il turno del 1990.

Cominciamo da una panoramica generale. Il campione in carica Emerson Fittipaldi porta il suo numero 1 in direzione del Team Penske. Il mega squadrone di Capitain Roger diventa una formazione a tre punte, con Fitti ed i confermati Rick Mears e Danny Sullivan. La nuova PC-90 si prospetta come la vettura da battere, in esclusiva per il team.

La formazione Newman-Haas conferma l’accoppiata degli Andretti padre e figlio: Mario e Michael guideranno nuove Lola con il motore Chevrolet Ilmor. Lo stesso pacchetto viene adottato dal neo formato team Galles-Kraco, nato dalla fusione di due team storici. Nato da un’idea di Maurice Kraines, l’unione tra le due squadre ha come obiettivo di permettere a Bobby Rahal di ottenere un propulsore Chevy, ed al team di Al Unser Jr di avere il budget per sviluppare un proprio telaio. Tuttavia, nel corso della stagione quest’ultima idea viene accantonata, data la competitività delle Lola.

Dalle ceneri del Patrick Racing nasce il nuovo team di Chip Ganassi. L’ex pilota ed ex socio di Pat Patrick punta su una Lola Chevrolet, ed ingaggia l’ex pilota di F1 Eddie Cheever. Ed a proposito di Pat Patrick, quest’ultimo abbandona – a sorpresa – i propositi di ritiro e annuncia la rifondazione del team. Il Patrick Racing nuovo corso prende in gestione il programma Alfa Romeo, ed adotta un telaio March. Una March anche per Porsche, il cui programma è però afflitto dalle difficoltà finanziarie della casa madre. Grazie al supporto economico di Jean Pierre Van Rossem, proprietario del team Onyx di F1, l’avventura va avanti. Confermato Teo Fabi, a cui si aggiunge John Andretti a stagione in corso.

Il calendario IndyCar 1990 prevede 16 gare. Sparisce l’ovale di Pocono, dopo le lamentele sulla tenuta dell’asfalto, compaiono due nuovi cittadini. Il primo è a Denver, in Colorado, mentre il secondo nella località canadese di Vancouver. Tutte le altre tappe sono confermate, con una novità interessante. La Marlboro Challenge, la gara fuori campionato di fine stagione, non si disputa più a Laguna Seca ma sull’ovale di Nazareth.

Le prime due gare della IndyCar 1990 sono identiche a quelle della stagione precedente: a Phoenix domina Rick Mears, a Long Beach Al Unser jr. Il terzo appuntamento stagionale è la 500 miglia di Indianapolis, la gara delle gare. E l’edizione di questa annata è da ricordare.

Le prove libere e le qualifiche sono disturbate dalla pioggia, mentre il giorno della gara c’è sole pieno e la temperatura supera i 25 gradi. Emerson Fittipaldi domina la prima parte, e sembra avviato al suo secondo successo consecutivo in Indiana. Tuttavia, problemi di blistering nelle sue gomme lo costringono a delle soste anticipate, problema che affligge quasi tutti i big. Chi non sembra soffrirne è Arie Luyendyk. L’olandese è veloce fin dal primo giorno di prove, ed in gara si ritrova in lotta per la vittoria. Al giro 171 supera ai box Bobby Rahal e vince per la prima volta in carriera il trofeo Borg Warner. Con una media di 185.981 mph (299,307 Km/h) Luyendyk segna il record di velocità sulla distanza, rimasto imbattuto fino al 2013.

In estate la battaglia è più equilibrata che mai. Al Milwaukee Mile Michael Andretti domina ma rimane a secco a due giri dalla fine, regalando il successo ad Unser jr.. Si rifà con gli interessi a Detroit ed al Meadowlands, dove centra due vittorie in tre gare. E concede il tris a Portland, dove taglia il traguardo davanti a papà Mario per un 1-2 tutto in famiglia. Per Piedone è il primo dei soli tre podi che conquisterà in tutta la stagione.

Dopo otto gare, la battaglia per il titolo IndyCar 1990 vede la bellezza di sette piloti in lizza per l’ambitissima PPG Cup. In cima a tutti c’è il giovane Unser, che da qui in poi mette una marcia in più. A Toronto trionfa sul bagnato, in Michigan replica. In una velocissima Marlboro 500 Little Al lotta ruota a ruota con Rahal per 100 miglia, prima che una caution costi a Bobby un giro intero. Unser trionfa poi nei cittadini di Denver e di Vancouver, per un totale di quattro successi di fila.

Michael Andretti risponde ad Unser Jr, vincendo le due gare successive a Mid Ohio ed a Road America. Sul tracciato di Lexington Michael sbatte contro Cheever e subisce una foratura, ma una caution causata da un acquazzone gli permetter di restare a pieni giri, e di trionfare ancora davanti a babbo Mario. in Wisconsin, nella gara in cui Aj Foyt si schianta riportando varie fratture, Andretti jr approfitta del ritiro di Danny Sullivan per la rottura del cambio per centrare il quinto successo stagionale. Ma non basta per arginare Unser, il quale conquista il suo primo titolo nella serie.

I primi due classificati della stagione sono equipaggiati con i motori Chevrolet e con il telaio Lola. Se il dominio del V8 turbo del cravattino progettato dalla Ilmor non stupisce affatto, fa scalpore la ritrovata competitività del telaio inglese. Complice il cambio dei regolamenti, la Penske sembra aver perso la sua superiorità. Emerson Fittipaldi non replica l’annata magica del 1989, e conquista una sola vittoria, a Nazareth. Mears è molto costante ma poco veloce, mentre Danny Sullivan alterna gare fantastiche a sfiga nera. Due vittorie, a Cleveland ed a Laguna Seca, fanno da contraltare a rotture meccaniche ed ad un brutto crash ad Indianapolis, causato dal cedimento di una sospensione.

Il titolo di Rookie Of The Year va a Eddie Cheever. L’americano di Roma si dimostra un’ottimo acquisto per il neo formato team di Chip Ganassi. Due podi a Detroit (pista che conosce dai tempi della F1) ed a Toronto, e piazzamenti nella top ten in tutti gli ovali, consentono al pilota nativo di Phoenix di piazzarsi al nono posto in campionato.

I due costruttori europei, Porsche a Alfa Romeo, continuano a faticare per emergere nella ultra competitiva CART. Per i tedeschi lo sviluppo del telaio March parte in ritardo, dopo la bocciatura (per ragioni politiche, si dice in giro) della monoscocca interamente in carbonio. Problemi di assetto rendono la 90P quasi impossibile da guidare sui tracciati gibbosi, ed il motore Indy V8 non è abbastanza potente per competere con la concorrenza. In compenso è parco nei consumi, cosa che permette a Teo Fabi di conquistare l’unico podio della stagione, al Meadowlands. Le difficoltà finanziarie spingono Porsche a staccare la spina al progetto Indycar alla fine del 1990: sia Teo che John Andretti devono trovarsi un’altra squadra.

Per quanto riguarda Alfa Romeo, infine, la nuova gestione firmata Patrick Racing non sembra dare grande giovamento. Il motore V8 turbo del Biscione è passato da essere affidabile ma fiacco, ad essere prestazionale (un pochino) ma fragile. Roberto Guerrero conquista un buon quinto posto in Michigan ma butta via un sacco di gare per rotture varie. Al Unser Sr affianca il colombiano a Indianapolis ed in Michigan, ma il suo rientro non è dei più fortunati. A Indy, Big Al non riesce a qualificarsi, mentre nelle Irish Hills si schianta nelle libere rompendosi una gamba. Nel corso dell’anno Patrick abbandona il telaio March per passare alla Lola, non senza un contenzioso legale da parte di quest’ultima.

Le statistiche della stagione: https://www.racing-reference.info/yeardet/1990/R

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