A due mesi dal suo burrascoso licenziamento dalla Roma, l’ex ds, Gianluca Petrachi, è tornato sull’argomento attraverso una lettera aperta affidata all’Ansa: “Ho finito per pagare a caro prezzo l’eccesso di fedeltà verso una proprietà che mi aveva fortissimamente voluto. Quando ho tentato di mettere uno scudo a difesa del gruppo, mi sono ritrovato solo contro tutti. Sono stato abbandonato da una proprietà troppo distante da Roma, dalla Roma e dai tifosi. Avevo chiesto di allontanare gli elementi che violavano i segreti dello spogliatoio e del campo”.

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LA LETTERA DI PETRACHI

Sta per iniziare la nuova stagione agonistica e, pur trovandomi forzatamente fuori dai giochi, voglio ringraziare i giocatori e i tifosi della Roma. Prima di tornare a parlare ho preferito attendere quasi due mesi dopo gli eventi traumatici e ingiusti che ho vissuto: dalla sospensione, passando per l’esonero, fino al termine della mia avventura, conclusasi con il licenziamento. Naturalmente nelle sede competenti i miei avvocati di fiducia faranno valere le miei ragioni. Tuttavia, ritengo opportuno, tutelare la mia immagine, andando oltre il rammarico e la delusione provati a causa dei provvedimenti presi dalla società nei miei confronti”. “Ho finito paradossalmente per pagare a caro prezzo l’eccesso di fedeltà verso una proprietà che mi aveva fortissimamente voluto, e che mi à legato a se’ con un contratto importante, volto a realizzare un progetto importante. Un progetto che aveva degli obiettivi da raggiungere: rendere la Roma più giovane e vincente riducendo i costi di gestione. In tal senso, fino a gennaio ho potuto operare in modo efficace. Infatti con le cessioni di 15 giocatori e con l’inserimento dei nuovi acquisti, è stato creato un gruppo omogeneo, equilibrato e competitivo. Non è un caso se ben 7 elementi acquisiti sul mercato sono diventati titolari. Gli stessi che poi avrebbero dovuto rappresentare lo zoccolo duro di una squadra che dopo la vittoria contro la Fiorentina era saldamente al quarto posto in classifica. Purtroppo quando ho tentato di mettere uno scudo a difesa del gruppo, sono stato lasciato solo. A quel punto ho capito di non poter più portare avanti quel progetto per cui ero stato scelto.

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