La dodicesima giornata proclama le due Regine del nostro Campionato: sono la Juventus e l’Inter. A meno di clamorose rivelazioni, crediamo che nessuna delle squadre che segue riuscirà a tenere il passo di bianconeri e nerazzurri. Il Napoli perde ormai un punto a partita, rispetto a loro, e le altre inseguitrici, Lazio, Roma, Atalanta, Cagliari, non sembra siano in grado di mantenere un rendimento costante per tutto il corso della stagione.

La Juve alle prese con il problema Ronaldo

La reazione all’uscita dal campo per la sostituzione con Dybala, ha fatto cronaca su tutti i giornali e le televisioni. Che ci sia una spaccatura tra la Società e il portoghese o tra il giocatore e Sarri non è vero. Ma il fatto che il pubblico bianconero abbia apprezzato la mossa del nuovo tecnico, di sostituire Cr7 con Dybala, ha reso umano Cristiano. Come ha spiegato lo stesso tecnico toscano: Ronaldo, in questo momento, non è nelle migliori condizioni fisiche. Un infortunio al ginocchio, patito circa un mese fa in allenamento, non gli ha permesso di svolgere una preparazione adeguata e ora è normale che il portoghese non si trovi al top della forma. Rispetto allo scorso i numeri di Cristiano sono inferiori: la scorsa stagione, alla dodicesima giornata, i gol segnati erano stati 8, mentre oggi sono 5. I minuti giocati erano stati 1080, mentre oggi sono 865. Ma, ora come ora, non si può parlare di un caso Ronaldo. Per tutti l’obiettivo della stagione è la Champions e, quindi, a tutti importa che l’ex Real Madrid sia in forma a primavera, quando si andrà all’assalto della coppa dalle grandi orecchie.

Conte fa registrare i primi record in casa Inter

Da quando ci sono i tre punti, stagione 1994/95, mai la squadra nerazzurra era riuscita a totalizzare 31 punti in dodici gare. Nemmeno nel 2006/07, subito dopo Calciopoli, l’Inter di Mancini aveva ottenuto così tanto (all’epoca fece 30 p.ti). Solo Trapattoni, nella stagione dei record 1988/89, era riuscito a fare meglio del salentino, facendo registrare le stesse vittorie, ma senza perdere una partita. Antonio Conte, ovviamente, non si fa lusingare da questi tipo di primati e, dall’Arabia Saudita, dove è andato per ritirare un premio, fa sapere: «Devo essere prima io a trasferire agli altri e ad essere di buon esempio per dare non il 100% ma il 110%. Una volta che sei riuscito a trasferire questo quotidianamente è ovvio che alzi l’asticella anche nei confronti di chi lavora con te, dei tuoi calciatori». Il solito martello, insomma. Con lui al comando, non si molla di un centimetro.

Chi sentirà come una spada di Damocle i credo del mister, sarà certamente Lukaku, che non sempre riesce a trovare continuità nel suo rendimento. Il belga, con troppa abitudine, alterna ottime prestazioni a banali esibizioni. Eppure, la sua presenza in campo, è fondamentale nell’economia del gioco della compagine nerazzurra. La sua capacità, di aprire la squadra avversaria, è una risorsa di primaria importanza per la squadra, così come la sua abilità ad aprire varchi per i compagni. Ma Conte si augura che l’ex Utd, giochi meno ad intermittenza. Per ora, il suo apporto alla squadra, è più che soddisfacente: 9 gol in 12 gare disputate e, appunto per questo, l’ex c.t. si aspetta dal suo pupillo una maggiore costanza nelle prestazioni.

Napoli mille problemi

Sabato sera, durante Napoli-Genoa, il San Paolo non ha risparmiato nessuno. Il pubblico ha sonoramente fischiato Insigne al momento della sostituzione e, a fine gara, non ha accettato il consueto applauso di Mertens rivolto alla Curva. Dagli spalti, la gente ha urlato il proprio disappunto, per una squadra che da settimane non è più la stessa. E la sensazione di molti è che questo Napoli corra il rischio concreto di finire questa stagione, peggio di quanto si possa immaginare. La squadra è allo sbando. Allan vorrebbe oggi stesso lasciare il club. E con tutta probabilità molti altri anche (Mertens, Callejon, Insigne…). L’esonero di Ancelotti al momento non è all’ordine del giorno, ma presto potrebbe diventarlo. Il presidente De Laurentiis sembra ancora credere nel lavoro del tecnico emiliano, ma la pressione dei propri collaboratori potrebbero anche spingerlo a prendere la clamorosa decisione di cacciarlo.

Cagliari si affaccia alla zona Champions League

Il Casteddu, come viene chiamato in Sardegna, non si era mai trovato così in alto in classifica, dai tempi in cui Gigi Riva aveva lasciato i rossoblù. Dopo quegli anni epocali, in principio degli Anni Settanta, mai il Cagliari aveva fatto così tanto parlare di sé. L’ultima volta che i sardi erano venuti alla gran ribalta, era stato forse oltre venticinque anni fa (1993/94), quando allora la squadra allenata dal compianto Bruno Giorgio, approdò a una semifinale di Coppa Uefa, battendo nei quarti la Juve del Trap. In quella squadra c’era il capitano Matteoli e in attacco, la coppia formata dal duo esotico, Dely Valdes e Lulù Oliveira. Era una buona squadra quella, con anche altri giocatori di valore come Moriero, l’urguayano Herrera e il difensore Firicano, ma questa di Maran, appare una formazione molto più forte. L’attuale terzo posto non sarà facile da mantenere, ma una partecipazione per entrare in Europa, questo Cagliari, se non proprio in quella di prima classe, in quella di seconda, potrebbe pure guadagnarsela. Nainggolan, Olsen, Luca Pellegrini, Nandez, Rog, Joao Pedro, Simeone, Pavoletti, sono elementi di categoria, mica quisquilie, bazzecole o pinzillacchere…

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