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La leggenda della NASCAR Jeff Gordon è un fan della Formula 1, e questo è noto a tutti. Lo si vede spesso come ospite del box Mercedes, e tutti sanno della sua amicizia personale con Lewis Hamilton. Ma quello che non molti sanno è che il pilota dell’Indiana è stato vicino, molto vicino, a correre davvero nella massima categoria. È lo stesso Gordon a svelare questo succoso retroscena, in un’intervista per il podcast ufficiale della F1 “Beyond The Grid”. Vi raccontiamo l’intera storia in questo articolo.


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Jeff Gordon ad un passo dalla Formula 1: quando è successo?

Nel 2003, la Williams e la Hendrick Motorsports organizzarono un test congiunto sullo stradale di Indianapolis, per uno “scambio di sedili”. Gordon ebbe l’opportunità di salire sulla FW24, mentre Juan Pablo Montoya guidò la mitica Chevrolet Monte Carlo con il numero 24. Jeff effettuò pochissimi giri, ma fu subito veloce: il suo miglior crono era a solo mezzo secondo dal tempo di “Juancho”, un risultato di tutto rispetto per un pilota che non aveva mai visto una monoposto prima di allora. Dopo il test, Gordon tornò a Indy, per assistere al GP da spettatore. In tanti lo fermarono chiedendogli della prova, e ricevette persino un mezzo invito dalla Jaguar. Gli chiesero se avesse preso accordi con la Williams, quasi come se volessero fargli un’offerta. Nello stesso weekend, Jeff prese un caffè con Sir Frank e i suoi, ma non si arrivò mai ad un vero accordo. Ma la storia non finisce qui.

La “chiamata” di Villeneuve

Infatti, Jeff Gordon ha raccontato di avere avuto già un contatto con il mondo della Formula 1 prima ancora che provasse la Williams. Era la fine del 1998, quando l’ex “Rainbow Warrior” ricevette un messaggio da Jacques Villeneuve. Il canadese gli raccontò che avrebbe aderito al progetto della BAR, la scuderia che aveva rilevato la Tyrrell. Gli disse che c’era posto anche per lui, in quanto cercavano un pilota degli USA. Ma prima, avrebbe dovuto prepararsi: il programma prevedeva un paio di stagioni nella CART, con il team di Barry Green (oggi Andretti Autosport), sponsorizzato da una marca di sigarette di proprietà della BAT, la società che possedeva la BAR. Inoltre, avrebbe dovuto trascorrere del tempo in Europa per guidare nelle formule minori.

In quel momento, Gordon si trovò a fare una scelta. Da un lato, aveva una carriera già avviata, con due titoli in bacheca e tante vittorie. Dall’altro, doveva ricominciare da zero, imbarcandosi in una nuova avventura che non si sapeva bene dove lo avrebbe portato. È inutile dire cosa optò il pilota di origini californiane. Jeff proseguì la sua carriera stellare tra le stock car, portando il numero di titoli a 4 e cogliendo 93 successi (secondo nella classifica di tutti i tempi, dietro a Richard Petty). Oggi non ha rimpianti per l’occasione mancata. O forse si? “Se fosse capitato otto o dieci anni prima, le cose sarebbero andate diversamente“, ha candidamente confessato Gordon.


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