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Red Bull e budget cap: tanto tuonò che alla fine (non) piovve

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“Tanto rumore per nulla”, recitava una nota opera di William Shakespeare. E potrebbe essere il titolo della tragedia in cinque atti che ha messo in scena la Formula 1 sulla questione del budget cap della Red Bull. A Singapore era emerso che la scuderia campione del mondo avesse violato il tetto di spesa, e che rischiasse addirittura di perdere il titolo conquistato nel 2021. Molte le voci d’indignazione, soprattutto tra Mercedes (ma va?) e Ferrari. Ma adesso, dalle ultime indiscrezioni, la questione sembra destinata a ridimensionarsi.


F1 e Budget Cap: quei sospetti sulla Red Bull


Red Bull: quanto rischia davvero per il budget cap?

Secondo i media britannici, la FIA avrebbe accertato delle incongruenze sulle note di spesa trasmesse dal team, ma non si tratterebbe di violazioni grosse. Spieghiamo meglio: se, inizialmente, si pensava che la scuderia avesse sforato il tetto oltre le soglie di tolleranza (quel 5% che se superato comporta a delle sanzioni di natura sportiva), ora sembra emergere al massimo una violazione delle procedure previste. C’è un precedente in tal senso che è quello della Williams. La scuderia di Grove è stata sanzionata per alcuni errori procedurali e se l’è cavata con una semplice multa. Sembra proprio che la Red Bull sia destinata a fare la stessa “fine”, con buona pace di Toto Wolff che già s’immaginava di riprendersi d’ufficio quello che la pista (e Michael Masi) gli avevano tolto quasi un anno fa. Tra poche ore la FIA pubblicherà il rapporto finale che chiarirà ogni dubbio. Ma da quel che sta venendo fuori, alla fine si è sollevato solo un gran polverone. Eppure, c’è qualcosa di cui parlare.

Un cap dai mille buchi

La normativa sul fair play finanziario, come si chiama tecnicamente il budget cap, è una soluzione per evitare le impennate dei costi che spesso attanagliavano la massima formula. È una buona idea di per sé, tuttavia la sua applicazione è assai complicata. Quando la Federazione ha introdotto il tetto dei 145 milioni di dollari (poi aumentato causa inflazione), i team maggiori hanno dovuto ridimensionare i propri reparti corse, affiancando alla Formula 1 altri programmi come IndyCar, Formula E, Hypercar e altro ancora. Parte del personale è stato trasferito da una parte all’altra, e questo rende difficile tenere conto delle voci di spesa. Mettiamo, per esempio, che un operaio Ferrari del reparto Hypercar venga chiamato nel settore F1 per una sostituzione: è una violazione del cap? Difficile da dire. C’è poca chiarezza anche sulle sanzioni da applicare, con quella soglia del 5% che fa discutere. Spendere cinque milioni in più è un’infrazione minore? Secondo Mattia Binotto no, perché quei cinque milioni possono valere mezzo secondo al giro. La FIA dovrà fare attenzione a muoversi bene in un terreno intricato, altrimenti il sistema imploderà.

Immagine in evidenza di Red Bull Content Pool, per gentile concessione

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Riccardo Trullo
Aspirante giornalista sportivo e membro orgoglioso della famiglia Periodicodaily. La mia specialità è il motorsport, in particolare la MotoGP ed il panorama americano di NASCAR, IndyCar, IMSA. Non disdegno la F1, campionato che seguo da una vita. E già che ci sono, butto un occhio nel settore delle auto di serie.

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