Robin Soderling ha pensato al suicidio.

Un’ansia devastante, un periodo buio e il pensiero del suicidio che spesso gli frullava nella testa. Sono queste, in sintesi, le scioccanti rivelazioni fatte da Robin Soderling, ex tennista svedese e numero quattro al mondo, alla radio pubblica della Svezia. Atleta di talento, in effetti tra gli addetti ai lavori e i tifosi c’è sempre stata una certa convinzione che avrebbe potuto vincere molto di più in carriera di quanto non abbia fatto. D’altronde, è entrato nella storia del tennis per essere stato il primo in assoluto a battere Rafa Nadal al Roland Garros. E questo è un risultato che ancora oggi non è da tutti.

Rafael Nadal: il re del tennis mondiale

Nel 2015 ha sorpreso tutti quando, a soli 31 anni, ha annunciato il suo ritiro dal mondo del tennis. Nelle dichiarazioni ufficiali ha sempre parlato di motivi legati alla mononucleosi, ma oggi Soderling ha avuto la forza di rivelare che, in realtà, dietro il suo addio prematuro si nascondeva un dramma umano e personale ben più profondo. Ha raccontato, infatti, che in quegli anni era in preda ad una «ansia costante che mi rosicchiava dentro». Qualsiasi rumore gli faceva paura e lo faceva sobbalzare, anche il semplice squillo del telefono.

Soderling si è ritirato a soli 31 anni.

Ha sottolineato che, quando era ancora in piena attività, sapeva bene che c’erano appena tre avversari contro i quali avrebbe accettato di perdere, mentre gli altri doveva batterli assolutamente, altrimenti: «Mi sentivo un perdente». A questo punto, ha confessato che nei momenti più acuti della sua crisi personale si è addirittura messo al computer per cercare su Google il metodo più adatto per togliersi la vita: «Qualsiasi cosa era meglio di questo inferno».

Robin Soderling: «Sono caduto in un abisso nero, senza fondo»

Robin Soderling ha avuto il merito di raggiungere la finale del Roland Garros per due volte, nel 2009 e 2010. Le sue difficoltà personali sono cominciate però nel 2011, ovvero dopo l’affermazione su Ferrer e il successo a Bastad. Quando è tornato a Montecarlo è iniziato il suo calvario: «Sono caduto in un abisso nero – ha svelato – senza fondo». Non a caso, da quel momento non ha disputato più un incontro ufficiale, e circa quattro anni dopo, appena trentunenne, ha comunicato che non sarebbe più tornato in campo. I tentativi precedenti di provare a rilanciare la sua carriera erano andati tutti a vuoto.

Soderling al Roland Garros del 2009.

L’attuale capitano della Svezia di Coppa Davis ha raccontato che in quegli anni è stato vittima del panico, non faceva altro che piangere. Dopo essere tornato in hotel si è abbandonato sul letto e mentre continuava a ripetersi che sarebbe dovuto tornare al più presto alla sua carriera, gli venivano dei ripetuti attacchi di panico. Per la prima volta nella sua vita si è reso conto che, anche se la sua volontà era quella di proseguire con il tennis, in realtà purtroppo non poteva, non ci riusciva: «Nemmeno se mi avessero puntato una pistola alla tempia».

Oggi Soderling è riuscito a parlare del suo dramma che l’ha portato al punto di pensare al suicidio per lanciare un messaggio ben preciso. Siccome spesso si è restii nel mondo dello sport internazionale a parlare di problemi psichici, lui ha deciso di far cadere questo tabù. Quindi si è rivolto a tutti i giovani sportivi e anche ai loro genitori, dicendogli di impegnarsi sì con costanza, ma anche di «prendersela comodamente». L’ex fuoriclasse scandinavo ha sottolineato che lo sport aiuta a sognare, ma ha consigliato di avere sempre delle prospettive per il futuro, anche e soprattutto quando si ha successo, di costruirsi comunque una vita, concludendo con un malinconico: «Qualcosa che io non ho fatto finora».

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