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Romain Allemand: creatività, competizione e “le kiff” che accende il freestyle snowboarding

A 18 anni, Romain Allemand è già uno dei nomi più interessanti della nuova generazione del freestyle snowboarding. Specialista di slopestyle e big air, il rider francese – nato a La Plagne – arriva da un 2025 importante, con due quarti posti ai Mondiali, e racconta la sua crescita tra adrenalina, cultura action sport e una parola chiave che torna sempre: gioia. Quella che lui chiama, semplicemente, “le kiff”.

Da La Plagne al “camp” in Nuova Zelanda: la crescita passa dal viaggio

Quando lo incontriamo è a Wanaka, nell’Isola del Sud, per un camp di allenamento. In Europa, a ottobre, le condizioni spesso non permettono di lavorare come serve; in Nuova Zelanda invece i resort organizzano settimane di training proprio per sfruttare al massimo la finestra “giusta” di neve e strutture.

Per Allemand, che da tre anni ripete questa esperienza, la cosa più sorprendente è quanto sia cambiata la sua idea di “altrove”. All’inizio, racconta, non immaginava nemmeno che si potesse snowboardare dall’altra parte del mondo: il primo obiettivo era solo arrivare al park del resort vicino e divertirsi con gli amici.

Una passione “ereditata”: il primo maestro è stato suo padre

La scelta dello snowboard non è arrivata per caso: suo padre era un coach e lo ha messo sulla tavola fin da piccolo. Da lì il click: prima il gioco, poi l’abitudine, poi la dedizione. E soprattutto un’identità fatta di stile e curiosità, più che di pura ossessione per il risultato.

Competizione sì, ma senza perdere il gusto

Allemand spiega che lo snowboard non nasce come sport “solo competitivo”: la base è la session, uscire con gli altri rider, provare trick, spingere un po’ più in là. Le prime gare erano quelle regionali del weekend: scuola durante la settimana e contest il sabato o la domenica per misurarsi con gli amici.

Quando lo snowboard diventa lavoro, cambia tutto: cresce la pressione, ma si aprono anche porte enormi. Più viaggi, più park, più persone da incontrare, più opportunità. E il “divertimento” non scompare: si trasforma.

L’adrenalina dei trick “grossi”: paura, nodo allo stomaco e poi… esplosione

Il cuore dell’intervista è qui: la differenza tra il trick pulito in sessione e la rotazione gigantesca in gara. Romain non mette in opposizione passione e competizione: dice che in entrambi i casi “ti diverti”, ma la sensazione non è la stessa.

In gara arrivano stress, paura, tensione: l’esecuzione è meno “piacevole” perché devi spingere al limite. Però quando atterri un trick enorme nel momento che conta, la ricompensa è altissima: un picco emotivo che ripaga tutto.

La gara come acceleratore di progressione

Per Allemand la competizione è “sana” perché crea un ecosistema: non siete nemici, magari non siete amici stretti, ma vi influenzate. Vedere qualcun altro chiudere un trick che tu sogni (o temi) ti sblocca. E così il livello cresce per tutti.

È anche per questo che, nel freestyle, la progressione corre veloci: in solitaria pochi sentirebbero il bisogno di “girare sempre di più”. In gara, invece, c’è un contesto che spinge a evolvere.

Tra ispirazione e video-part: l’ambizione creativa è già lì

Allemand non nasconde che la parte “creative” lo attira tanto quanto i contest: girare video, costruire un’immagine, creare una part che resti. Per ora, però, resta concentrato sulle gare: servono budget, contatti, connessioni. E in questo senso la competizione diventa un trampolino: sponsor, relazioni, opportunità come Red Bull arrivano anche grazie ai risultati.

Skate, kitesurf e contaminazioni: la creatività nasce altrove

Per alimentare l’immaginazione guarda spesso fuori dalla neve. È un grande fan dello skateboarding, e vivendo d’estate a Hyères pratica anche kitesurf: discipline che gli danno riflessi, rotazioni e intuizioni diverse, da riportare poi sullo snowboard.

Cultura e cambiamento: più professionalità, meno “spontaneità”?

C’è anche una riflessione interessante sull’evoluzione del freestyle: oggi è tutto più professionale, più disciplinato, più “robotico” in certi contesti. Allenamenti lunghi, routine, concentrazione totale. Allemand riconosce che questo fa crescere il livello, ma può togliere qualcosa alla leggerezza di un tempo.

Sicurezza, stile e musica: sotto il casco c’è un mondo

Sulla sicurezza è netto: niente romanticismi. Il casco è una scelta logica, soprattutto quando voli su salti enormi. E poi c’è la musica, sempre: rap francese e USA, old school, punk rock, metal, house, R’n’B… una playlist per ogni mood, anche per caricarsi prima di spingere.