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SBK: Honda e BMW, com’è dura la salita

Il mondiale SBK è stato feudo di Kawasaki e ora di Yamaha: a quando il turno di Honda e BMW? Le due case sono dei colossi, e di certo non sono a corto di soldi da spendere. Ma non vincono. In un’intervista al sito austriaco Speedweek, il capo di Yamaha Andrea Dosoli spiega quali sono le difficoltà per un costruttore di emergere nelle derivate di serie. La casa di Iwata ha impiegato sei anni prima di raggiungere il livello che abbiamo visto nel 2021 (grazie anche al super talento di Toprak Razgatlioglu).


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SBK: perché Honda e BMW faticano ad emergere?

Interpellato sulla questione, Dosolo spiega che il successo in Superbike è frutto di tanti tasselli che devono andare al loro posto. L’esempio di Yamaha è emblematico. “È stato un lungo viaggio da quando la Yamaha è tornata nel Mondiale Superbike e dall’ultimo titolo nel 2009“, ha detto. “Lo dobbiamo principalmente all’eccezionale talento di Toprak, che quest’anno non ha commesso errori. Dal 2016, molte persone hanno lavorato per migliorare questo progetto passo dopo passo. Abbiamo migliorato la moto e la nostra organizzazione delle corse ogni anno, ma ci sono voluti sei anni“. Honda e BMW sono nella stessa situazione di Yamaha: l’Ala Dorata ha trionfato nel 2007 con James Toseland, con il supporto di Ten Kate. Dopo il 2018 le loro strade si sono divise, ed HRC ha deciso di mettersi in proprio, costituendo una squadra tutta nuova. I bavaresi hanno fatto lo stesso, passando dagli esordi con Alpha Technik nel 2009 alla joint venture con il Sean Muir Racing, a partire dal 2019.

La difficoltà del primo approccio

Ma perché è così difficile vincere all’esordio, anche per la prima casa motociclistica mondiale? “Questo ha qualcosa a che fare con il carattere del campionato e il regolamento tecnico“, illustra Dosoli. “Bisogna perfezionare la moto nei minimi dettagli per evidenziare i vantaggi. E allo stesso tempo devi lavorare sui punti deboli. Questo processo richiede tempo perché non è possibile modificare molto sul modello di produzione. Un altro punto importante è che dopo la fine del progetto dopo la stagione 2011 e il ritorno per il 2016, abbiamo dovuto prima ricostruire una squadra. Ci vogliono persone in grado di migliorare costantemente la macchina, motivo per cui sono così orgoglioso di tutti. La chiave del successo è stabilire un sistema con le persone giuste“. Insomma, ci vuole pazienza e duro lavoro. Ma in tempi di budget limitati e crisi economica, quanto durerà la pazienza dei vertici?