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Serie A 2026-2027, allarme infortuni: una squadra può perderne 50 in una stagione

Con l’inizio della Serie A 2026-2027, previsto sabato pomeriggio, torna anche uno dei temi più delicati per allenatori, dirigenti e calciatori: la gestione degli infortuni. Una stagione può infatti essere condizionata pesantemente dalla disponibilità della rosa, soprattutto in un calendario sempre più fitto.

Secondo l’analisi realizzata per Adnkronos Salute da Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento e segretario generale della Società italiana di medicina fisica e riabilitativa (Simfer), i numeri degli infortuni nel calcio professionistico sono tutt’altro che trascurabili.

Una rosa da 25 giocatori può registrare circa 50 infortuni

I dati più autorevoli arrivano dall’Uefa Elite Club Injury Study, uno dei più longevi programmi di sorveglianza epidemiologica dedicati al calcio professionistico europeo.

L’analisi di numerose stagioni evidenzia che una squadra con una rosa composta mediamente da 25 giocatori può aspettarsi circa 50 infortuni in una stagione.

In termini statistici, significa circa due infortuni per calciatore all’anno.

L’impatto sulla disponibilità della rosa è significativo: mediamente, in ogni momento della stagione, circa il 10-12% dei giocatori può risultare indisponibile per problemi fisici. Per una rosa di 25 elementi significa avere normalmente 2-3 giocatori fuori causa.

Nel corso di una stagione, una squadra di alto livello può arrivare complessivamente a perdere circa 300 giorni di allenamento e partita a causa degli infortuni.

Un altro dato da non sottovalutare riguarda le ricadute: circa il 12% degli infortuni è rappresentato dalla ripetizione dello stesso problema.

La maggior parte degli infortuni non è grave

Non tutti gli stop, però, hanno conseguenze pesanti.

Secondo Bernetti, oltre il 60-70% degli infortuni è di lieve o media entità e si risolve generalmente in meno di due o tre settimane.

Gli infortuni più gravi sono meno frequenti, ma incidono in maniera molto maggiore sul numero complessivo di giorni persi. È il caso, per esempio, della rottura del legamento crociato anteriore, che può costringere un calciatore a rimanere lontano dal campo per diversi mesi.

In partita il rischio è sette volte maggiore

Uno degli aspetti più interessanti riguarda la differenza tra allenamento e partita.

I dati mostrano infatti un’incidenza di circa 24 infortuni ogni 1.000 ore di partita, contro circa 3,4 infortuni ogni 1.000 ore di allenamento.

In altre parole, il rischio di infortunio durante una gara è circa sette volte superiore rispetto a quello registrato durante le sedute di allenamento.

La spiegazione è legata alla maggiore intensità della competizione, ai cambi di direzione, agli scatti, ai contrasti e alla necessità di raggiungere ripetutamente livelli massimali di prestazione.

Gli infortuni muscolari sono i più frequenti

Gli infortuni muscolari rappresentano circa il 40-45% del totale.

Tra i distretti maggiormente colpiti ci sono i muscoli ischiocrurali, ovvero quelli posteriori della coscia. Seguono quadricipite, adduttori e gastrocnemio, il muscolo principale del polpaccio.

Tra gli altri problemi più frequenti ci sono le distorsioni della caviglia e del ginocchio.

L’elevata incidenza delle lesioni muscolari rappresenta una delle principali sfide per gli staff medici e atletici delle squadre professionistiche.

Quanto dura mediamente uno stop?

I tempi di recupero dipendono naturalmente dalla tipologia e dalla gravità della lesione.

Un infortunio muscolare comporta mediamente tra 15 e 18 giorni di assenza.

Le lesioni legamentose richiedono invece tempi generalmente più lunghi, mediamente compresi tra 20 e 35 giorni, anche se gli eventi più gravi possono determinare stop molto più prolungati.

La prevenzione ha comunque contribuito a ridurre negli ultimi anni l’incidenza di alcune lesioni legamentose.

GPS, sensori e tecnologia per prevenire gli infortuni

La medicina sportiva moderna può contare su strumenti sempre più sofisticati per monitorare il carico di lavoro dei calciatori.

GPS e sensori inerziali permettono di misurare distanze percorse, accelerazioni, decelerazioni, movimenti e scatti alla massima velocità.

Questi dati consentono agli staff di valutare il carico meccanico e metabolico dell’atleta e di individuare eventuali situazioni di affaticamento.

Anche i test isometrici e le pedane di forza possono evidenziare eventuali differenze tra i due arti, mentre un deficit di forza eccentrica, soprattutto a carico dei muscoli flessori, può rappresentare un campanello d’allarme.

L’intelligenza artificiale entra nella prevenzione

Un ruolo sempre più importante viene inoltre attribuito all’intelligenza artificiale.

Gli algoritmi possono incrociare una grande quantità di informazioni: dati biomeccanici, livello di fatica percepita, variabilità della frequenza cardiaca e parametri rilevati durante l’attività sul campo.

L’obiettivo è individuare eventuali segnali che possano indicare che un calciatore sta superando una soglia di rischio.

La tecnologia, quindi, non sostituisce il lavoro dello staff medico, ma può diventare uno strumento aggiuntivo per prendere decisioni più precise sulla gestione dei carichi.

Nordic Hamstring e FIFA 11+: la prevenzione parte dal campo

Esistono anche protocolli specifici per ridurre il rischio di infortunio.

Tra questi viene indicato il Nordic Hamstring, esercizio particolarmente utilizzato nella prevenzione delle lesioni dei muscoli posteriori della coscia.

Un altro riferimento è rappresentato dai protocolli FIFA 11+, pensati proprio per la prevenzione degli infortuni nel calcio.

La gestione moderna dell’atleta non si limita comunque alla prevenzione. Quando si verifica un trauma, l’obiettivo è accompagnare il giocatore verso un completo recupero e successivamente verso un vero Return to Performance, cioè un ritorno non soltanto all’attività agonistica, ma a livelli di prestazione adeguati.

Riabilitazione sempre più personalizzata

Il percorso riabilitativo può prevedere esercizio terapeutico, attività in acqua, terapia fisica strumentale e tecnologie avanzate.

In determinati casi possono essere utilizzate anche terapie infiltrative, tra cui il PRP (Plasma Ricco di Piastrine), soprattutto nell’ambito di specifiche lesioni muscolari e tendinopatie.

Ogni intervento deve comunque essere inserito all’interno di un progetto riabilitativo individuale, monitorando costantemente sia gli aspetti clinici sia quelli biomeccanici e gli eventuali risultati degli esami di imaging.

Il fattore infortuni può decidere una stagione

Il dato più importante, in vista della nuova Serie A, è quindi evidente: gli infortuni non rappresentano soltanto un problema medico, ma possono diventare una vera variabile sportiva.

Una squadra costretta a fare a meno contemporaneamente di due o tre titolari può vedere modificati obiettivi e strategie. Nei club impegnati anche nelle competizioni europee, con calendari sempre più intensi, la capacità di prevenire, gestire e recuperare gli infortuni può diventare un elemento decisivo nella corsa allo scudetto, alla Champions League e agli altri traguardi stagionali.

La Serie A 2026-2027 riparte dunque anche con una certezza: per vincere non basta avere una rosa di qualità. Bisogna riuscire a mantenerla in campo.